Dal trasporto alle decisioni: come insegno il Quality Risk Management nella logistica farmaceutica

Quando preparo una lezione sul Quality Risk Management (QRM) mi accorgo sempre della stessa cosa: per molti corsisti “la logistica” sembra un tema operativo, quasi neutro. Poi apriamo insieme la prima mappa di processo end-to-end e succede qualcosa: diventa evidente che la qualità può degradare senza lasciare tracce visibili, e che il punto non è “fare attenzione”, ma decidere e documentare controlli e responsabilità in modo difendibile in audit.

In questo post condivido l’approccio che uso in aula quando lavoriamo sul QRM applicato al trasporto farmaceutico, perché credo possa essere utile sia a chi opera in azienda, sia a chi sta costruendo competenze tecniche (e una mentalità da audit)

Perché il trasporto non è “solo trasporto”

Nel trasporto farmaceutico la qualità non si gioca soltanto “durante il viaggio”. Il rischio aumenta soprattutto quando il processo si spezza: attese, soste, documenti, decisioni rapide sotto pressione, passaggi di responsabilità.

La domanda che cambia la prospettiva: “Dove cambia la responsabilità?”

In aula parto quasi sempre così: “Dove cambia la responsabilità?

Quando tracciamo gli handover (passaggi di consegna, POD/CMR, hub, dogana, ricevimento), i corsisti vedono che il rischio non è un concetto astratto: è concentrato nei punti in cui nessuno “ha il controllo completo” e le decisioni diventano frammentate.

La flowchart non è burocrazia: è governance

La flowchart (o lane end-to-end) non serve a “fare bella la procedura”. Serve a trasformare un percorso reale in una sequenza chiara di step, ruoli, evidenze e controlli. È la base per passare da “ci proviamo” a “lo facciamo sempre allo stesso modo, e possiamo dimostrarlo”

La triade che uso in aula: FMEA, HACCP e FTA

Nel percorso didattico propongo tre strumenti, ciascuno con una funzione precisa. Non sono alternative: sono complementari e, insieme, rendono il rischio gestibile e “auditabile”.

FMEA: dal rischio generico all’evento osservabile

Con la FMEA l’obiettivo è far imparare ai corsisti a scrivere eventi osservabili, non etichette vaghe (“errore umano”, “problema di consegna”). Poi si ragiona con Severità (S), Occorrenza (O) e Rilevabilità (D).

Nel trasporto farmaceutico, spesso, la D (rilevabilità) è il punto debole: se leggo il logger solo alla consegna, scopro il problema quando è troppo tardi. E qui arriva la svolta: molte mitigazioni efficaci non “abbassano il rischio” in modo generico, ma agiscono con logica:

  • riducono l’occorrenza (qualifiche, SOP, training);

  • migliorano la rilevabilità in tempo utile (alert real-time, escalation, blocco consegna).

HACCP nella cold chain: rendere misurabile il controllo

Quando lavoro sulla cold chain, uso l’HACCP per un motivo didattico molto concreto: far emergere la differenza tra CCP e prerequisiti.

Pochi CCP robusti, con limiti critici e monitoraggi chiari, valgono più di tanti “punti critici” deboli e indefendibili. In aula si vede subito un punto chiave delle GMP: un limite critico non misurabile non è un limite, e un monitoraggio senza record è, di fatto, un monitoraggio inesistente.

FTA: quando succede un evento serio, serve logica (non reazioni automatiche)

La Fault Tree Analysis (FTA) cambia la postura mentale nel momento in cui c’è un evento significativo. Si parte da un TOP EVENT misurabile (soglia + durata) e si risale con logica OR/AND fino alle cause.

Nell’esempio del congelamento (temperatura < 0°C per un certo tempo), i corsisti vedono una cosa fondamentale: cause diverse (packaging, set-point frigo, condizioni ambientali, perfino posizionamento del logger) possono produrre lo stesso evento. E quindi le CAPA diventano mirate, “ad alto rendimento”, invece della classica risposta automatica: “rifacciamo formazione”.

La lezione che resta: “se non è documentato, non è dimostrabile”

Alla fine, la mia esperienza da formatore mi riporta sempre lì: il QRM non è un esercizio teorico. È un modo per rendere trasparenti le decisioni (chi decide cosa, con quali evidenze), costruire una gestione a prova di audit, e far sì che la qualità venga:

  • progettata e valutata (assessment),

  • controllata (control),

  • comunicata (communication),

  • riesaminata nel tempo (review).

Nel trasporto farmaceutico non basta “fare il possibile”

Il messaggio finale che i corsisti portano via è molto concreto: nel trasporto farmaceutico non basta “fare il possibile”. Serve un sistema che renda il possibile ripetibile, misurabile e dimostrabile.

Vuoi applicarlo nella tua realtà?

Se ti interessa trasformare questi strumenti in un approccio operativo (process map + FMEA/HACCP/FTA + evidenze e responsabilità), possiamo lavorarci con un taglio pratico: dalla mappa di processo ai controlli difendibili in audit, con esempi e template replicabili.

Contattami su marco.comazzi@waldenconsulenze.it

La formazione come laboratorio

Perché marketing, comunicazione, energia e sostenibilità non si insegnano mai allo stesso modo con allievi diversi.

[Alessandra]

La formazione come processo che si rinnova

Chi lavora nella formazione lo sa: i programmi sono necessari, ma non bastano. Nei campi del marketing, della comunicazione, dell’energia e della sostenibilità i contenuti cambiano nel giro di pochi mesi, a volte di pochi giorni. Ripetere sempre la stessa lezione significa tradire la natura stessa di queste discipline.

Si tratta di un approccio che mi appartiene e ho sempre adottato, fin dalle mie prime ore d’aula. Subito, infatti, mi sono trovata a confronto con una platea a cui, prima di insegnare i fondamenti del marketing, era necessario far capire il motivo pratico per cui quella disciplina, così apparentemente astratta (era il 1994), compariva nel loro calendario lezioni.

Nelle ultime settimane poi, mentre cercavo documenti su questo tema, ho letto quello che Edgar Morin (un sociologo, filosofo e pensatore francese della prima metà del novecento), definiva «pensiero complesso».

Si tratta di un approccio che sostiene la necessità di superare la frammentazione e la specializzazione del sapere, per abbracciare la multidimensionalità dei fenomeni. Propone di superare le divisioni disciplinari e di affrontare le sfide della realtà attraverso una prospettiva olistica e transdisciplinare.

Un pensiero che considero di grande attualità, in un momento in cui la spinta alla verticalizzazione ha talvolta penalizzato la visione d’insieme.

Certamente la specializzazione, soprattutto nelle materie che trattiamo (Marketing & Comunicazione – Energia, Ambiente Sostenibilità), è necessaria, ma per proporle in modo efficace credo sia importante conoscere anche la visione d’insieme del mondo in cui quella specializzazione andrà ad operare

La formazione, in questo senso, non può essere solo un archivio di nozioni da trasmettere, ma un processo vivo, capace di rinnovarsi in relazione al contesto, alle domande e alle esperienze dei partecipanti.

La sperimentazione: strumento e valore aggiunto

Un corso quindi, non è solo trasmissione di nozioni, ma uno spazio di sperimentazione.

A questo proposito, se interessati a questi temi, vi consiglio la lettura de Il Professionista riflessivo di Donald Schön in cui parla di «pratiche riflessive».

Lui sostiene che il professionista è in grado di apprendere ed adattarsi mentre svolge il proprio lavoro e descrive un professionista che non si limita a seguire procedure standard, ma che riflette attivamente sulle proprie esperienze e pratiche. Questo approccio, spiega, è fondamentale per affrontare situazioni caratterizzate da incertezza, instabilità e unicità, dove le regole e le procedure consolidate potrebbero non essere efficaci [Non è una lettura “da ombrellone”, ma certamente offre spunti su cui ragionare, soprattutto pensando che è stato scritto negli anni ’80.]

