Dal trasporto alle decisioni: come insegno il Quality Risk Management nella logistica farmaceutica

Quando preparo una lezione sul Quality Risk Management (QRM) mi accorgo sempre della stessa cosa: per molti corsisti “la logistica” sembra un tema operativo, quasi neutro. Poi apriamo insieme la prima mappa di processo end-to-end e succede qualcosa: diventa evidente che la qualità può degradare senza lasciare tracce visibili, e che il punto non è “fare attenzione”, ma decidere e documentare controlli e responsabilità in modo difendibile in audit.

In questo post condivido l’approccio che uso in aula quando lavoriamo sul QRM applicato al trasporto farmaceutico, perché credo possa essere utile sia a chi opera in azienda, sia a chi sta costruendo competenze tecniche (e una mentalità da audit)

Perché il trasporto non è “solo trasporto”

Nel trasporto farmaceutico la qualità non si gioca soltanto “durante il viaggio”. Il rischio aumenta soprattutto quando il processo si spezza: attese, soste, documenti, decisioni rapide sotto pressione, passaggi di responsabilità.

La domanda che cambia la prospettiva: “Dove cambia la responsabilità?”

In aula parto quasi sempre così: “Dove cambia la responsabilità?

Quando tracciamo gli handover (passaggi di consegna, POD/CMR, hub, dogana, ricevimento), i corsisti vedono che il rischio non è un concetto astratto: è concentrato nei punti in cui nessuno “ha il controllo completo” e le decisioni diventano frammentate.

La flowchart non è burocrazia: è governance

La flowchart (o lane end-to-end) non serve a “fare bella la procedura”. Serve a trasformare un percorso reale in una sequenza chiara di step, ruoli, evidenze e controlli. È la base per passare da “ci proviamo” a “lo facciamo sempre allo stesso modo, e possiamo dimostrarlo”

La triade che uso in aula: FMEA, HACCP e FTA

Nel percorso didattico propongo tre strumenti, ciascuno con una funzione precisa. Non sono alternative: sono complementari e, insieme, rendono il rischio gestibile e “auditabile”.

FMEA: dal rischio generico all’evento osservabile

Con la FMEA l’obiettivo è far imparare ai corsisti a scrivere eventi osservabili, non etichette vaghe (“errore umano”, “problema di consegna”). Poi si ragiona con Severità (S), Occorrenza (O) e Rilevabilità (D).

Nel trasporto farmaceutico, spesso, la D (rilevabilità) è il punto debole: se leggo il logger solo alla consegna, scopro il problema quando è troppo tardi. E qui arriva la svolta: molte mitigazioni efficaci non “abbassano il rischio” in modo generico, ma agiscono con logica:

  • riducono l’occorrenza (qualifiche, SOP, training);

  • migliorano la rilevabilità in tempo utile (alert real-time, escalation, blocco consegna).

HACCP nella cold chain: rendere misurabile il controllo

Quando lavoro sulla cold chain, uso l’HACCP per un motivo didattico molto concreto: far emergere la differenza tra CCP e prerequisiti.

Pochi CCP robusti, con limiti critici e monitoraggi chiari, valgono più di tanti “punti critici” deboli e indefendibili. In aula si vede subito un punto chiave delle GMP: un limite critico non misurabile non è un limite, e un monitoraggio senza record è, di fatto, un monitoraggio inesistente.

FTA: quando succede un evento serio, serve logica (non reazioni automatiche)

La Fault Tree Analysis (FTA) cambia la postura mentale nel momento in cui c’è un evento significativo. Si parte da un TOP EVENT misurabile (soglia + durata) e si risale con logica OR/AND fino alle cause.

Nell’esempio del congelamento (temperatura < 0°C per un certo tempo), i corsisti vedono una cosa fondamentale: cause diverse (packaging, set-point frigo, condizioni ambientali, perfino posizionamento del logger) possono produrre lo stesso evento. E quindi le CAPA diventano mirate, “ad alto rendimento”, invece della classica risposta automatica: “rifacciamo formazione”.

La lezione che resta: “se non è documentato, non è dimostrabile”

Alla fine, la mia esperienza da formatore mi riporta sempre lì: il QRM non è un esercizio teorico. È un modo per rendere trasparenti le decisioni (chi decide cosa, con quali evidenze), costruire una gestione a prova di audit, e far sì che la qualità venga:

  • progettata e valutata (assessment),

  • controllata (control),

  • comunicata (communication),

  • riesaminata nel tempo (review).

