Sicurezza e Salute sul lavoro per Liberi Professionisti e Consulenti: anche se non ci sono obblighi legali specifici, ci sono buone pratiche.

La sicurezza sul lavoro è un aspetto cruciale per i liberi professionisti e per i consulenti, anche se potrebbe non essere sempre al centro delle loro preoccupazioni quotidiane come lo è per le aziende con un numero maggiore di dipendenti.

I professionisti autonomi devono comunque, tenerne conto per garantire il loro benessere ed adempiere agli obblighi legali dei loro committenti.

Noi siamo Liberi Professionisti e lavoriamo molte ore, fuori dal nostro ufficio presso enti formativi, aziende o uffici dei clienti, così è venuto spontaneo domandarci e poi raccogliere in questo articolo, alcuni spunti per migliorare la sicurezza e quindi anche la qualità del nostro lavoro e della nostra salute.

Ecco 7 buone pratiche nate dalla nostra esperienza:

Organizzare il Proprio Spazio di Lavoro in Modo Sicuro: Assicurati che il tuo ambiente di lavoro sia sicuro ed ergonomico. Utilizza una sedia confortevole ed ergonomica, posiziona il monitor del computer a un’altezza corretta e riduci al minimo l’ingombro delle aree di passaggio per prevenire inciampi.

Mantenere la Sicurezza Informatica: Poiché molti lavoratori autonomi dipendono dai computer e dalla tecnologia, è essenziale proteggere i dati e la privacy. Utilizza software antivirus, aggiorna regolarmente i tuoi sistemi e utilizza password robuste per proteggere i tuoi dispositivi e dati.

Gestire l’Emergenza: Anche se sei un lavoratore autonomo, è importante essere preparato per le emergenze. Guarda le procedure di evacuazione nel tuo edificio o di quello in cui stai prestando la tua opera, tieni a portata di mano un kit di pronto soccorso e mantieni un estintore, se lavori in un ambiente fisico.

Fornire Formazione a Te Stesso: Anche se sei il tuo unico dipendente, considera di acquisire competenze pertinenti alla sicurezza sul lavoro, come il riconoscimento dei pericoli specifici del tuo settore. La conoscenza è un potente strumento di prevenzione.

Mantenere una Rete di Supporto: Cerca di stabilire relazioni professionali con altri freelance o professionisti del tuo settore. Una rete di supporto può offrire aiuto reciproco, condividere conoscenze e fornire risorse preziose in caso di necessità.

Prevenire Affaticamento e Stress: Lavorare da soli può portare a lunghe ore di lavoro e stress. Assicurati di prendere pause regolari per evitare l’affaticamento e il burnout. Fai esercizio fisico, mantieni un equilibrio tra vita professionale e personale e cerca supporto quando necessario.

Assicurarsi Contro le Interruzioni: Prendi in considerazione di proteggerti da interruzioni impreviste, come malattie o incidenti che potrebbero impedirti di lavorare temporaneamente. Questa forma di protezione può essere cruciale per la stabilità finanziaria.

Sicurezza se lavori in un Coworking:

Sicurezza Fisica dello Spazio: Prima di scegliere un coworking, verifica le misure di sicurezza fisica e di sicurezza antincendio adottate nello spazio. Questo può includere l’accesso controllato, le telecamere di sorveglianza e le procedure di evacuazione in caso di emergenza. Assicurati che il coworking offra un ambiente sicuro per te e per i tuoi beni.

Sicurezza della Rete: In uno spazio di coworking, è probabile che condividerai la connessione Internet con altri professionisti. Assicurati che la rete Wi-Fi sia sicura e protetta da password. Utilizza una connessione VPN per proteggere ulteriormente i tuoi dati quando navighi online.

Protezione dei Dati: Quando condividi uno spazio di lavoro, potresti dover lavorare su documenti sensibili o dati dei clienti. Assicurati di proteggere questi dati utilizzando password robuste e crittografia dei file. Non lasciare documenti importanti incustoditi sulla scrivania quando esci dallo spazio. Utilizza stanze o spazi privati forniti dal coworking per le chiamate importanti

Pianificazione dell’Emergenza: Familiarizzati con le procedure di evacuazione e la posizione delle uscite di emergenza nello spazio di coworking. Condividi queste informazioni con i tuoi colleghi di coworking per garantire la sicurezza di tutti in caso di necessità.

Assicurazione: Verifica se il coworking offre copertura assicurativa per eventuali danni o furti all’interno dello spazio. Inoltre, considera l’opportunità di ottenere una polizza assicurativa personale per proteggere i tuoi beni e la responsabilità civile.

Comportamento Etico e Rispetto delle Regole: Rispetta le regole e il comportamento etico nello spazio di coworking. Questo include il rispetto della privacy degli altri professionisti e la collaborazione pacifica all’interno dello spazio condiviso.