Il sapere si consolida quando chi apprende è coinvolto attivamente nella costruzione della conoscenza, sperimentando, sbagliando, migliorando.

Ecco la formazione come la intendiamo noi.  Le ore d’aula diventano un laboratorio in cui si creano esperienze trasformative.

Nell’Indagine OECD sulle Competenze degli Adulti 2023: Italia emerge tra gli altri un dato significativo :

➡️ In Italia, il 46% degli adulti tra 16 e 65 anni ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al livello 1 in problem solving adattivo (media OCSE: 29%).

Questo significa che quasi una persona su due fatica a risolvere problemi che richiedono più passaggi o l’adattamento a variabili che cambiano

Ecco perché crediamo fortemente che la formazione non può limitarsi a trasmettere nozioni, ma deve aiutare a sviluppare capacità di adattamento, pensiero critico e sperimentazione continua.

Tre casi pratici significativi svolti nelle nostre lezioni

Nell’ambito delle lezioni all’ITS Academy Green Tech, in un modulo dedicato alle comunità energetiche, i partecipanti hanno simulato scenari utilizzando dati reali di un comune piemontese, elaborando soluzioni che sono poi state effettivamente proposte all’amministrazione comunale.

Durante il Progetto ITS 4.0, gli allievi del Corso di Sostenibilità nella Filiera del Food (biennio 2023-2025) hanno sviluppato un progetto che univa la sperimentazione del food pairing alla sostenibilità. Hanno condotto interviste, partecipato a eventi e visto la loro idea prendere forma e crescere progressivamente.

Nelle lezioni di Design Thinking, i ragazzi del Corso Marketing & Sales Specialist dell’ITS Biotecnologie Piemonte hanno ideato tre soluzioni innovative per migliorare il processo di acquisto di cosmetici, partendo da un brief aziendale già utilizzato in altre Unità Formative, in un’ottica di trasversalità delle competenze.

Spunti per chi fa formazione (o la commissiona)

  1. Progettare per scenari, non per copie**
    Ogni corso deve avere uno scheletro solido, ma aperto.
  2. Coltivare la co-creazione**
    Lasciare spazio agli allievi per portare i loro casi, problemi e intuizioni non è una perdita di controllo, ma un arricchimento.
  3. Accettare l’instabilità**
    Nelle discipline che evolvono rapidamente, la verità del momento è più utile di un presunto «sempreverde». La formazione deve educare ad orientarsi nel cambiamento.

Una responsabilità condivisa

La formazione non crea solo competenze: contribuisce a generare coscienza collettiva su temi centrali per il nostro presente. Un approccio superficiale rischia di banalizzare questioni decisive come la transizione ecologica o la comunicazione digitale, mentre un approccio attento e progettato, può favorire comportamenti e decisioni più consapevoli.

Progettare contenuti formativi è quindi un atto di responsabilità, verso chi partecipa e verso la società che riceverà l’impatto di quelle conoscenze applicate. Ogni corso diventa così non solo un’occasione di apprendimento, ma un tassello di un percorso collettivo.

Questo è l’approccio che io e Marco Comazzi portiamo avanti: non corsi-fotocopia, ma laboratori vivi. Perché ciò che cambia ogni giorno non può essere insegnato una volta per tutte.

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ISO 14001:2026 – Le novità del Final Draft spiegate in modo chiaro (come piace a Noi)

di Marco Comazzi

Partiamo da un presupposto semplice: la revisione 2026 di ISO 14001 non stravolge la versione 2015, ma la arricchisce, la rende più sensibile alle sfide contemporanee (clima, biodiversità, supply chain…), la rifinisce. In sintesi, la rende più «adatta al presente». Ecco, questo è ciò di cui parleremo: sentito, concreto, utile, come nei nostri articoli come cerchiamo sempre di fare

Cosa sta accadendo – e perché è significativo

La ISO 14001:2026 si avvicina: dopo la pubblicazione del Draft (DIS) nel 2025, entro fine anno ci aspetta il Final Draft International Standard (FDIS), e la versione definitiva sarà probabilmente pubblicata all’inizio del 2026.

Perché “ci importa”? Perché se sei già certificato, devi prepararti. Se non lo sei, puoi iniziare direttamente con la mentalità aggiornata ed evitare rifacimenti nel futuro. E no, non serve reinventare tutto: serve aggiornare, integrare, migliorare.

Le novità – raccontate “a misura d’azienda”

A) Contesto e parti interessate (Clause 4)

Cosa succede: si inseriscono esplicitamente clima e biodiversità tra gli elementi di contesto che un’azienda deve considerare. Le “parti interessate” (che non significa solo clienti o autorità) vengono accompagnate da esempi utili per orientarsi.

Perché è utile: già ora si parla di clima e contesto naturale (pensiamo a fornitori, clienti, comunità locale…): meglio rendere tutto più esplicito e concreto, così che il sistema ambientale non trascuri ciò che il mondo considera sempre più significativo.

B) Pianificazione e gestione del cambiamento (Clause 6)

Novità: nuova clausola su come gestire i cambiamenti significativi, e un focus più strutturato su rischi e opportunità, con l’aggiunta di azioni pianificate (non solo reattive, ma proattive).

Cosa significa per l’azienda: se cambiano processi, prodotti, tecnologie… bisogna progettare la risposta: niente improvvisazione. Se arriva un fornitore nuovo o cambia la logistica, serve prevedere rischi, definire responsabilità, allineare con il sistema EMS.

C) Aspetti ambientali & ciclo di vita

Cosa è stato inserito: si sottolinea l’importanza della life-cycle perspective quando si valutano gli aspetti ambientali (dalla progettazione al fine vita del prodotto/servizio).

Impatto pratico: non basta controllare quello che faccio in azienda, ma devo pensare a cosa succede prima (approvvigionamento) e dopo (smaltimento, riciclo…). Chi progetta prodotti, servizi o processi ne deve tenere conto. Un approccio più responsabile e consapevole.

D) Controlli su forniture esterne (Clause 8)

Novità: si chiarisce che va tenuto sotto controllo non solo il processo in outsourcing, ma anche prodotti e servizi forniti esternamente. Va definito come esercitare influenza o controllo sull’ambiente esterno alla propria organizzazione.

Per un’impresa: significa dialogare con i fornitori, verificarne le performance ambientali, chiarire cosa ci si aspetta… e documentarlo. Molte realtà già lo fanno informale, la norma chiede formalità.

E) Riesame della direzione & miglioramento (Clauses 9 e 10)

Aggiornamenti: la revisione della direzione è più strutturata: cosa entra nel riesame (input), cosa ne esce (output). Il miglioramento resta al centro, ma la norma semplifica i passaggi.

In pratica: l’alta direzione non può più togliersi dal quadro: sa cosa valutare, come comunicarlo, come chiedere azione. E le azioni di miglioramento vanno pianificate, non lasciate al caso.

F) Annex A + Glossario

In più: un allegato interpretativo (Annex A) più ricco e chiarificatore, con esempi concreti. Le definizioni sono riviste per ridurre ambiguità.

Il vantaggio: meno interpretazioni soggettive, più coerenza tra auditor e organizzazioni.

Cosa cambia veramente – per le aziende

Se già sei certificato (edizione 2015):

  • Gap analysis come primo passo: confronta le nuove formulazioni con quello che già fai.
  • Formazione e coinvolgimento della direzione: servono perché la direzione abbia consapevolezza delle nuove responsabilità.
  • Aggiornamento di documenti/procedimenti: contesto, pianificazione del cambiamento, controllo fornitori…
  • Audit interni e audit esterni: dovranno includere le novità.

Se non sei certificato:

  • Ottima occasione per partire con un EMS già al passo con i tempi.
  • Il modello 2026 è affine al 2015, per cui potresti costruire un sistema moderno senza passaggi inutili.