Nel trasporto farmaceutico non basta “fare il possibile”

Il messaggio finale che i corsisti portano via è molto concreto: nel trasporto farmaceutico non basta “fare il possibile”. Serve un sistema che renda il possibile ripetibile, misurabile e dimostrabile.

Vuoi applicarlo nella tua realtà?

Se ti interessa trasformare questi strumenti in un approccio operativo (process map + FMEA/HACCP/FTA + evidenze e responsabilità), possiamo lavorarci con un taglio pratico: dalla mappa di processo ai controlli difendibili in audit, con esempi e template replicabili.

Contattami su marco.comazzi@waldenconsulenze.it

Conoscere davvero il proprio target.

Chi lavora da tempo nel Marketing sa che conoscere davvero il proprio pubblico è già una sfida complessa in se stessa.

Negli ultimi anni però, mi sto accorgendo, soprattutto durante le attività pratiche nelle mie lezioni, che questa sfida ha assunto una dimensione nuova, più sfumata e spesso sottovalutata.

Non mi riferisco soltanto alla provenienza geografica o alle differenze palesi dovute ad una società sempre più multietnica, ma piuttosto a quelle sottili differenze di prospettiva, interpretazione e priorità che ciascuno di noi porta con sé.

Ognuno di noi, infatti, porta inevitabilmente un bagaglio culturale e familiare che influenza profondamente comportamenti, decisioni e preferenze, anche quando apparentemente apparteniamo in modo coerente allo stesso identico target. Questo elemento nel mercato attuale credo abbia naturalmente assunto una dimensione molto più ampia rispetto al passato e non può essere trascurato.

Questa riflessione nasce da un’osservazione costante e concreta delle dinamiche in aula, quando faccio lavorare gli studenti in gruppi.

Ho visto spesso emergere, anche tra individui che formalmente condividono tutte le caratteristiche di uno stesso target, interpretazioni e priorità talvolta radicalmente diverse.

Il problema reale: la falsa uniformità del pubblico

Qual è il vero rischio? Non è solo una questione “culturale” nel senso più ovvio del termine.

Il rischio concreto, molto tecnico e strategico, è pensare di aver definito correttamente il target, costruito buyer personas perfettamente centrate e creato contenuti che consideriamo universali o neutrali, ma che in realtà comunicano solo con una parte limitata del pubblico.

Molti imprenditori e anche noi professionisti consulenti diamo, talvolta, per scontata la conoscenza del mercato locale, basandoci su esperienze passate o su stereotipi impliciti che nemmeno percepiamo come tali. Proprio in questo passaggio si nasconde il rischio maggiore: dare per accertata un’uniformità culturale che non esiste più da tempo.

Qualcuno potrebbe obiettare che tutto questo rientri semplicemente nel marketing cross-culturale, ma la questione è più sottile: non stiamo parlando di adattare messaggi per mercati palesemente differenti, bensì di riconoscere la diversità già presente e significativa all’interno dello stesso mercato che crediamo, erroneamente, uniforme.

Questa consapevolezza richiede un approccio operativo più raffinato e meno intuitivo rispetto a quanto fatto finora. Ed è proprio questo il punto da affrontare concretamente.

Cosa fare concretamente: metodologia operativa

Per affrontare questa sfida in modo concreto e pratico, quando coordino team che stanno lavorando all’ideazione di nuovi progetti, utilizzo alcune fasi operative specifiche e concrete, che permettono di identificare e gestire le sfumature culturali spesso ignorate:

  • Integrare dimensioni culturali specifiche nelle buyer personas: Oltre alle classiche caratteristiche demografiche e comportamentali, utilizzo dimensioni come quelle proposte dal modello di Hofstede (ndr: passioni universitarie che tornano utili, applicate in contesti un pò differenti!). Ad esempio il “grado di avversione all’incertezza”: alcuni target appaiono molto simili esteriormente, ma differiscono radicalmente nel modo in cui reagiscono ai cambiamenti o agli stimoli nuovi, in forza di loro esperienze di vita personali o famigliari. Indagare questo aspetto può portare poi, in fase di ideazione, a soluzioni differenti da quelle inizialmente ipotizzate.
  • Costruire team con diversità di esperienze personali e professionali Quando è possibile invito a creare gruppi diversificati per esperienze personali, background educativi e professionali. Questa varietà permette di identificare e comprendere meglio quelle differenze percettive profonde che sono sempre più frequenti nella nostra società contemporanea.
  • Validare i contenuti con feedback percettivi mirati Prima di pubblicare o diffondere contenuti, invito a strutturare test mirati per raccogliere feedback da persone con esperienze di vita e background percettivi differenti. Questo metodo consente di cogliere rapidamente sfumature interpretative e di percezione che possono influenzare la ricezione del messaggio. Si può per esempio, inserire in un questionario utile per definire le “personas”, domande mirate a questo scopo indagando specifici comportamenti.