Formazione sulla Sicurezza: Se il coworking offre sessioni di formazione sulla sicurezza, partecipa per conoscere le procedure e le politiche specifiche del luogo.

Lavorare in uno spazio di coworking può essere vantaggioso, ma è importante mantenere la consapevolezza sulla sicurezza per proteggere te stesso, i tuoi dati e i tuoi beni.

Sicurezza Presso il Cliente: Linee Guida per Lavorare in Sedi Esterne

Conoscere le Politiche del Cliente: Prima di iniziare a lavorare presso la sede di un cliente, assicurati di comprendere le politiche e le procedure aziendali relative alla sicurezza sul lavoro e alla gestione dei visitatori. Questo include l’accesso alle aree sensibili, le norme di sicurezza e la conformità alle leggi locali.

Identificazione e Registro: Potrebbe essere richiesto di registrarti o di fornire un documento d’identità all’ingresso. Rispetta queste procedure e segui le indicazioni del personale aziendale.

Protezione dei Dati Sensibili: Se stai lavorando con dati o informazioni sensibili del cliente, assicurati di rispettare le politiche di riservatezza e protezione dei dati. Usa le reti e i dispositivi aziendali solo per scopi professionali e rispetta le normative sulla privacy.

Assicurati di Avere un Contratto: In caso di lavoro a lungo termine presso la sede di un cliente, è importante avere un contratto o un accordo scritto che definisca i termini e le condizioni del lavoro, inclusi gli aspetti legati alla sicurezza e alla responsabilità.

Sicurezza Personale: Prendi in considerazione la tua sicurezza personale. Mantieni i tuoi effetti personali al sicuro e non lasciare dispositivi o documenti sensibili incustoditi.

Uso delle Risorse Aziendali: Utilizza le risorse aziendali con parsimonia ed efficienza. Non sprecare materiali o risorse e rispetta le politiche aziendali sull’uso di attrezzature, strumenti o spazi condivisi.

Conclusioni

Ricorda che, anche se non hai obblighi legali specifici, investire nella tua sicurezza e benessere è un aspetto fondamentale per la tua produttività e salute a lungo termine. Prenderti cura di te stesso e del tuo ambiente di lavoro può aiutarti a svolgere il tuo lavoro in modo più efficace e sicuro.

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Se desiderate un’analisi della vostra situazione in chiave di Sicurezza o volete organizzare un incontro formativo in merito, potete scrivere a marco.comazzi@waldenconsulenze.it  oppure ad alessandra.bosio@waldenconsulenze.it

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Trasformare gli Impegni in Contenuti fruibili e coinvolgenti

 

La sfida della Comunicazione chiara sulla Sostenibilità

Esprimere concetti legati alla sostenibilità in modo chiaro ed accurato può risultare una sfida, dato che il pericolo di usare il termine in maniera ambigua o fuorviante è sempre in agguato. Tuttavia, è un vero peccato non comunicare adeguatamente gli sforzi volti a rimodulare i modi di produzione, consumo, lavoro e gestione al fine di realizzare una trasformazione sostenibile.

Capita spesso di scoprire aziende impegnate in questo percorso, che ne parlino in sezioni meno visibili del sito e lo facciano con un linguaggio tecnico e poco comprensibile per chi non è esperto della materia.

Ci siamo chiesti quale potrebbe essere un modo per tradurre azioni e impegni di sviluppo sostenibile in attività efficaci di Content Marketing sfruttando le potenzialità della Comunicazione efficace. Ragionamenti applicabili da grandi, ma anche da micro imprese, poiché la sostenibilità è sia una scelta individuale che di sistema.

Dopo aver riletto la definizione di sostenibilità nel vocabolario, siamo passati al buon vecchio Google (no Bard, no ChatGPT) digitando chiavi di ricerca come “comunicare la sostenibilità”. Di click in click si giunge rapidamente a scaricare e leggere, alcuni Bilanci di Sostenibilità pubblicati sui siti di aziende grandi che hanno intrapreso la strada dello sviluppo sostenibile.

Imparare da chi lo fa già e lo fa bene in base agli standard ed alle valutazioni applicate, è sempre un buon modo per sviluppare ragionamenti propri.