Per il certificatore / auditor:

  • Necessario formarsi sulle novità: contesto climatico, biodiversity, life-cycle, controllo fornitori, struttura del riesame…

Cosa fare ora – i prossimi passi concreti

  1. Leggi il DIS (Draft): capisci le novità, non aspettare di pubblicarsi la normativa definitiva.
  2. Effettua una gap analysis: con i tuoi processi, documenti, ruoli.
  3. Coinvolgi le persone chiave: direzione, responsabili ambientali, acquisti, processi.
  4. Aggiorna forma e sostanza: policy, obiettivi, procedure.
  5. Prepara audit interni tematici: includi i cambiamenti.
  6. Stabilisci una timeline di transizione: non rimandare a fine periodo, inizia presto.

Perché ISO 14001:2026 è un investimento, non un costo (…ricordate? Rischio / Opportunità…)

ISO 14001:2026 non è solo un aggiornamento tecnico.

È un passo verso un modello di impresa che vuole essere responsabile, contemporanea e competitiva. Le modifiche introdotte – seppur evolutive – hanno un significato profondo: non solo migliorare la conformità normativa, ma anche aiutare le aziende a leggere i cambiamenti del contesto ambientale ed economico e a reagire in modo strutturato.

Vediamo i principali vantaggi per le organizzazioni che sceglieranno di muoversi subito.

1. Resilienza di lungo periodo

Un sistema di gestione aggiornato permette di affrontare meglio i cambiamenti – tecnologici, normativi, climatici. La nuova clausola sulla gestione del cambiamento significa non farsi trovare impreparati: dall’ingresso di un nuovo fornitore all’adozione di un impianto innovativo, l’azienda sarà pronta a valutare impatti e rischi con metodo. Questo riduce imprevisti, rallentamenti e costi extra.

2. Credibilità verso i mercati e gli stakeholder

Integrare esplicitamente clima e biodiversità nelle valutazioni ambientali significa parlare lo stesso linguaggio di clienti, istituzioni e comunità. Un’azienda che mostra attenzione a questi temi gode di maggiore affidabilità e si posiziona meglio nei mercati dove la sostenibilità non è più un optional, ma un requisito per partecipare a bandi, ottenere finanziamenti o entrare in filiere globali.

3. Efficienza operativa e riduzione dei costi

La prospettiva di ciclo di vita e il controllo della catena di fornitura aiutano a identificare inefficienze, sprechi e dipendenze critiche. Questo porta a riduzioni dei consumi, ottimizzazione dei processi, minori costi di conformità. Investire nel sistema non è un onere burocratico, ma una strategia per liberare risorse.

4. Innovazione sostenibile

Le nuove richieste spingono a ripensare prodotti, servizi e processi con una visione più ampia. Questo non solo evita impatti negativi, ma stimola innovazione: materiali alternativi, logistica più pulita, energie rinnovabili integrate. ISO 14001 diventa un motore per la green innovation.

5. Vantaggio competitivo e reputazione

Chi adotta la versione 2026 non si limita a “tenere il passo”, ma si porta avanti. Anticipare i requisiti significa arrivare preparati a future richieste di mercato e normative, guadagnando tempo e credibilità. Una certificazione aggiornata è un segnale forte: l’azienda non rincorre le regole, le anticipa.

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Le novità della ISO 14001:2026 non sono un obbligo, ma un vantaggio competitivo.

Vuoi capirne di più?

Scrivimi: marco.comazzi@waldenconsulenze.it insieme possiamo trasformarle in opportunità concrete

Service Learning

Oltre la lezione frontale: cosa cambia oggi nella didattica

“Dimmelo, e dimentico. Insegnami e potrei ricordare. Coinvolgimi e imparerò.” — Benjamin Franklin

Questa frase racchiude l’essenza di una didattica che va oltre la semplice trasmissione di nozioni: un approccio che costruisce competenze durature attraverso l’esperienza diretta.

È proprio questa la filosofia del Service Learning, una metodologia educativa che integra apprendimento e impegno civico, stimolando un coinvolgimento attivo in progetti reali.

Cos’è il Service Learning?

Per decenni la didattica tradizionale si è basata sul “dire” e sul “mostrare”. Oggi, invece, formatori, docenti e aziende sono chiamati a coinvolgere davvero, trasformare l’aula in un laboratorio di senso, dove la teoria prende vita.

Nel Service Learning, i partecipanti si confrontano con problemi reali della comunità, progettano e realizzano soluzioni che generano impatto, sviluppando al tempo stesso competenze tecniche e trasversali, come:

  • lavoro di squadra

  • problem solving

  • comunicazione

  • consapevolezza etica

Esempi concreti: l’orto urbano e l’agricoltura di precisione

Immaginiamo un gruppo di studenti di un corso ITS per la Sostenibilità ambientale: invece di analizzare un caso studio teorico, applicando questo metodo potrebbe occuparsi della riqualificazione di un orto urbano abbandonato, collaborando con realtà locali.

Oppure pensiamo ad un team aziendale che, in base alle sue esperienze e conoscenze, potrebbe essere coinvolto nello sviluppo di soluzioni per supportare enti non profit identificati come partner.

È ciò che è accaduto nel corso di Agricoltura di Precisione dell’ITS Agroalimentare Piemonte. Gli allievi, guidati da Alessandra, hanno concluso il modulo di Laboratorio Creativo di Innovazione e nei loro progetti finali ci sono idee nate dal dialogo con i loro docenti tecnici, che li hanno formati durante l’anno.

I diversi gruppi hanno ideato progetti originali e concreti: dall’impiego dell’acquaponica per la riqualificazione di edifici urbani (proposta elaborata a partire dal dialogo con la docente che ha spiegato questa tecnica), alla progettazione di una serra pensata per promuovere esperienze di agricoltura inclusiva; dalla riscoperta di un antico metodo dei contadini siciliani (esperienza diretta di un allievo) per idratare i mandorli con le pale di fico d’india trasformate in concime naturale, fino allo sviluppo di un’azienda agricola 5.0 e di un sistema basato sull’uso di droni per diffondere insetti utili alla lotta biologica, senza ricorrere a pesticidi.

Questi risultati dimostrano quanto sia importante coinvolgere i ragazzi in attività didattiche pratiche, che li aiutino prima ad acquisire e poi a consolidare le competenze apprese.

I vantaggi del Service Learning

Il Service Learning non è un’attività occasionale, ma un approccio strutturato che richiede una progettazione accurata, un’integrazione profonda con il contesto degli allievi ed un costante accompagnamento alla riflessione. In cambio, questo metodo offre una formazione autenticamente trasformativa: capace di attivare i partecipanti, di stimolare empatia e senso di responsabilità, e di creare connessioni significative tra formazione e territorio.

Perché sceglierlo

Oggi non basta più sapere.

Bisogna saper agire, collaborare e contribuire. Il Service Learning diventa così una palestra di cittadinanza attiva, capace di allenare alla vita reale e alla professionalità.

In Walden Consulenze, crediamo nella forza dell’esperienza

Nel nostro lavoro di consulenza e formazione, partiamo sempre da una convinzione: l’apprendimento più efficace nasce dal fare, dal sentire, dal partecipare.

Per questo accompagniamo enti, scuole e imprese nella progettazione di percorsi formativi ad alto coinvolgimento, radicati nel contesto e capaci di generare un impatto concreto.

Perché, come già intuiva Benjamin Franklin, la vera conoscenza nasce dalla partecipazione.

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Se anche tu credi in una formazione capace di lasciare il segno, scrivici a info@waldenconsulenze.it per scoprire come portare il Service Learning ed altri approcci innovativi nella tua realtà.

Noi progettiamo percorsi su misura per enti ed aziende che vogliono trasformare l’apprendimento in esperienza concreta e costruire competenze davvero spendibili.