Come superare possibili sfide e criticità

Naturalmente, l’adozione di questo approccio può presentare alcune sfide in termini di allungamento dei tempi e possibile innalzamento dei costi di applicazione.

Il problema è sicuramente meno impattante fin tanto che rimaniamo in ambito didattico, mentre diventa più importante in azienda. Tuttavia credo che si possa ovviare con alcuni accorgimenti come per esempio, iniziare ad applicarlo per le prime volte, solo su campagne chiave e contenuti selezionati.

Si può poi, cercare di strutturare un metodo snello che utilizzi strumenti semplici e già collaudati (es. sondaggi mirati online, rapidi test qualitativi) per ottenere feedback rapidi senza appesantire eccessivamente il processo.

Per facilitare la comprensione infine, io ancora una volta credo nel valore della formazione. Suggerisco brevi workshop propedeutici per chiarire il valore strategico di queste tecniche e accompagnare a superare eventuali resistenze interne, mostrando risultati concreti e misurabili.

Conclusioni

La sfida, quindi, non è più solo comprendere chi siano i nostri interlocutori, cosa fanno e come si comportano, ma capire profondamente come vedono e percepiscono il mondo attorno a loro dal loro specifico punto di vista.

Non è facile, ma non è impossibile e nelle mie classi noto ogni giorno che i ragazzi riescono a farlo in modo molto più naturale di me e anzi sono proprio loro ad avermi indotta ad approfondire questo aspetto.

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Se vuoi progettare un percorso formativo con me su questi o altri temi per te o per la tua azienda, perché anche tu credi nel potere del “marketing delle piccole cose”, scrivimi su alessandra.bosio@waldenconsulenze.it

 

Nel cuore del Piemonte, una delle esperienze di maggiore successo nell’ambito delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) è quella del progetto CER Monviso, che ha saputo integrare innovazione, sostenibilità economica e partecipazione collettiva. Questo caso rappresenta una delle migliori pratiche in Italia per la transizione verso una produzione energetica sostenibile, ed è un modello di riferimento che potrebbe essere replicato in altre regioni del Paese.

Il Progetto CER del Monviso: una comunità energetica di successo

Il progetto CER Monviso è un’iniziativa che coinvolge diversi comuni delle Valli del Monviso, situati tra le province di Cuneo e Torino. L’obiettivo principale del progetto è stato quello di creare una rete energetica di autoconsumo collettivo, che consente a cittadini, piccole e medie imprese, e enti pubblici di condividere l’energia prodotta da impianti fotovoltaici.

La comunità energetica è nata in risposta alla necessità di ridurre i costi energetici e di promuovere un modello più sostenibile di produzione e distribuzione dell’energia. Gli impianti fotovoltaici sono stati installati principalmente su edifici pubblici e privati, tra cui scuole, uffici comunali e abitazioni, sfruttando superfici inutilizzate come i tetti degli edifici. Grazie alla possibilità di produrre energia localmente, i membri della CER possono utilizzare l’energia rinnovabile prodotta direttamente, riducendo il consumo di energia dalla rete e abbattendo i costi energetici.

I motivi del successo della Comunità Energetica Monviso

Il successo del progetto CER Monviso è stato il risultato di una combinazione di fattori chiave:

  1. Supporto istituzionale e normative favorevoli: Il progetto ha beneficiato di un forte supporto da parte della Regione Piemonte, che ha fornito incentivi economici e supporto normativo. La Regione ha creato un ambiente favorevole per lo sviluppo delle CER, semplificando le procedure burocratiche e promuovendo la partecipazione a livello locale attraverso l’iniziativa CERTo, un servizio che supporta la realizzazione delle comunità energetiche.
  2. Innovazione tecnologica: L’integrazione di tecnologie avanzate ha giocato un ruolo fondamentale. Ad esempio, la collaborazione con il Politecnico di Torino ha permesso l’adozione di soluzioni innovative per la gestione e la distribuzione dell’energia, nonché per il monitoraggio in tempo reale della produzione e del consumo energetico. Questo ha garantito un’efficienza ottimale nell’uso delle risorse e nella gestione delle eccedenze di energia, che possono essere redistribuite tra i membri della comunità.
  3. Sostenibilità economica e vantaggi per il territorio: Una delle principali motivazioni dietro il successo del progetto è la sua capacità di generare vantaggi economici per i partecipanti. Le famiglie e le piccole imprese locali hanno visto una riduzione significativa dei costi energetici. Inoltre, il progetto ha favorito la creazione di occupazione locale, sia durante la fase di installazione degli impianti fotovoltaici, sia attraverso la gestione e la manutenzione degli stessi. Il coinvolgimento delle amministrazioni locali ha inoltre contribuito a rafforzare il legame con la comunità.
  4. Partecipazione attiva e inclusività: Il progetto ha puntato sull’inclusività, cercando di coinvolgere un numero significativo di membri della comunità, tra cui anche i cittadini più vulnerabili, come anziani o persone con reddito basso. In questo modo, si è riusciti a creare un modello di economia circolare che non solo ha beneficiato dell’energia prodotta, ma ha anche stimolato una maggiore consapevolezza e partecipazione della cittadinanza alla transizione energetica.