Cos’è un Bilancio di Sostenibilità

Un Report/Bilancio di Sostenibilità è il documento utilizzato per dimostrare l’impegno, migliorare la trasparenza e la responsabilità e per comunicare il percorso per la sostenibilità. È uno strumento che può aiutare le aziende a migliorare le loro prestazioni di sostenibilità, a costruire fiducia con gli stakeholder, a guidare il cambiamento positivo e nel 2022 il 70% delle aziende italiane con più di 250 dipendenti, ha pubblicato un Report di Sostenibilità. [Fonte: Rapporto Nazionale sulla Sostenibilità d’Impresa 2023, pubblicato dal Ministero della Transizione Ecologica e dall’Osservatorio Italiano sulla Sostenibilità d’Impresa]

Ci sono standard precisi per realizzarlo, metriche di riferimento per definire l’impatto delle aziende nelle aree sociale, ambientale ed economica; ci sono insomma, parole e dati che guidano il lettore a comprendere le azioni intraprese. Certo la leggibilità di questi documenti non è proprio scorrevole per il grande pubblico, ma si trovano buone soluzioni comunicative che se estrapolate dal documento, possono essere utilizzate in diversi contesti.

Utilizzare Bilanci di Sostenibilità come Risorsa

Alcune semplici idee di Comunicazione Efficace usate per rendere un Report di Sostenibilità più accattivante e di piacevole lettura possono essere esportate, vediamo degli esempi:

Usare un linguaggio semplice e chiaro: È importante evitare l’uso di termini tecnici e concentrarsi su un linguaggio accessibile ad un pubblico di non addetti ai lavori

Utilizzare immagini e infografiche di alta qualità che siano pertinenti al contenuto del report o del documento. La comunicazione visiva infatti, rende il contenuto più facile da comprendere ed anche memorizzare. Per esempio utilizzare un’infografica al posto di una tabella potrebbe essere più efficace

Raccontare storie: le storie sono un modo efficace per catturare l’attenzione del lettore e trasmettere messaggi importanti. Possono riguardare alcune azioni specifiche intraprese e gli impatti positivi dell’azienda sulla sostenibilità, ma anche la storia dell’attività, la sua crescita e come è arrivata ad iniziare il suo percorso.

Utilizzare un design accattivante: non perché si tratta di documenti che riportano dati devono essere costruiti come “muri di parole”. Il design è importante per creare un’esperienza di lettura piacevole.

Utilizzare le tecniche di Scrittura efficace: il testo deve scorrere, coinvolgere e se possibile, essere anche memorabile.

Se la vostra attività adotta pratiche sostenibili, è importante comunicare questo impegno ai clienti e potenziali clienti per:

  1. Accrescere la fiducia dei vostri clienti
  2. Attrarre nuovi clienti
  3. Migliorare la vostra immagine aziendale

Linguaggio Semplice e Chiaro

Chi scrive o parla di sostenibilità può adottare alcune azioni concrete per evitare o ridurre l’impatto dei luoghi comuni:

  • Evitare di generalizzare. Quando si parla di sostenibilità, è importante evitare di fare generalizzazioni. Non tutti i comportamenti sostenibili sono uguali e non tutte le soluzioni sono applicabili a tutti i contesti. Definire chiaramente i termini e distinguere tra questioni specifiche, come il cambiamento climatico, la gestione dei rifiuti o la conservazione della biodiversità è una buona regola.
  • Fornire dati concreti: Utilizzare dati specifici e statistiche attendibili per sostenere le affermazioni. Ad esempio, invece di affermare che “la sostenibilità è importante”, si può dire “Secondo il rapporto X, il 70% dei consumatori ritiene che la sostenibilità influenzi le loro decisioni di acquisto.”
  • Narrativa e storytelling: usare storie e narrazioni coinvolgenti per illustrare i concetti di sostenibilità. Le attività e/o le persone che le compongono hanno storie da raccontare,
  • Personalizzazione del messaggio: adattare il messaggio di sostenibilità al pubblico. Ad esempio, se ci si rivolge ad un pubblico aziendale, evidenziare come può generare vantaggi economici e migliorare la reputazione. Se ci rivolge a clienti finali meglio concentrarsi su esempi concreti di attività più affini alla vita quotidiana (il riciclaggio dei rifiuti – il risparmio energetico) e descrivere i progressi fatti.
  • Educazione e consapevolezza: dedicare spazio all’educazione e alla consapevolezza spiegando anche quali possono essere le implicazioni a lungo termine.
  • Sottolineare l’impegno a lungo termine: comunica l’impegno continuo dell’azienda o dell’individuo verso la sostenibilità, sottolineando che non si tratta di una tendenza passeggera.
  • Concentrarsi sulle soluzioni: descrivendo i problemi, è importante proporre anche soluzioni per far comprendere che la sostenibilità è un percorso che può essere affrontato.
  • Trasparenza e onestà riguardo alle sfide e ai limiti dell’azienda o delle iniziative di sostenibilità. Questo contribuirà a costruire fiducia con il pubblico.

Vediamo alcuni esempi pratici:

Invece di dire: “La sostenibilità è un costo”, potreste dire: “La sostenibilità è un investimento che vale la pena fare”.