Non servono solo manuali tecnici per imparare qualcosa di utile.

Se pensi che solo i manuali possano offrire “lezioni” ed ispirazione per il tuo percorso professionale, ti sbagli!

Ci sono libri, romanzi e saggi che, pur trattando temi anche molto diversi e lontani fra loro, possono offrire spunti incredibili per chi vuole crescere personalmente e professionalmente.

In questo file scaricabile, proponiamo un elenco di 17 titoli selezionati con cura, accompagnati dal nostro ‘perché leggerli’ e dalle ragioni per cui li utilizziamo come spunto nelle nostre attività in aula.

Pensiero trasversale: il valore di leggere fuori dal proprio ambito

Spesso i migliori insegnamenti si trovano fuori dai confini tradizionali.

Leggere testi vari e non solo manuali, ma anche romanzi e saggi, apparentemente “fuori settore” è un modo per uscire dalla nostra “comfort zone” mentale.

  • Stimolare la creatività.
  • Guardare il mondo da una prospettiva diversa.
  • Apprendere strategie pratiche in modo inaspettato.
  • Connettere discipline diverse per generare idee innovative

Applicare le lezioni dei libri al lavoro quotidiano

La vera forza di leggere libri con uno scopo non convenzionale sta nello scoprire la loro applicabilità nei nostri mondi, andando oltre il motivo per cui sono stati scritti, o forse al contrario, addentrandosi nella loro vera essenza. Non si tratta solo di ispirarsi, ma di trasformare ciò che si impara in azioni concrete:

  • nel marketing e nella comunicazione: leggere testi diversificati offre un bagaglio pratico di esempi e tecniche che si possono applicare direttamente nelle proprie strategie.
  • nella gestione aziendale: le riflessioni sulla qualità o sull’innovazione applicata da altri con successo, spingono a rivedere il proprio modo di affrontare le sfide e prendere decisioni strategiche.
  • nel mondo dell’energia e della sostenibilità: comprendere come altri comunicano circa questi temi, ampliare il proprio punto di vista  ed apprendere a esprimersi in modo chiaro e responsabile, sono abilità fondamentali per chi vuole fare la differenza.

La prossima ispirazione potrebbe nascondersi proprio tra le pagine di quel libro sul comodino che devi ancora iniziare a leggere.

Buona lettura e buon lavoro! 😉

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Se anche tu credi nel potere degli approcci trasversali per potenziare la conoscenza e vuoi progettare un percorso formativo per te o la tua azienda, con noi, scrivici a info@waldenconsulenze.it

Che cos’è il Quality by Design e perché è importante?

Il Quality by Design (QbD) rappresenta un approccio innovativo e sistematico alla gestione della qualità, soprattutto nel settore farmaceutico e delle scienze della vita.

Questa metodologia si differenzia dai modelli tradizionali, come il “Quality by Testing”, per la sua enfasi sulla qualità fin dalle primissime fasi del ciclo di sviluppo del prodotto. In altre parole, permette di integrare la qualità nella progettazione, garantendo che ogni prodotto finito soddisfi gli standard richiesti attraverso un controllo rigoroso e costante dei processi produttivi.

I principi del Quality by Design: dalla ricerca alla produzione

Questo metodo non è semplicemente utile per verificare che il prodotto finale sia conforme agli standard, ma si tratta di un modo per prevenire i difetti e migliorare i processi sin dall’inizio. Questo si traduce in una migliore gestione delle informazioni e un passaggio più fluido dalla ricerca e sviluppo alla produzione su larga scala.

L’approccio si fonda su alcuni principi chiave:

  • Comprensione del Quality Target Product Profile (QTPP)  che definisce le caratteristiche essenziali di qualità di un prodotto farmaceutico, come la forma di dosaggio, la via di somministrazione e la concentrazione. Attraverso questa comprensione, si stabiliscono i criteri che il prodotto finale dovrà rispettare per garantire la sua efficacia terapeutica.
  • Analisi del rischio e controllo dei parametri critici: poiché l’utilizzo di analisi scientifiche e strumenti come l’FMEA (Failure Mode Effect Analysis) per identificare i rischi associati al processo produttivo, permette di minimizzarli. Questo approccio riduce significativamente le inefficienze e le probabilità di errore.
  • Tecnologia Analitica di Processo (PAT), ovvero l’uso della Process Analytical Technology. Questo sistema monitora e controlla in tempo reale i parametri critici del processo produttivo, garantendo una qualità costante e riducendo al minimo i difetti.

Vantaggi e applicazioni nel settore farmaceutico

L’implementazione del Quality by Design comporta per le aziende farmaceutiche una serie di vantaggi tangibili, tra cui l’aumento dell’efficienza operativa e la riduzione dei costi legati ai difetti di produzione. Si allinea, inoltre, strettamente alle normative internazionali come le Good Manufacturing Practices (GMP) e la ISO 9001, garantendo una maggiore conformità agli standard di sicurezza e qualità.

Tra i principali benefici dell’adozione di questo approccio troviamo:

  • Aumento della capacità di processo: poiché permette di migliorare la comprensione dei processi produttivi, portando a una riduzione della variabilità e un aumento della standardizzazione del prodotto.
  • Riduzione dei difetti: l’integrazione della qualità, già nelle prime fasi di sviluppo, consente di ridurre drasticamente i difetti nei prodotti finiti, migliorando così la sicurezza e l’efficacia.
  • Manutenzione basata sul rischio: promuove un approccio predittivo alla manutenzione delle attrezzature, in linea con l’evoluzione delle tecnologie 4.0. Grazie alla gestione del rischio, è possibile ottimizzare la taratura delle macchine e prevenire eventuali guasti prima che si verifichino.

Il futuro del Quality by Design

Questo approccio è destinato a diventare sempre più rilevante nei prossimi anni, soprattutto con l’integrazione delle nuove tecnologie digitali. La combinazione di analisi dei dati, monitoraggio continuo e predizione dei rischi rappresenta il futuro della produzione farmaceutica, dove l’efficienza e la qualità devono essere garantite in modo costante.

La mia esperienza come d nei corsi della

Nel settore alimentare, ad esempio, può aiutare a garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti sin dalle prime fasi di produzione. Grazie al monitoraggio continuo dei parametri produttivi e all’applicazione del metodo HACCP per l’analisi dei rischi, si può migliorare la conformità alle normative e ridurre gli sprechi.

Nell’industria automobilistica con processi di produzione molto complessi, può aiutare a prevenire difetti e a ridurre la variabilità dei componenti. Più in generale nell’ Industria 4.0. , con l’aumento dell’uso di sensori, robotica e intelligenza artificiale, l’approccio Quality by Design, offre un framework strutturato per migliorare il controllo dei processi in tempo reale, ottimizzare le risorse e ridurre al minimo gli scarti.

Basato su metodologie scientifiche, analisi del rischio e miglioramento continuo permette alle aziende di mantenere standard elevati, ridurre gli scarti, rispettare le normative e rispondere più rapidamente alle esigenze del mercato.

Il Quality by Design non è solo una metodologia, ma una filosofia che pone al centro la comprensione profonda dei processi.

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Se l’argomento vi interessa e volete farlo diventare oggetto di formazione per Voi o per la vostra azienda, potete scrivermi a marco.comazzi@waldenconsulenze.it e vedremo insieme come potete intraprendere questo percorso.

lavori verdi e sicurezza

APPLICAZIONI A ENERGIA SOLARE di piccole dimensioni

Le installazioni solari domestiche e di piccole dimensioni sono molto diffuse, ma finora si è prestata poca attenzione alla sicurezza e alla salute dei lavoratori coinvolti in tutte le fasi del loro ciclo di vita, dalla produzione alla manutenzione e smaltimento. È essenziale considerare questi aspetti fin dalla progettazione per prevenire rischi futuri.