La visione per il futuro: scalabilità e sostenibilità

Guardando al futuro, il progetto CER Monviso non è solo un esempio di successo, ma anche un modello scalabile che può essere replicato in altre aree. Il Piemonte, infatti, intende estendere questo tipo di iniziative, integrando le CER con altre fonti di energia rinnovabile come l’idroelettrico, e cercando sinergie con il mondo della mobilità elettrica, con l’obiettivo di creare una rete energetica sempre più interconnessa e autosufficiente.

In particolare, la Regione Piemonte ha messo in campo risorse per promuovere l’adozione di modelli simili, con l’obiettivo di aumentare la partecipazione dei cittadini e delle piccole imprese alla transizione energetica. L’intento è quello di fare del Piemonte un esempio virtuoso, che dimostri come una comunità può non solo abbattere le proprie emissioni di CO2, ma anche creare un circolo economico virtuoso che favorisca la crescita sostenibile.

Conclusioni

Il caso del CER Monviso dimostra che le Comunità Energetiche Rinnovabili possono rappresentare una risposta concreta alle sfide energetiche e ambientali del nostro tempo. In Piemonte, questa esperienza ha creato un modello di cooperazione che ha beneficiato non solo dell’energia rinnovabile, ma anche della crescita economica e del benessere sociale.

Le CER sono dunque una grande opportunità per il futuro, in cui l’innovazione tecnologica, il supporto istituzionale e la partecipazione collettiva si incontrano per creare soluzioni energetiche sostenibili ed efficaci.

Fonti: Regione Piemonte, Politecnico di Torino, Rinnovabili.it.

Il “Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale” della Commissione Europea, pubblicato nel febbraio 2020, propone un approccio europeo che promuove l’eccellenza e la fiducia nello sviluppo dell’IA. I principali obiettivi del documento sono:

Sviluppo dell’IA in Europa: L’IA può apportare notevoli benefici in settori come la sanità, l’agricoltura, la gestione ambientale e la sicurezza pubblica. L’Europa mira a sfruttare queste opportunità consolidando la sua leadership tecnologica e promuovendo l’adozione dell’IA, puntando su un’infrastruttura digitale di alta qualità.

Sfide e rischi: L’IA comporta rischi significativi, tra cui discriminazioni, violazioni della privacy e mancanza di trasparenza nei processi decisionali algoritmici. La Commissione propone di affrontare questi rischi con un quadro normativo che garantisca la fiducia degli utenti, attraverso la protezione dei diritti fondamentali e la trasparenza.

Quadro normativo e investimenti: Viene proposto un duplice approccio, normativo e orientato agli investimenti. Questo include incentivi per le piccole e medie imprese (PMI) e la creazione di un ecosistema che promuova l’innovazione, la ricerca e l’applicazione dell’IA in vari settori.

Collaborazione europea: Il documento sottolinea l’importanza di un approccio coordinato tra Stati membri per evitare la frammentazione del mercato unico. Viene delineata la necessità di mobilitare oltre 20 miliardi di euro l’anno per sostenere ricerca e sviluppo nell’IA.

Implicazioni etiche e sociali: L’UE sostiene un’IA antropocentrica, che rispetti i valori umani, la dignità e la sostenibilità ambientale. Viene evidenziato il ruolo dell’IA nel supportare gli obiettivi del Green Deal europeo e l’importanza di un uso responsabile della tecnologia per affrontare sfide globali come i cambiamenti climatici.

Futuro dell’IA e dei dati: Il libro bianco discute l’importanza dei dati per lo sviluppo dell’IA, con l’aspettativa che gran parte dei dati futuri provengano dall’industria e dal settore pubblico. Questo offre nuove opportunità per l’Europa, che deve diventare un leader nell’economia basata sui dati.