Invece di dire: “Il cambiamento climatico è un fenomeno complesso che è causato da una serie di fattori, tra cui l’emissione di gas serra”, potreste dire: “Il cambiamento climatico è causato dall’emissione di gas serra, come l’anidride carbonica, che intrappolano il calore nell’atmosfera”.

Invece di dire: “La sostenibilità è possibile”, potreste dire: “Esistono molte aziende che stanno adottando pratiche sostenibili, come l’utilizzo di energia rinnovabile e la riduzione dei rifiuti”.

Invece di scrivere “L’azienda ha ridotto le emissioni di gas serra del 10% nel 2022”, si potrebbe scrivere “L’azienda ha piantato un bosco di 100 alberi per compensare le emissioni di gas serra (per esempio la CO2) generate nel 2022”

Canali di Comunicazione per la Sostenibilità

Nel mondo della comunicazione, in continua evoluzione, è essenziale saper sfruttare i giusti canali per entrare in connessione con il pubblico di riferimento. TikTok, Instagram, Facebook, Pinterest, LinkedIn, YouTube, Telegram e molti altri, offrono opportunità uniche per veicolare messaggi di impatto. Proviamo ad accennare ad alcuni di questi canali ed al loro utilizzo.

TikTok: il canale del momento, ha rivoluzionato il mondo dei social. È perfetto per strategie che puntano molto sull’awareness, quindi per imprese o start-up appena nate o in grande crescita.

Instagram: é utile per creare una community o (insieme a Pinterest) per brand di moda.

Facebook può servire come supporto alla strategia Instagram e veicolare messaggi più lunghi e meno visivi.

Pinterest: può essere utile per immagini e infografiche.

LinkedIn: è un social più tecnico e individuato il pubblico a cui ci si vuole rivolgere, consente approfondimenti e la creazione di relazioni B2B.

Youtube: è il canale perfetto per fare divulgazione sulla sostenibilità (aziendale e non) tramite la pubblicazione di video lunghi, tutorial, corsi.

Telegram , a cui si sono recentemente affiancati i canali Instagram e a breve i canali WhatsApp, è invece un ottimo modo per creare una nicchia  molto specifica dove divulgare approfondimenti .

Blog post: i contenuti del report possono essere utilizzati per creare blog post che approfondiscono argomenti specifici di sostenibilità. Ad esempio, un’azienda potrebbe creare un blog post che spiega come sta riducendo le sue emissioni di gas serra

Podcast: i podcast sono un modo ottimo per creare conversazioni e coinvolgere il pubblico. Gli episodi di podcast basati sui contenuti del report possono essere utilizzati per discutere di argomenti di sostenibilità con esperti e stakeholder.

Alcuni esempi celebri:

Patagonia utilizza i contenuti del suo Report di Sostenibilità per creare blog post, infografiche e video che approfondiscono argomenti specifici di sostenibilità. Ad esempio, ha creato un blog post che spiega come ha ridotto l’impatto ambientale dei suoi prodotti.

IKEA utilizza i contenuti del suo Report di Sostenibilità per creare video che raccontano storie di successo dell’azienda in materia di sostenibilità. Ad esempio, ha creato un video che racconta la storia di come sta riducendo la sua impronta di carbonio.

Unilever (che raggruppa molti marchi celebri) utilizza i contenuti del suo Report di Sostenibilità per creare video YouTube e blog post che discutono di argomenti di sostenibilità con esperti e stakeholder.

La Sostenibilità è un Percorso

Come abbiamo visto da esempi concreti, condividere le azioni intraprese e gli impatti positivi può ispirare altri a seguire la stessa strada ed attrarre clienti interessati e coinvolti. La sostenibilità non riguarda solo i dati, ma anche le persone e le storie dietro di essi.

Vogliamo lasciarvi con un invito all’azione: cominciate a comunicare in modo chiaro e coinvolgente la vostra visione della sostenibilità e le vostre azioni. Che sia attraverso TikTok, Instagram, blog, podcast o qualsiasi altro canale, la chiave sta nella comunicazione efficace che ispira azioni concrete.

Se la comunicazione efficace in ambito tecnico ti interessa leggi anche Creare Contenuti Efficaci: la semplicità paga sempre

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Se state lavorando al vostro percorso di Sostenibilità e desiderate essere accompagnati nella stesura della Strategia di Content Marketing o revisionare insieme i testi potete scrivere a alessandra.bosio@waldenconsulenze.it

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Energia da Fonti idriche

Nell’ambito del nostro progetto di collaborazioni, utili a condividere esperienze e conoscenze, condividiamo volentieri la Relazione che ci ha mandato il collega Andrea Spagnolo, un ex allievo nel Corso Tecnico Energia  Ambiente e Sicurezza tenutosi ormai anni fa.