Tipologie di Installazioni Solari

Esistono due principali tecnologie solari: il fotovoltaico e il solare termico. Entrambe sono ecologiche e adatte per piccole applicazioni, ma richiedono attenzione ai dettagli di sicurezza sul lavoro.

  • Fotovoltaico: Convertendo la luce solare in elettricità tramite celle di silicio, queste installazioni necessitano di materiali simili a quelli dell’industria microelettronica. I pericoli includono esposizione a sostanze chimiche e rischi elettrici durante l’installazione e manutenzione.

Il materiale semiconduttore più comune usato nelle celle fotovoltaiche è il silicio. I processi produttivi e i materiali sono simili a quelli usati nell’industria microelettronica. Nella parte superiore si trovano le celle “a pellicola sottile”, che utilizzano quantità molto piccole di materiali semiconduttori, applicati in strati sottili a superfici di vetro, metallo e plastica. I materiali usati per la tecnologia fotovoltaica comprendono il silicio cristallino (x-Si), il silicio amorfo (a-Si), il tellururo di cadmio (cdTe), il diseleniuro di rame indio (CIS) e il disolfuro di rame indio gallio (CIGS).

  • Solare termico: Utilizza collettori per convertire la luce solare in calore, senza impiegare materiali pericolosi, riducendo i rischi di tossicità rispetto ai sistemi fotovoltaici.

Fasi del Ciclo di Vita e Lavoratori Coinvolti

Il ciclo di vita di queste installazioni comprende progettazione, fabbricazione, trasporto, installazione, funzionamento, manutenzione, smantellamento e riciclaggio, coinvolgendo vari lavoratori come ingegneri, elettricisti e operai edili. Ogni fase presenta specifici rischi lavorativi, come esposizione a sostanze pericolose, lavoro in quota e pericoli elettrici.

Rischi e Misure di Sicurezza

  • Produzione: I rischi principali includono esposizione a sostanze chimiche pericolose e disturbi muscolo-scheletrici dovuti a manipolazione manuale e movimenti ripetitivi. Misure di sicurezza come l’uso di dispositivi di sollevamento e la robotizzazione possono ridurre tali rischi.
  • Trasporto: Sebbene meno critico, richiede comunque il rispetto delle norme di sicurezza applicabili.
  • Installazione e Manutenzione: Il lavoro in quota comporta rischi significativi come cadute e scivoloni, oltre a stress termici e esposizione ai raggi solari. La manipolazione di impianti pesanti può causare lesioni ergonomiche. È cruciale che questi lavori siano eseguiti da personale adeguatamente formato.
  • I dati disponibili sulle cadute mortali durante il lavoro in quota indicano che l’energia solare prodotta dagli impianti installati sui tetti è di gran lunga più pericolosa dell’energia eolica o dell’energia nucleare (0,44 morti per terawatt/ora ogni anno rispetto a 0,15 e 0,04 morti rispettivamente). Con l’incremento della domanda di installazioni solari di piccole dimensioni potrebbe aumentare anche la probabilità di incidenti legati alla salute e alla sicurezza.
  • Rischi Elettrici: Presenti soprattutto negli impianti fotovoltaici, includono il rischio di elettrocuzione e ustioni. Questi impianti non possono essere spenti durante la manutenzione, aumentando i pericoli.
  • gli impianti fotovoltaici presentano rischi elettrici se l’impianto elettrico è compromesso o le coperture protettive dei componenti sono danneggiate. La tensione tipica, che si aggira attorno a 600 volt, può causare shock elettrici (elettrocuzione), ustioni elettriche o termiche e oftalmia da raggi. Inoltre, anche livelli bassi di amperaggio possono causare reazioni muscolari involontarie, che potrebbero determinare una caduta dal tetto.

Gestione dei Rifiuti e Fine del Ciclo di Vita

Alla fine del loro ciclo di vita, i pannelli fotovoltaici generano rifiuti elettronici che devono essere gestiti in modo sicuro per evitare impatti negativi sull’ambiente e sulla salute dei lavoratori. La separazione dei materiali pericolosi durante il riciclaggio è fondamentale per ridurre i rischi.

I moduli durano all’incirca trent’anni, dopodiché devono essere smantellati e smaltiti o riutilizzati, esattamente come gli altri prodotti elettronici. Riciclare gli impianti fotovoltaici alla fine del ciclo di vita è preferibile dal punto di vista ambientale, in quanto è possibile riciclare il 95% del materiale semiconduttore e il 90% del vetro. Separare i metalli pericolosi dal vetro e dai telai metallici consente di ridurre di tre volte la quantità di rifiuti pericolosi.

Il previsto incremento delle attività di riciclaggio solleva potenziali questioni legate alla sicurezza e alla salute sul lavoro per le aziende di riciclaggio e i loro lavoratori durante la raccolta dei rifiuti e il trattamento di quelli riciclabili. Come accade con la produzione, i lavoratori possono essere esposti ai materiali semiconduttori o ai metalli pesanti contenuti nei pannelli solari che devono smontare. Analogamente, durante la manipolazione di moduli pesanti o la manipolazione ripetitiva sono esposti a rischi ergonomici e di comparsa di disturbi muscolo-scheletrici. Poiché i rifiuti riciclabili sono sempre più frequentemente raccolti nell’ambito di un unico processo con nuove linee di smistamento maggiormente meccanizzate, sono necessarie sempre meno persone per smistare i materiali manualmente. Questa automazione riduce l’esposizione a tali pericoli.

Formazione e Cultura della Sicurezza

È fondamentale promuovere una cultura diffusa della sicurezza e salute sul lavoro, coinvolgendo tutte le parti interessate, come rappresentanti dei lavoratori, datori di lavoro e vigili del fuoco. La formazione continua, il monitoraggio dei nuovi rischi e l’adozione di misure preventive sono essenziali per garantire un ambiente di lavoro sicuro.

 

Si allega il link ad un’utilissima “LISTA DI CONTROLLO PER L’INDIVIDUAZIONE DEI PERICOLI: RISCHI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUL LAVORO ASSOCIATI AD APPLICAZIONI A ENERGIA SOLARE DI PICCOLE DIMENSIONI” – Lista di controllo

 

Se l’argomento vi interessa e volete farlo diventare oggetto di formazione per Voi o per la vostra azienda potete scrivermi a marco.comazzi@waldenconsulenze.it e vedremo insieme come potete intraprendere questo percorso.

Sovraccarico biomeccanico: che cosa s’intende con questa parola così tecnica?

Se interpelliamo un lavoratore non più giovanissimo, che magari ha già una ventina di anni di lavoro alle spalle e lo sentiamo lamentarsi di qualche dolore alle articolazioni dovuto a gesti ripetuti durante lo svolgimento della sua mansione, molto probabilmente siamo di fronte alle conseguenze di questo fattore di rischio.

Il sovraccarico biomeccanico: definizione e storia legislativa

Il sovraccarico biomeccanico, in particolare degli arti superiori, è una condizione in cui e nostro sistema muscolo scheletrico, con il coinvolgimento delle articolazioni e dei tendini ad esso collegati, viene sollecitato da stimoli ripetuti durante la movimentazione manuale dei carichi. Sollevamento e trasporto, spinta e traino, movimentazione di bassi carichi ad alta frequenza, sono attività lavorative che espongono il lavoratore a questo rischio.

Emerso in prima battuta nel comparto metalmeccanico, in seguito a studi ed approfondimenti, viene individuato anche in altri settori industriali, in agricoltura, nei servizi e nell’artigianato. E sono innumerevoli le mansioni che provocano, nel tempo, esposizione a gesti in cui si sommano carico e ripetitività, in particolare nelle medie, piccole e piccolissime imprese.