Il Link relativo, sul sito della Commissione Europea:

https://commission.europa.eu/publications/white-paper-artificial-intelligence-european-approach-excellence-and-trust_en

Innovare la Sicurezza sul Lavoro con il Design Thinking: un approccio Umanocentrico per un ambiente lavorativo più sicuro.

L’approccio tradizionale alla sicurezza sul lavoro spesso manca di considerare pienamente le esigenze e le prospettive dei dipendenti, ecco allora che la metodologia del Design Thinking, presa in prestito dal Project Management, può venire in aiuto dell’RSPP. Questo metodo pone l’empatia al centro del processo decisionale e può riportare al centro i lavoratori, coinvolgendoli attivamente nel processo di progettazione.

Mentre la mancata attenzione a questi temi può comportare gravi conseguenze negative, tra cui incidenti, infortuni e sanzioni legali, l’adozione del Design Thinking può aiutare le aziende a mitigare i rischi e a promuovere un ambiente lavorativo più sicuro, sano e sostenibile.

In conclusione, di un investimento nel Design Thinking per la sicurezza sul lavoro non solo ne beneficerà il benessere dei dipendenti, ma contribuirà anche al successo a lungo termine dell’azienda, migliorandone la produttività e la reputazione sul mercato.

Ecco l’esercizio per chi desidera iniziare a fare alcuni ragionamenti: DESIGN_THINKING_PER_LA_SICUREZZA

Buon Lavoro!

Elenco dei libri suggeriti da Noi.

Si tratta di una scelta assolutamente personale ed integrabile, sono testi che in momenti diversi abbiamo apprezzato e che “vengono in aula con noi” perché li proponiamo a chi partecipa alle nostre lezioni, selezionandoli in base all’area di interesse.

Alcuni di questi titoli hanno fatto parte dei consigli di lettura della domenica, durante il Calendario dell’Avvento 2023 che abbiamo proposto su Facebook, ma come promesso, abbiamo arricchito la lista.

Iniziamo dall’ultimo libro proposto, ma che per noi è il più importante:

  1. Walden ovvero Vita nei boschi di H.D. Thoreau : è il libro che ci ha ispirato, la prima edizione è del 1854, ma crediamo sia ancora estremamente attuale. Racconta l’esperienza dell’autore quando decise di ritirarsi da una società che riteneva priva di valori, per cercare una connessione più intima con la natura. Walden è ritenuto oggi, uno dei primi romanzi ecologisti della letteratura contemporanea. Il Perché noi l’abbiamo scelto, lo trovate qui https://www.waldenconsulenze.it/walden-consulenze/

E proseguiamo con:

  1. La saggezza degli alberi di Peter Wohlleben: scoprirete che le betulle hanno un carattere egoista e che vivono meno degli altri alberi, solo circa 120 anni. Il faggio, invece, è invadente, si infila e poi con le sue fronde soffoca i vicini. Scoprirete anche che gli alberi sono esseri viventi dotati di sensibilità e capacità di comunicare del tutto insospettabili e questo libro racconta aspetti inaspettati e meravigliosi di un mondo che ci circonda e che crediamo di conoscere.
  2. Il mondo senza di noi – scritto dal giornalista americano Alan Weisman, è un libro che esamina cosa accadrebbe all’ambiente naturale ed artificiale se l’uomo scomparisse all’improvviso dalla faccia della Terra.
  3. L’orso polare e una scommessa chiamata futuro – di John Ironmonger, appena pubblicato ad Ottobre 2023, ci riporta nel villaggio di St Piran, in Cornovaglia (lo stesso del romanzo – La balena alla fine del mondo) per raccontarci il confronto sul tema del riscaldamento globale, tra un giovane, un po’ ingenuo, attivista ecologista ed un politico con pochi scrupoli.
  4. La chiave a stella – Primo Levi appartenente alla categoria della letteratura industriale molto diffusa negli anni sessanta. – La chiave a stella racconta le avventure d’un montatore di gru, strutture metalliche, ponti sospesi, impianti petroliferi: un tecnico di grande perizia, tanto da essere chiamato a realizzare progetti difficilissimi in tutti i continenti, un operaio superspecializzato che passa !a sua vita tra contratti e trasferte internazionali come un grande direttore d’orchestra e II cui lavoro si svolge tra fiumi indiani in piena, ghiacci dell’Alaska, foreste africane, tundre russe. [dal Risvolto della prima edizione Einaudi 1978]
  5. La classe avversa – Alberto Albertini – La classe avversa è il racconto del disfacimento di un paradigma, quello che vedeva nel modello industriale a gestione familiare il segreto del miracolo italiano. Protagonista di questo romanzo di fabbrica contemporaneo è “il Poeta”, figlio e erede di uno dei proprietari dell’azienda, costretto a mostrarsi all’altezza del ruolo che gli spetta mentre studia e sogna di laurearsi in Lettere. [dalla presentazione IBS] NOTA PERSONALE: Alberto Albertini è un autore che ho avuto il piacere di conoscere ed è una persona estremamente poliedrica ed interessante. Di lui consiglio di leggere anche Noodles, acqua bollente e lacrimeRicette (per vivere meglio) per studenti e imprenditori. alcuni validi consigli che possono segnare la strada di chi vuole crescere, realizzarsi pienamente e che lui condivide con i suoi studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia.
  6. L’uomo che piantava gli alberi – Jean Jono È la storia di un pastore (poi apicoltore) che, con impegno costante, riesce a riforestare da solo un’arida vallata ai piedi delle Alpi francesi (vicino alla Provenza, nei pressi del villaggio di Vergons) nella prima metà del XX secolo. Una storia molto delicata che secondo le parole del suo autore “l’obiettivo era quello di rendere piacevoli gli alberi, o meglio, rendere piacevole piantare gli alberi.»
  7. Se pianto un albero posso mangiare una bistecca? – Guida Scientifica per un ambientalismo consapevole – Giacomo Moro Mauretto. Un libro con titolo e copertina decisamente accattivanti che a partire da dati scientifici, porta l’attenzione sui grandi problemi ambientali, le loro cause e le possibili azioni utili a contrastarli. Semplice e chiaro crediamo sia una lettura piacevole ed arricchente soprattutto per chi con questi temi lavora.
  8. La bustina di minerva di Umberto Eco che raccoglie gli articoli comparsi sull’Espresso nella rubrica omonima e pubblicata dal dal 1985 al 2016. Si spazia da riflessioni sul mondo contemporaneo, alla società italiana, alla stampa, al destino del libro nell’era di Internet, sino ad alcune caute previsioni sul terzo Millennio e a una serie di “divertimenti” o raccontini. [da descrizione Amazon]. Molto curiose per chi si occupa di scrittura, le celebri 40 regole di scrittura, comparse in una di queste “bustine”

Concludiamo con un romanzo

  1. L’equilibrio delle lucciole di Valeria Tron. Un romanzo di grande delicatezza che racconta come il ritorno alle nostre origini, nei nostri luoghi dell’infanzia, possa aiutarci a ritrovare la nostra strada nei momenti difficili. L’autrice parla del ritorno della protagonista in una borgata di montagna nelle valli piemontesi e racconta l’incontro con i protagonisti della sua infanzia e della sua formazione adulta, ma riesce, attraverso l’uso sapiente delle parole a riportare ciascuno nel “proprio luogo”, ovunque esso sia.  Pura magia l’uso, in alcuni dialoghi, del dialetto derivato dalla lingua Occitana, comprensibile a tutti senza bisogno di traduzione e senza interruzione nella lettura, perché spiegato in modo del tutto “naturale” dalle frasi successive. Per chi lavora con la scrittura è un esempio davvero interessante, per tutti, è una lettura coinvolgente che non vorrete terminare.

 

Buona Lettura! Elenco libri  il file completo

Alessandra e Marco

 

[di Marco Comazzi]

Chi mi conosce sa che amo l’approccio trasversale ai temi di cui mi occupo, recentemente sono stato coinvolto in progetti che riguardano il mondo del teatro (Fondazione Casa del Teatro Ragazzi e giovani, Accademia Mario Brusa)  per progetti formativi con il Consorzio CAA – Consorzio aggiornamento Aziendale e professionale, ed in parallelo progetti riguardanti l’industria 4.0 , dai “cobot” all’AI, alle soluzioni tecnologiche per l’aerospazio (ITS Mobilità Sostenibile, Aerospazio Meccatronica Piemonte): potevo non riflettere su come settori  apparentemente distanti, offrano nuove opportunità?

La riflessione che segue vuole raccontarvi scenari orizzontali di competenza che come di consueto, l’innovazione può far crescere.

Quali sono le casistiche in cui l’industria 4.0 offre un assist alle rappresentazioni teatrali?