ANALISI DI UN IMPIANTO MINI IDROELETTRICO INSERITO IN UN SISTEMA DI APPROVVIGIONAMENTO IDRICO a cura di Andrea Spagnolo

SCARICA IL DOCUMENTO

economia circolare

Economia Circolare: Un Modello Sostenibile per il Futuro

Intervista sull’Importanza dei Sistemi di Gestione Integrati nell’Economia Circolare  – Marco Comazzi 

Desidero condividere l’intervista che ho rilasciato al collega Sergio Scanavacca per il Periodico “Il Perito Informa” (Organo informativo del Collegio dei Periti Industriali delle Provincie di Alessandria, Asti e Torino).

Un Approccio Rivoluzionario

Nell’articolo parliamo dell’importanza dell’economia circolare la cui attualità è ormai indiscutibile. Affrontare la scarsità delle risorse naturali e promuovere la sostenibilità sono obiettivi fondamentali per mantenere stabile il sistema economico. A tal fine, è essenziale ridurre gli sprechi di materia ed energia adottando un modello circolare simile a quello presente in natura.

La Rivoluzione del Cambiamento Culturale

L’adozione dell’approccio circolare richiede un cambiamento culturale radicale e una revisione di tutte le fasi della produzione, dalla concezione del prodotto alla fine della sua vita utile. Le aziende che abbracciano l’economia circolare possono migliorare la loro resilienza e competitività, creando valore condiviso per l’intera società.

Sistemi di Gestione Integrati (SGI) per un Futuro Sicuro

Ottimizzare gli Sforzi e le Risorse

I Sistemi di Gestione Integrati (SGI) per la Sicurezza, l’Ambiente e la Qualità rappresentano un notevole miglioramento per le aziende. Consentono un’ottimizzazione degli sforzi e delle risorse dedicate a queste aree di gestione. La Lean Organization, a tal proposito, si rivela uno strumento indispensabile per migliorare la produttività aziendale, riducendo gli sprechi e favorendo un approccio proattivo alla sicurezza.

La Chiave del Successo: Standardizzazione e Coinvolgimento

La standardizzazione dei processi, il coinvolgimento dei dipendenti e il miglioramento continuo sono elementi chiave della Lean Organization. Essi contribuiscono a ridurre gli incidenti e migliorare l’efficienza complessiva. L’adozione di sistemi di gestione integrati aiuta le aziende a rimanere competitive, garantendo al contempo il rispetto delle normative e aumentando la fiducia dei clienti e degli investitori.

Un Esempio Virtuoso: TOYOTA MATERIAL HANDLING S.R.L.

Un esempio concreto di sistema di gestione integrato è rappresentato dalla TOYOTA MATERIAL HANDLING S.R.L., che ha implementato un SGI per la qualità, l’energia e la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Questi sistemi agevolano il miglioramento continuo e il rispetto delle normative ambientali e di sicurezza, contribuendo all’efficienza e all’efficacia delle attività aziendali.

Strumenti per il Successo

Per semplificare l’adozione di questi approcci, si possono utilizzare strumenti come l’A3 Thinking, il Business Process Management (BPM) e il Metodo delle 5S. Questi favoriscono l’ottimizzazione dei processi aziendali e la riduzione degli sprechi.

Il Futuro è Ora

Per essere competitivi nel tessuto socio-economico attuale, è fondamentale diffondere e adottare questi approcci metodologici, favorendo il cambiamento e l’innovazione a 360 gradi. La cultura e le impostazioni di metodo all’interno delle organizzazioni svolgono un ruolo cruciale nel determinare i comportamenti dei lavoratori e il successo dell’azienda nel raggiungimento dei suoi obiettivi a lungo termine.

Cultura Aziendale per l’Avvenire

Coltivare una cultura aziendale orientata al miglioramento continuo e alla sostenibilità è essenziale per costruire un futuro prospero e rispettoso dell’ambiente.

L’intervista completa a pagina 7 del  Perito Informa n°2 apr-giu 2023

Comunità Energetiche

Si è svolto Martedì 9 maggio a Trana (To)

Un incontro informativo per conoscere ed approfondire con gli esperti del settore i temi delle Comunità Energetiche Rinnovabili ( C.E.R.)

SONO INTERVENUTI:

Marco Comazzi 
Docente incaricato Fondazione ITS Energia Piemonte – Docente salute e sicurezza sul lavoro e Gestione Ambientale – Consulente in tema di Sicurezza Ambiente Energia e Qualità – Walden Consulenze

Luca Perrone – Stp Progetti
Responsabile  GO.CER

Arch. Marco Bailo
Presidente C.E.R. di Magliano Alpi – Sindaco di Magliano Alpi

Arch. Enrica Foresto
Docente – Candidata alle elezioni comunali di Trana

 

Trana è un comune di circa 3800 abitanti a 30 km da Torino e per una sera, la candidata Sindaco Anna Rita Podio con i candidati della sua lista, ha deciso di proporre alla popolazione alcuni interventi per riflettere sul possibile futuro energetico del territorio su cui si trova il comune.