L’INAIL ha prodotto, negli anni, tre diversi volumi contenenti le schede di rischio da sovraccarico biomeccanico a carico di lavoratori impegnati nel comparto della piccola industria, dell’artigianato e dell’agricoltura: dalla potatura alla raccolta di frutta e ortaggi, dalla lavorazione delle carni alla produzione di derivati del latte, produzione e confezionamento gelati, lavorazione delle pelli, fabbricazione di calzature e potremmo continuare fino ad elencare almeno altre 300 attività lavorative. I dati in possesso dell’INAIL dimostrano che, in seguito all’entrata in vigore del decreto ministeriale del 9 aprile 2008 (nuove tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura), che ha inserito tali patologie nell’elenco delle tecnopatie che godono della “presunzione legale di origine” (una categoria di presunzioni in cui la legge risale, in via logico-deduttiva, da un fatto noto ad uno ignoto), sia stato registrato un aumento sensibile delle malattie professionali osteo-articolari e muscolo-tendinee da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori. Tra le patologie denunciate con maggiore frequenza sono comprese le tendiniti, le degenerazioni artrosiche e le sindromi del tunnel carpale, ma anche patologie proprie di altri distretti corporei, come il rachide e gli arti inferiori.

Il sovraccarico biomeccanico nella valutazione del rischio

Gli articoli 17 e 168 del D.Lgs. 81/08 e s.m.i. obbligano il datore di lavoro, nell’ambito della valutazione del rischio, a valutare tutti i rischi presenti nell’ambiente di lavoro e a adottare le misure organizzative necessarie e i mezzi appropriati per evitare la necessità di una movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori, o, qualora non si possa evitare, ricorrere e fornire ai lavoratori i mezzi appropriati a ridurre il rischio conseguente. L’art. 168 rimanda alle norme tecniche l’indicazione dei criteri di riferimento per le finalità del Decreto.

La norma tecnica applicata  ai sensi dell’art 168 del d. lgs 81/08, è la UNI ISO 11228, indicata da un’altra norma ISO, la 12295, come lo strumento per la valutazione approfondita in presenza di rischio e legittimata dall’art. del D.LGS 81/08 che tiene conto e quantifica i parametri interessati: frequenza di azioni nel ciclo di lavoro, durata del ciclo o tempo dedicato al lavoro ripetitivo (quando il lavoro è multi tasking) al netto delle pause, presenza di forza, posizione e sollecitazione di spalla, gomito, polso e mano, tempi di riposo, stereotipia.

Il metodo OCRA

La norma tecnica, nella sua parte terza (11228-3) “Ergonomia; movimentazione manuale: Movimentazione di bassi carichi ad alta frequenza”, al fine di definire le raccomandazioni ergonomiche per i compiti di lavoro ripetitivi, indica il metodo OCRA index (occupational ripetitive action index) e la sua applicazione semplificata, la check list OCRA.

Attraverso un metodo semplificato, il datore di lavoro assegna un valore al rischio, anche quando il turno di otto ore comprende cicli di lavoro diversi (pensiamo ad un agricoltore che nella giornata si dedica alla semina per metà del tempo e per l’altra metà al raccolto) e individua i valori di soglia, superati i quali, si rendono necessarie azioni specifiche, come l’attivazione della sorveglianza sanitaria.

Altri interventi mirati alla prevenzione delle patologie da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori sono sicuramente una diversa organizzazione dello spazio di lavoro e/o della mansione, idonei tempi di recupero, corrette procedure, formazione e informazione.

La tutela e la protezione della salute dei lavoratori nelle politiche aziendali

È doveroso sottolineare che le misure a prevenzione del rischio funzionano solo quando vengono efficacemente applicate e sono il prodotto di una politica aziendale seriamente rivolta alla tutela e alla protezione della salute dei lavoratori, e quando i lavoratori conoscono il rischio e possiedono gli strumenti per prevenirlo. L’approccio timido alla sicurezza deve lasciare il posto ad un atteggiamento energico e informato.

È sempre più rilevante la figura dell’addetto e del responsabile della sicurezza, compreso il datore di lavoro, anche nella comunicazione e nella sensibilizzazione dei lavoratori alla necessità di riconoscere e prevenire un rischio per la salute o per la sicurezza.

 

   di Barbara Balocco  Tecnico e formatore per la prevenzione nei luoghi di lavoro, da non molto tempo ho fatto della sicurezza dei lavoratori la missione personale, profondamente convinta che, se tutti acquisissero la giusta consapevolezza, gli ambienti di lavoro smetterebbero di essere un luogo di paura, pericolo e troppo spesso, di morte.

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Se nella vostra attività vi trovate a dover gestire questo tipo di rischio e vi servono chiarimenti o un aiuto potete contattarci scrivendo a info@waldenconsulenze.it, la collega Barbara Balocco saprà accompagnarvi proponendo la soluzione più adatta alle vostre esigenze.

Sicurezza e Salute sul lavoro per Liberi Professionisti e Consulenti: anche se non ci sono obblighi legali specifici, ci sono buone pratiche.

La sicurezza sul lavoro è un aspetto cruciale per i liberi professionisti e per i consulenti, anche se potrebbe non essere sempre al centro delle loro preoccupazioni quotidiane come lo è per le aziende con un numero maggiore di dipendenti.

I professionisti autonomi devono comunque, tenerne conto per garantire il loro benessere ed adempiere agli obblighi legali dei loro committenti.

Noi siamo Liberi Professionisti e lavoriamo molte ore, fuori dal nostro ufficio presso enti formativi, aziende o uffici dei clienti, così è venuto spontaneo domandarci e poi raccogliere in questo articolo, alcuni spunti per migliorare la sicurezza e quindi anche la qualità del nostro lavoro e della nostra salute.

Ecco 7 buone pratiche nate dalla nostra esperienza:

Organizzare il Proprio Spazio di Lavoro in Modo Sicuro: Assicurati che il tuo ambiente di lavoro sia sicuro ed ergonomico. Utilizza una sedia confortevole ed ergonomica, posiziona il monitor del computer a un’altezza corretta e riduci al minimo l’ingombro delle aree di passaggio per prevenire inciampi.

Mantenere la Sicurezza Informatica: Poiché molti lavoratori autonomi dipendono dai computer e dalla tecnologia, è essenziale proteggere i dati e la privacy. Utilizza software antivirus, aggiorna regolarmente i tuoi sistemi e utilizza password robuste per proteggere i tuoi dispositivi e dati.

Gestire l’Emergenza: Anche se sei un lavoratore autonomo, è importante essere preparato per le emergenze. Guarda le procedure di evacuazione nel tuo edificio o di quello in cui stai prestando la tua opera, tieni a portata di mano un kit di pronto soccorso e mantieni un estintore, se lavori in un ambiente fisico.

Fornire Formazione a Te Stesso: Anche se sei il tuo unico dipendente, considera di acquisire competenze pertinenti alla sicurezza sul lavoro, come il riconoscimento dei pericoli specifici del tuo settore. La conoscenza è un potente strumento di prevenzione.

Mantenere una Rete di Supporto: Cerca di stabilire relazioni professionali con altri freelance o professionisti del tuo settore. Una rete di supporto può offrire aiuto reciproco, condividere conoscenze e fornire risorse preziose in caso di necessità.

Prevenire Affaticamento e Stress: Lavorare da soli può portare a lunghe ore di lavoro e stress. Assicurati di prendere pause regolari per evitare l’affaticamento e il burnout. Fai esercizio fisico, mantieni un equilibrio tra vita professionale e personale e cerca supporto quando necessario.

Assicurarsi Contro le Interruzioni: Prendi in considerazione di proteggerti da interruzioni impreviste, come malattie o incidenti che potrebbero impedirti di lavorare temporaneamente. Questa forma di protezione può essere cruciale per la stabilità finanziaria.