Animatronica e componentistica industriale applicate alla scena:

le riflessioni di Marta Cuscunà e Francesca Di Fazio ci raccontano come le scene nascano da lavorazioni artigianali, realizzate da fabbri e falegnami locali, (soprattutto su Bologna e Trentino-Alto Adige) che poi si integrano con lavorazioni tecnologiche come la stampa laser in 3D, il controllo numerico, e la digital fabrication per gli Animatronics, i robot animati interattivi(Cfr. Igus s.r.l https://www.igus.it/  e Marta s.r.l  https://www.martait.it/home ). La corrispondenza tra funzionalità estetico-meccanica e funzione drammaturgica dell’oggetto performativo è una delle cifre del teatro innovativo di Marta Cuscunà , in cui ogni aspetto concorre a realizzare un equilibrio tra il senso e i linguaggi usati per esprimerlo, compresi i robot animatronici in grado di evolvere i linguaggi scenici. La scenografia, gli oggetti, i movimenti, l’interazione performer-figure, ovvero tutto quello che pertiene alla forma, determina e incrocia la struttura drammaturgica, la parola, la voce, l’intenzione.

Attraverso la meccanica delle figure animate in forma manuale, il pubblico si stupisca riscoprendo le infinite possibilità dell’umano (provate a vedere Earthbound ovvero le storie delle Camille – Teatro Strehler spettacolo di fantascienza, per attrice e creature animatroniche, ispirato al pensiero eco-femminista di Donna Haraway).

Le opportunità di inserire Cobot pilotati da un’AI in uno spettacolo teatrale fornisce opportunità infinite.

Platformed audiovisualities – l’uso multipiattafoma dell”Audiovisualità”:

Spettacoli ed arte spinti in digitale dalla recente pandemia che ha donato infinite dimensioni all’arte della rappresentazione, in Teatro e non, con l’uso di piattaforme e della presenza fisica, ad esempio  Giungla ha pubblicato i singoli “Walk On The Roof”, “CTR”, “Turbulence”, “Jump”, e un EP chiamato “Turbulence”, con video di YouTube e Instagram, testi inclusi video e Spotify Canvas (un loop video che può durare dai 3 agli 8 secondi e viene mostrato sull’app Spotify per dispositivi mobili durante la riproduzione di un brano.)

Bianca Obino ha pubblicato l’EP “Volta ao mundo de dentro”, i singoli “10.000 vezes” e “Volta ao mundo de dentro remix” e il progetto “Slow art Identity”, con video di Instagram e YouTube, inclusi videoclip, video con testi, interviste su live streaming e Spotify Canvas.

L’approccio teatrale e scenografico multipiattaforma è stato appena sfiorato.

Digital double:

Un doppio digitale è una ricreazione diretta di un vero essere umano. I doppi digitali possono essere costruiti da zero, catturati tramite fotogrammetria o persino catturati tramite la fotocamera selfie del telefono.

La capacità di processare dati massivi ad altissima velocità ha consentito il fenomeno dei “virtual influencers”, attori e cantanti virtuali.

Ad esempio possiamo vedere il progetto della durata di sei anni, del valore di 145 milioni di sterline, iniziato con la creazione dei gemelli digitali “ABBAtar” dei cantanti di Dancing Queen, tutti ormai settantenni. Tale progetto è un corso di perfezionamento non solo sullo sfruttamento delle nuove tecnologie, ma sulla collaborazione. Guardate con i vostri occhi:  Progetto ABBAtar

Nell’Industria 4,0  il concetto di digital twin, noto anche come gemello virtuale, rappresenta la nuova frontiera nell’ambito della progettazione, produzione, manutenzione e gestione intelligente degli asset nei processi di produzione integrati.

L’esperienza del gemello digitale inizia con la creazione di un modello 3D che replica le caratteristiche fisiche e tecniche di un prodotto o sistema, consentendo una serie di controlli per esaminare il comportamento del prodotto, dell’asset o del processo quando sono integrati o in funzione. Questo approccio contribuisce all’ottimizzazione e alla convalida del design, dei materiali e dei processi in modo sostenibile, attraverso test virtuali che riducono la carbon footprint.

Il gemello virtuale, inoltre, offre la possibilità di tracciare le decisioni prese e i dati generati durante l’intero ciclo di vita del prodotto o del processo, consentendo un’analisi continua dell’impatto ambientale di tali scelte. A mano a mano che il prodotto fisico evolve nel suo ciclo di vita, anche il gemello virtuale si aggiorna con nuove informazioni, inclusi dati operativi provenienti da sensori, prestazioni e cronologia di manutenzione. Queste informazioni sono collegate ai requisiti originali, alle scelte di design e ai risultati delle simulazioni, fornendo una visione completa sia del “come è stato costruito” che del “come è in funzione”.