È stato così che Marco è stato chiamato a “fare il suo mestiere” e a presentare le C.E.R Comunità Energetiche Rinnovabili davanti ad un pubblico molto attento composto sia da tranesi che da allievi ed ex allievi dei suoi corsi di ITS Energia Piemonte ed Enaip Rivoli, che hanno partecipato per capire come Trana avrebbe potuto iniziare questo percorso.

La comunità energetica rinnovabile è un soggetto giuridico basato sulla partecipazione aperta e volontaria di imprese, persone fisiche, enti o amministrazioni comunali. (Associazione, Consorzio…) [D.lgs. 199/2021 e s.m.i. Artt. 2 e 31: Definizione e membri CER]

L’obiettivo della presentazione è stato di introdurre il modello di una Comunità energetica rinnovabile e suggerire che probabilmente, per le esperienze già in corso sul territorio (il Comune di Sangano , limitrofo a Trana ha avviato il suo progetto a Marzo 2023), è possibile iniziare una riflessione seria in merito, senza:

  • Sostenere che Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono modelli facili e veloci da avviare
  • Sostenere che per Trana è scontata la riuscita in qualunque modalità di una CER
  • Voler “vendere” una C.E.R.

Per spiegare facendo esempi pratici e vicini a chi ascoltava, Marco ha spiegato che cos’è un Kilowattora (Kwh) e dati alla mano, ha mostrato perché una Comunità Energetica potrebbe essere una strada opportuna

Integrare stili di produzione, fonti diverse, momenti diversi nel consumo, può risolvere il problema per cui in alcuni casi, con l’installazione d’impianti fotovoltaici privati, si produce molta energia, ma se ne consuma poca. Il rimanente, immesso in rete, può causare problemi di sovraccarico della rete elettrica, possibile causa di blackout e altri problemi di sicurezza, oltre che essere causa di discontinuità nelle forniture. Lo stoccaggio, inoltre, è costoso e problematico.

Chi è iscritto alla nostra newsletter #WaldenNews ha ricevuto le slides dell’intervento formativo di Marco con l’invio di Maggio.

Per chi desidera approfondire, ma non è ancora iscritto può farlo adesso qui  e gliele invieremo alla fine di Maggio.

 

 

 

È pensabile nella realtà italiana un Condominio in regime di Autoconsumo Collettivo?

La risposta è sì!

Desidero presentarvi questa buona pratica come punto di partenza per il cambiamento e per riflettere su dati concreti.

Il primo condominio in regime di autoconsumo collettivo operativo in Italia, nasce a Pinerolo, Condominio Cittadella, Via Cittadella 19, il 14 Maggio 2021. Il progetto coniuga le esigenze di autoconsumo condiviso con il concetto di edificio a emissioni quasi zero.

L’opera è stata realizzata dalla società pubblica di energia elettrica e gas, Acea Energia, in joint venture con Tecnozentih Progetto Energheia, con la collaborazione dell’Energy Center del Politecnico di Torino, ed è caso studio nell’ambito del progetto europeo Horizon 2020 “Buildheat”.

Sotto il punto di vista energetico, l’edificio per il 90% auto consuma quanto prodotto dall’impianto solare fotovoltaico da 20 kW e dal solare termico, finalizzato alla produzione di acqua calda sanitaria. Il fotovoltaico alimenta, oltre alle utenze dei 10 appartamenti, una pompa di calore, posizionata sul tetto, da 83 kW, in regime di riscaldamento, o da 71 kW, quando è in funzione per il raffrescamento. Il condominio è anche dotato di un pacco batterie da 13 kWh per l’accumulo di energia da reimpiegare all’occorrenza minimizzando il prelievo dalla rete.

Riflessione sui dati concreti:

L’edificio è un condominio composto da 10 unità abitative. Le abitazioni hanno diverse dimensioni, tra 50 m² e 150 m², e sono distribuite su 1 scala su 4 piani. L’edificio si trova vicino al centro città sulla collina di Pinerolo.

Caratteristiche   L’edificio ha una struttura in calcestruzzo armato con pareti in mattoni non portanti e tetto in calcestruzzo piatto. Sono installate finestre con vetro singolo. L’edificio è stato costruito nel 1965.

Fatti riguardanti il riscaldamento e il condizionamento In ogni abitazione sono installati riscaldatori elettrici singoli. I riscaldatori forniscono acqua calda sanitaria (ACS) a tutte le abitazioni. Il sistema di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria (HVAC) è dotato di una caldaia centralizzata a condensazione e di radiatori ad acqua calda. Il consumo totale normalizzato per ACS e HVAC di ogni abitante è di circa 1.500 €/anno.