Sicurezza se lavori in un Coworking:

Sicurezza Fisica dello Spazio: Prima di scegliere un coworking, verifica le misure di sicurezza fisica e di sicurezza antincendio adottate nello spazio. Questo può includere l’accesso controllato, le telecamere di sorveglianza e le procedure di evacuazione in caso di emergenza. Assicurati che il coworking offra un ambiente sicuro per te e per i tuoi beni.

Sicurezza della Rete: In uno spazio di coworking, è probabile che condividerai la connessione Internet con altri professionisti. Assicurati che la rete Wi-Fi sia sicura e protetta da password. Utilizza una connessione VPN per proteggere ulteriormente i tuoi dati quando navighi online.

Protezione dei Dati: Quando condividi uno spazio di lavoro, potresti dover lavorare su documenti sensibili o dati dei clienti. Assicurati di proteggere questi dati utilizzando password robuste e crittografia dei file. Non lasciare documenti importanti incustoditi sulla scrivania quando esci dallo spazio. Utilizza stanze o spazi privati forniti dal coworking per le chiamate importanti

Pianificazione dell’Emergenza: Familiarizzati con le procedure di evacuazione e la posizione delle uscite di emergenza nello spazio di coworking. Condividi queste informazioni con i tuoi colleghi di coworking per garantire la sicurezza di tutti in caso di necessità.

Assicurazione: Verifica se il coworking offre copertura assicurativa per eventuali danni o furti all’interno dello spazio. Inoltre, considera l’opportunità di ottenere una polizza assicurativa personale per proteggere i tuoi beni e la responsabilità civile.

Comportamento Etico e Rispetto delle Regole: Rispetta le regole e il comportamento etico nello spazio di coworking. Questo include il rispetto della privacy degli altri professionisti e la collaborazione pacifica all’interno dello spazio condiviso.

Formazione sulla Sicurezza: Se il coworking offre sessioni di formazione sulla sicurezza, partecipa per conoscere le procedure e le politiche specifiche del luogo.

Lavorare in uno spazio di coworking può essere vantaggioso, ma è importante mantenere la consapevolezza sulla sicurezza per proteggere te stesso, i tuoi dati e i tuoi beni.

Sicurezza Presso il Cliente: Linee Guida per Lavorare in Sedi Esterne

Conoscere le Politiche del Cliente: Prima di iniziare a lavorare presso la sede di un cliente, assicurati di comprendere le politiche e le procedure aziendali relative alla sicurezza sul lavoro e alla gestione dei visitatori. Questo include l’accesso alle aree sensibili, le norme di sicurezza e la conformità alle leggi locali.

Identificazione e Registro: Potrebbe essere richiesto di registrarti o di fornire un documento d’identità all’ingresso. Rispetta queste procedure e segui le indicazioni del personale aziendale.

Protezione dei Dati Sensibili: Se stai lavorando con dati o informazioni sensibili del cliente, assicurati di rispettare le politiche di riservatezza e protezione dei dati. Usa le reti e i dispositivi aziendali solo per scopi professionali e rispetta le normative sulla privacy.

Assicurati di Avere un Contratto: In caso di lavoro a lungo termine presso la sede di un cliente, è importante avere un contratto o un accordo scritto che definisca i termini e le condizioni del lavoro, inclusi gli aspetti legati alla sicurezza e alla responsabilità.

Sicurezza Personale: Prendi in considerazione la tua sicurezza personale. Mantieni i tuoi effetti personali al sicuro e non lasciare dispositivi o documenti sensibili incustoditi.

Uso delle Risorse Aziendali: Utilizza le risorse aziendali con parsimonia ed efficienza. Non sprecare materiali o risorse e rispetta le politiche aziendali sull’uso di attrezzature, strumenti o spazi condivisi.

Conclusioni

Ricorda che, anche se non hai obblighi legali specifici, investire nella tua sicurezza e benessere è un aspetto fondamentale per la tua produttività e salute a lungo termine. Prenderti cura di te stesso e del tuo ambiente di lavoro può aiutarti a svolgere il tuo lavoro in modo più efficace e sicuro.

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Se desiderate un’analisi della vostra situazione in chiave di Sicurezza o volete organizzare un incontro formativo in merito, potete scrivere a marco.comazzi@waldenconsulenze.it  oppure ad alessandra.bosio@waldenconsulenze.it

Iscriversi alla nostra #waldennews e seguirci su Facebook è invece, il modo migliore per continuare a ricevere approfondimenti, idee e consigli anche ricordando che Digital e Sicurezza, Ambiente e Qualità sono temi complementari da integrare nelle proprie strategie.

Trasformare gli Impegni in Contenuti fruibili e coinvolgenti

 

La sfida della Comunicazione chiara sulla Sostenibilità

Esprimere concetti legati alla sostenibilità in modo chiaro ed accurato può risultare una sfida, dato che il pericolo di usare il termine in maniera ambigua o fuorviante è sempre in agguato. Tuttavia, è un vero peccato non comunicare adeguatamente gli sforzi volti a rimodulare i modi di produzione, consumo, lavoro e gestione al fine di realizzare una trasformazione sostenibile.

Capita spesso di scoprire aziende impegnate in questo percorso, che ne parlino in sezioni meno visibili del sito e lo facciano con un linguaggio tecnico e poco comprensibile per chi non è esperto della materia.

Ci siamo chiesti quale potrebbe essere un modo per tradurre azioni e impegni di sviluppo sostenibile in attività efficaci di Content Marketing sfruttando le potenzialità della Comunicazione efficace. Ragionamenti applicabili da grandi, ma anche da micro imprese, poiché la sostenibilità è sia una scelta individuale che di sistema.

Dopo aver riletto la definizione di sostenibilità nel vocabolario, siamo passati al buon vecchio Google (no Bard, no ChatGPT) digitando chiavi di ricerca come “comunicare la sostenibilità”. Di click in click si giunge rapidamente a scaricare e leggere, alcuni Bilanci di Sostenibilità pubblicati sui siti di aziende grandi che hanno intrapreso la strada dello sviluppo sostenibile.

Imparare da chi lo fa già e lo fa bene in base agli standard ed alle valutazioni applicate, è sempre un buon modo per sviluppare ragionamenti propri.

Cos’è un Bilancio di Sostenibilità

Un Report/Bilancio di Sostenibilità è il documento utilizzato per dimostrare l’impegno, migliorare la trasparenza e la responsabilità e per comunicare il percorso per la sostenibilità. È uno strumento che può aiutare le aziende a migliorare le loro prestazioni di sostenibilità, a costruire fiducia con gli stakeholder, a guidare il cambiamento positivo e nel 2022 il 70% delle aziende italiane con più di 250 dipendenti, ha pubblicato un Report di Sostenibilità. [Fonte: Rapporto Nazionale sulla Sostenibilità d’Impresa 2023, pubblicato dal Ministero della Transizione Ecologica e dall’Osservatorio Italiano sulla Sostenibilità d’Impresa]

Ci sono standard precisi per realizzarlo, metriche di riferimento per definire l’impatto delle aziende nelle aree sociale, ambientale ed economica; ci sono insomma, parole e dati che guidano il lettore a comprendere le azioni intraprese. Certo la leggibilità di questi documenti non è proprio scorrevole per il grande pubblico, ma si trovano buone soluzioni comunicative che se estrapolate dal documento, possono essere utilizzate in diversi contesti.

Utilizzare Bilanci di Sostenibilità come Risorsa

Alcune semplici idee di Comunicazione Efficace usate per rendere un Report di Sostenibilità più accattivante e di piacevole lettura possono essere esportate, vediamo degli esempi:

Usare un linguaggio semplice e chiaro: È importante evitare l’uso di termini tecnici e concentrarsi su un linguaggio accessibile ad un pubblico di non addetti ai lavori

Utilizzare immagini e infografiche di alta qualità che siano pertinenti al contenuto del report o del documento. La comunicazione visiva infatti, rende il contenuto più facile da comprendere ed anche memorizzare. Per esempio utilizzare un’infografica al posto di una tabella potrebbe essere più efficace

Raccontare storie: le storie sono un modo efficace per catturare l’attenzione del lettore e trasmettere messaggi importanti. Possono riguardare alcune azioni specifiche intraprese e gli impatti positivi dell’azienda sulla sostenibilità, ma anche la storia dell’attività, la sua crescita e come è arrivata ad iniziare il suo percorso.