Nel settore energetico, l’adozione della tecnologia dei gemelli digitali mira a migliorare le prestazioni dell’oggetto fisico e a ottimizzare i processi di gestione dell’energia attraverso diverse modalità:

Check in tempo reale: i gemelli digitali consentono il monitoraggio costante dei sistemi energetici, fornendo dati aggiornati e affidabili sull’utilizzo dell’energia, sulle prestazioni delle apparecchiature e sui parametri operativi. Questo permette di individuare anticipatamente inefficienze e potenziali problemi, agevolando interventi tempestivi e mirati.

Manutenzione predittiva: integrando dati provenienti da diverse fonti, i digital twin eseguono analisi avanzate per rilevare anomalie, identificare potenziali guasti e fornire informazioni utili per la manutenzione preventiva. Ciò riduce i tempi di inattività non programmati e massimizza l’efficienza, le prestazioni e la durata delle infrastrutture energetiche.

Efficientamento delle prestazioni: attraverso la simulazione di scenari ipotetici, i digital twin consentono ai responsabili dell’energia di valutare l’impatto dei cambiamenti e prendere decisioni maggiormente fondate per ottimizzare la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione dell’energia, riducendo i costi e migliorando l’efficienza operativa.

Sostenibilità e cambiamento: i gemelli digitali facilitano l’integrazione delle fonti di energia rinnovabile nelle reti energetiche, ottimizzando il loro utilizzo e valutando l’impatto sull’intero sistema energetico. Ciò contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e riduzione dell’impronta di carbonio, migliorando la resilienza dei sistemi energetici attraverso misure preventive e gestibili per affrontare interruzioni e garantire un approvvigionamento continuo di energia in situazioni di emergenza.

Negli ultimi anni, la figura dell’RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) sta evolvendo sempre di più verso una funzione di coordinamento di processo all’interno dell’azienda. Questo significa che il suo ruolo non è solo quello di garantire la sicurezza sul lavoro e di assicurare il rispetto delle normative in materia di salute e sicurezza, ma anche quello di coordinare tutti i processi che riguardano la gestione della sicurezza sul lavoro.

In particolare, l’RSPP ha il compito di identificare i rischi presenti in azienda e di elaborare piani di prevenzione per minimizzarli. Inoltre, deve garantire la formazione degli operatori sui temi della sicurezza sul lavoro e svolgere attività di monitoraggio per verificare che le procedure di sicurezza siano rispettate.

L’evoluzione del ruolo dell’RSPP lo porta a spostarsi dalle normative alla promozione del benessere dei lavoratori

Tuttavia, in una visione evoluta della sicurezza sul lavoro, fondata sull’approccio basato sul ciclo PDCA di Deming, l’RSPP ha un ruolo più ampio che va oltre la sola prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Egli deve, infatti, coordinare l’intero processo di gestione della sicurezza, il che significa che deve collaborare strettamente con i vari responsabili dei diversi settori dell’azienda e con gli altri dipendenti per garantire la sicurezza in ogni fase del processo produttivo.

L’RSPP deve anche partecipare attivamente alla definizione delle politiche aziendali in materia di salute e sicurezza, contribuendo alla definizione degli obiettivi e delle strategie per il miglioramento continuo delle condizioni di lavoro.

L’ergonomia dei luoghi di lavoro

L’obiettivo di miglioramento sarà sempre più frequentemente quello legato all’ergonomia dei luoghi di lavoro, ovvero alla progettazione e alla disposizione degli ambienti di lavoro in modo da adattarsi alle esigenze fisiche e psicologiche dei lavoratori. Questo significa creare spazi di lavoro che siano sicuri, confortevoli e efficienti e che permettano ai lavoratori di svolgere le loro attività in modo produttivo e senza rischi per la salute. In altre parole, l’ergonomia dei luoghi di lavoro consiste nell’adattare l’ambiente di lavoro alle esigenze dei lavoratori, anziché obbligare i lavoratori ad adattarsi a un ambiente di lavoro inadeguato. Questo può includere la scelta di mobili e attrezzature ergonomici, la disposizione dei posti di lavoro in modo da evitare lesioni muscolo-scheletriche e la progettazione di sistemi di illuminazione e ventilazione adeguati. L’obiettivo è di creare un ambiente di lavoro che promuova la salute e il benessere dei lavoratori, migliorando allo stesso tempo l’efficienza e la produttività dell’azienda.

Conclusioni

In sintesi, la figura dell’RSPP sta diventando sempre più importante e centrale nella gestione della sicurezza sul lavoro. Grazie al suo ruolo di coordinamento di processo, egli è in grado di garantire un approccio olistico alla sicurezza sul lavoro, in cui la prevenzione degli infortuni diventa un elemento fondante della strategia aziendale, in un’ottica multidimensionale di prevenzione in tema di ambiente, qualità, efficientamento energetico oltre che fondata sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

 

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