Pacchetto di ristrutturazione La ristrutturazione include miglioramenti sia per l’involucro esterno che per il sistema HVAC. Installato un isolamento prefabbricato sulle facciate sud, est, nord e ovest, mentre le superfici orizzontali sono isolate con uno strato di EPS e il vano scala è isolato. Tutte le finestre sono state sostituite con finestre a doppio vetro con taglio termico. Ogni abitazione ha una caldaia ibrida centralizzata per il sistema HVAC/ pompa di calore aria-acqua collegata a pannelli fotovoltaici per coprire le richieste di riscaldamento e un sistema ibrido centralizzato per ACS/ pannelli solari per produrre acqua calda sanitaria.

Monitoraggio: Quanto ai sistemi di monitoraggio e gestione dell’energia, ogni inquilino, tramite un Building Management System, BMS, può controllare la temperatura per ciascuna stanza del proprio appartamento in base agli orari e ai differenti utilizzi degli spazi. Tramite i BMS è possibile, inoltre, conoscere i consumi elettrici, mentre la distribuzione e la contabilizzazione termica per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento e raffrescamento vengono monitorati tramite 13 Enerboxx.

Autoconsumo collettivo: buone pratiche per il cambiamento

Uno degli aspetti più interessanti di questo tipo di operazione è che dal 2021 i progetti si sono allargati nel territorio piemontese e non solo. Nel comune di Pinerolo sono già 5 le realtà di questo genere, seguono una a Cavour, Racconigi e Torino, tutti accomunati dall’obiettivo di autoprodurre e scambiarsi energia tra i soci con impatti considerevoli sui costi in bolletta.

Tenuto conto che i condomini sono una delle realtà più presenti sul nostro territorio e che sono responsabili del 40% dei consumi energetici nazionali, renderli efficienti ed autosufficienti dal punto di vista energetico è vitale. Permette di perseguire contemporaneamente il benessere dei condomini che vi risiedono ed il benessere del pianeta, riducendo contestualmente le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Le esperienze già realizzate non solo su edifici di nuova costruzione, ma anche su edifici ristrutturati (quello di Pinerolo è un edificio costruito nel 1965) rende chiaro quanto sia accessibile questa nuova realtà di comunità energetica. Mette in evidenza l’importanza del tessuto locale costituito da condomini, a cui si aggiungono micro e piccole imprese e realtà associative che collaborando nel caso di C.E.R.,  impattano in maniera benefica sul loro territorio creando un circolo virtuoso di benessere locale.

Dati tratti da: BuildheatComunirinnovabili – Legambiente

la nuova normativa antincendio

La nuova normativa antincendio:

cosa cambia con l’abrogazione del DM 10/03/1998

Dopo più di 20 anni, lo storico DM 10/03/1998 recante i “criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro” va in pensione.

Progressivamente aggiornato ed arricchito da una normativa sempre più prestazionale, risulta definitivamente abrogato in seguito all’entrata in vigore dei nuovi decreti : DM 1/09/2021, DM 02/09/2021 e DM 03/09/2021, avvenuta nel settembre del 2022, un anno dopo la loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

La nuova normativa accompagnerà quella vigente in materia antincendio specifica per le attività soggette ( il DPR 151/2011 e il DM 3/08/2015 detto “codice prevenzione incendi”, aggiornato nella nuova edizione del 27 ottobre 2022), introducendo alcune novità riguardanti la realizzazione e l’esercizio della sicurezza antincendio in azienda.

DM 01/09/2021, soprannominato Decreto controlli

È incentrato sui criteri generali per la manutenzione, il controllo periodico e la sorveglianza degli impianti antincendio dei quali stabilisce che debbano essere effettuati esclusivamente da tecnici manutentori qualificati, quindi da appositi tecnici in possesso dei requisiti tecnico-professionali stabiliti nell’allegato II del medesimo decreto.

Viene, inoltre, ribadito l’obbligo, già previsto nel DM 10/03/1998, a carico del datore di lavoro, di istituire e tenere aggiornato un registro dei controlli, in cui documentare tutti gli interventi e le ispezioni effettuate su impianti, attrezzature e dispositivi di sicurezza antincendio.

 DM 02/09/2021 definito in breve, Decreto GSA

Novità salienti per quanto riguarda i criteri per la gestione dei luoghi di lavoro in esercizio e in emergenza e le caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e protezione.