Utilizzare un design accattivante: non perché si tratta di documenti che riportano dati devono essere costruiti come “muri di parole”. Il design è importante per creare un’esperienza di lettura piacevole.

Utilizzare le tecniche di Scrittura efficace: il testo deve scorrere, coinvolgere e se possibile, essere anche memorabile.

Se la vostra attività adotta pratiche sostenibili, è importante comunicare questo impegno ai clienti e potenziali clienti per:

  1. Accrescere la fiducia dei vostri clienti
  2. Attrarre nuovi clienti
  3. Migliorare la vostra immagine aziendale

Linguaggio Semplice e Chiaro

Chi scrive o parla di sostenibilità può adottare alcune azioni concrete per evitare o ridurre l’impatto dei luoghi comuni:

  • Evitare di generalizzare. Quando si parla di sostenibilità, è importante evitare di fare generalizzazioni. Non tutti i comportamenti sostenibili sono uguali e non tutte le soluzioni sono applicabili a tutti i contesti. Definire chiaramente i termini e distinguere tra questioni specifiche, come il cambiamento climatico, la gestione dei rifiuti o la conservazione della biodiversità è una buona regola.
  • Fornire dati concreti: Utilizzare dati specifici e statistiche attendibili per sostenere le affermazioni. Ad esempio, invece di affermare che “la sostenibilità è importante”, si può dire “Secondo il rapporto X, il 70% dei consumatori ritiene che la sostenibilità influenzi le loro decisioni di acquisto.”
  • Narrativa e storytelling: usare storie e narrazioni coinvolgenti per illustrare i concetti di sostenibilità. Le attività e/o le persone che le compongono hanno storie da raccontare,
  • Personalizzazione del messaggio: adattare il messaggio di sostenibilità al pubblico. Ad esempio, se ci si rivolge ad un pubblico aziendale, evidenziare come può generare vantaggi economici e migliorare la reputazione. Se ci rivolge a clienti finali meglio concentrarsi su esempi concreti di attività più affini alla vita quotidiana (il riciclaggio dei rifiuti – il risparmio energetico) e descrivere i progressi fatti.
  • Educazione e consapevolezza: dedicare spazio all’educazione e alla consapevolezza spiegando anche quali possono essere le implicazioni a lungo termine.
  • Sottolineare l’impegno a lungo termine: comunica l’impegno continuo dell’azienda o dell’individuo verso la sostenibilità, sottolineando che non si tratta di una tendenza passeggera.
  • Concentrarsi sulle soluzioni: descrivendo i problemi, è importante proporre anche soluzioni per far comprendere che la sostenibilità è un percorso che può essere affrontato.
  • Trasparenza e onestà riguardo alle sfide e ai limiti dell’azienda o delle iniziative di sostenibilità. Questo contribuirà a costruire fiducia con il pubblico.

Vediamo alcuni esempi pratici:

Invece di dire: “La sostenibilità è un costo”, potreste dire: “La sostenibilità è un investimento che vale la pena fare”.

Invece di dire: “Il cambiamento climatico è un fenomeno complesso che è causato da una serie di fattori, tra cui l’emissione di gas serra”, potreste dire: “Il cambiamento climatico è causato dall’emissione di gas serra, come l’anidride carbonica, che intrappolano il calore nell’atmosfera”.

Invece di dire: “La sostenibilità è possibile”, potreste dire: “Esistono molte aziende che stanno adottando pratiche sostenibili, come l’utilizzo di energia rinnovabile e la riduzione dei rifiuti”.

Invece di scrivere “L’azienda ha ridotto le emissioni di gas serra del 10% nel 2022”, si potrebbe scrivere “L’azienda ha piantato un bosco di 100 alberi per compensare le emissioni di gas serra (per esempio la CO2) generate nel 2022”

Canali di Comunicazione per la Sostenibilità

Nel mondo della comunicazione, in continua evoluzione, è essenziale saper sfruttare i giusti canali per entrare in connessione con il pubblico di riferimento. TikTok, Instagram, Facebook, Pinterest, LinkedIn, YouTube, Telegram e molti altri, offrono opportunità uniche per veicolare messaggi di impatto. Proviamo ad accennare ad alcuni di questi canali ed al loro utilizzo.

TikTok: il canale del momento, ha rivoluzionato il mondo dei social. È perfetto per strategie che puntano molto sull’awareness, quindi per imprese o start-up appena nate o in grande crescita.

Instagram: é utile per creare una community o (insieme a Pinterest) per brand di moda.

Facebook può servire come supporto alla strategia Instagram e veicolare messaggi più lunghi e meno visivi.

Pinterest: può essere utile per immagini e infografiche.

LinkedIn: è un social più tecnico e individuato il pubblico a cui ci si vuole rivolgere, consente approfondimenti e la creazione di relazioni B2B.

Youtube: è il canale perfetto per fare divulgazione sulla sostenibilità (aziendale e non) tramite la pubblicazione di video lunghi, tutorial, corsi.

Telegram , a cui si sono recentemente affiancati i canali Instagram e a breve i canali WhatsApp, è invece un ottimo modo per creare una nicchia  molto specifica dove divulgare approfondimenti .

Blog post: i contenuti del report possono essere utilizzati per creare blog post che approfondiscono argomenti specifici di sostenibilità. Ad esempio, un’azienda potrebbe creare un blog post che spiega come sta riducendo le sue emissioni di gas serra

Podcast: i podcast sono un modo ottimo per creare conversazioni e coinvolgere il pubblico. Gli episodi di podcast basati sui contenuti del report possono essere utilizzati per discutere di argomenti di sostenibilità con esperti e stakeholder.

Alcuni esempi celebri:

Patagonia utilizza i contenuti del suo Report di Sostenibilità per creare blog post, infografiche e video che approfondiscono argomenti specifici di sostenibilità. Ad esempio, ha creato un blog post che spiega come ha ridotto l’impatto ambientale dei suoi prodotti.

IKEA utilizza i contenuti del suo Report di Sostenibilità per creare video che raccontano storie di successo dell’azienda in materia di sostenibilità. Ad esempio, ha creato un video che racconta la storia di come sta riducendo la sua impronta di carbonio.

Unilever (che raggruppa molti marchi celebri) utilizza i contenuti del suo Report di Sostenibilità per creare video YouTube e blog post che discutono di argomenti di sostenibilità con esperti e stakeholder.

La Sostenibilità è un Percorso

Come abbiamo visto da esempi concreti, condividere le azioni intraprese e gli impatti positivi può ispirare altri a seguire la stessa strada ed attrarre clienti interessati e coinvolti. La sostenibilità non riguarda solo i dati, ma anche le persone e le storie dietro di essi.

Vogliamo lasciarvi con un invito all’azione: cominciate a comunicare in modo chiaro e coinvolgente la vostra visione della sostenibilità e le vostre azioni. Che sia attraverso TikTok, Instagram, blog, podcast o qualsiasi altro canale, la chiave sta nella comunicazione efficace che ispira azioni concrete.

Se la comunicazione efficace in ambito tecnico ti interessa leggi anche Creare Contenuti Efficaci: la semplicità paga sempre

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Se state lavorando al vostro percorso di Sostenibilità e desiderate essere accompagnati nella stesura della Strategia di Content Marketing o revisionare insieme i testi potete scrivere a alessandra.bosio@waldenconsulenze.it

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