La novità principale riguarda il fatto che il rischio incendio non viene valutato sul numero complessivo dei lavoratori, ma solo sulla base del numero effettivo degli occupanti all’interno dell’attività.  Il DM stabilisce:

  • nuovi obblighi del datore di lavoro riguardo la redazione del piano di emergenza che dovrà essere presente nelle aziende che occupano più di 10 lavoratori, le aziende soggette al DPR 151/2011 e quindi al controllo dei VVF i luoghi aperti al pubblico in cui possano essere contemporaneamente presenti più di 50 persone.
  • un ulteriore obbligo a carico del datore di lavoro di coordinare il proprio piano di emergenza con quelli delle aziende che coabitano nello stesso edificio.
  • cambia la classica suddivisione delle categorie di rischio, ( i rischi: basso, medio, alto diventano i livelli: 1, 2, 3)
  • cambiano le disposizioni riguardanti le metodologie didattiche, la periodicità e la durata della formazione degli addetti antincendio: per esempio viene introdotta l’alternativa della videoconferenza sincrona alla tradizionale formazione in aula per la parte teorica e la parte pratica, per cui è ammessa esclusivamente la formazione in presenza, diventa obbligatoria anche per le aziende di livello I (ex rischio basso).
  • la frequenza dell’aggiornamento della formazione sarà quinquennale e i corsi dovranno essere tenuti esclusivamente da docenti in possesso dei requisiti stabiliti dall’art 6 del medesimo decreto.

 DM 03/09/2021 soprannominato “Mini Codice”

Chiudiamo con il DM 03/09/2021 che stabilisce i criteri per la realizzazione e l’esercizio della sicurezza antincendio per le attività a rischio basso, non comprese nell’Allegato I al DPR 151/2011, non dotate di RTV e che non raggiungono i limiti indicati nell’Allegato I allo stesso Mini Codice.

Questo decreto ricalca in tutto e per tutto l’approccio del Codice di prevenzione incendi e la sua metodologia di valutazione del rischio, ma ne semplifica e razionalizza le strategie alla luce della complessità dell’attività lavorativa.

 

Il datore di lavoro, garante dell’attività, ha dunque a disposizione validi strumenti, forniti dai tre decreti, per attuare la sicurezza antincendio attraverso interventi mirati e misure efficaci di prevenzione e protezione che riguardino la compartimentazione antincendio, il controllo, la rilevazione e l’allarme antincendio, gli impianti di controllo ed estinzione dei fumi e del calore, l’esodo. Ha a disposizione, soprattutto, un’opportunità di crescita aziendale, oltre che personale e professionale, grazie alla migliorata qualificazione degli addetti, dei formatori, dei manutentori, in una parola di tutti i professionisti della sicurezza.

Ci auguriamo tutti che riesca a coglierla!

 

   di Barbara Balocco  Tecnico e formatore per la prevenzione nei luoghi di lavoro, da non molto tempo ho fatto della sicurezza dei lavoratori la missione personale, profondamente convinta che, se tutti acquisissero la giusta consapevolezza, gli ambienti di lavoro smetterebbero di essere un luogo di paura, pericolo e troppo spesso, di morte.

 

 

Sistemi di monitoraggio digitale:

implicazioni per la sicurezza e la salute dei lavoratori

“Il ricorso a sistemi di monitoraggio digitale ai fini della salute e della sicurezza sul lavoro (SSL), quali applicazioni, telecamere e dispositivi indossabili, può rendere i luoghi di lavoro più sicuri. Indipendentemente dal fatto che siano usati a fine proattivo (di prevenzione) o reattivo (di mitigazione), il buon funzionamento di tali sistemi dipende spesso dall’accuratezza dei dati che acquisiscono e analizzano. È altrettanto importante che datori di lavoro e dipendenti dispongano delle informazioni necessarie per soppesare vantaggi e svantaggi nonché agevolare un’adozione efficace dei suddetti sistemi.

A seguire Vi lascio i link per leggere due relazioni che evidenziano le opportunità e le problematiche legati all’implementazione di questi sistemi intelligenti di monitoraggio in tema di SSL.

  • “Smart digital monitoring systems for occupational safety and health: uses and challenges” che analizza gli scopi e gli utilizzi

Da “European Agency for Safety and Health at Work”  ISBN: ISBN: 978-92-9479-933-3  Reproduction is authorised provided the source is acknowledged.

© European Agency for Safety and Health at Work, 2022

https://osha.europa.eu/it/publications/smart-digital-monitoring-systems-occupational-safety-and-health-uses-and-challenges

  • “Smart digital monitoring systems for occupational safety and health: workplace resources for design, implementation and use” che presenta esempi di buone prassi d’integrazione di tali sistemi

Da “European Agency for Safety and Health at Work”  ISBN: 978-92-9479-932-6 Reproduction is authorised provided the source is acknowledged.

© European Agency for Safety and Health at Work, 2022

https://osha.europa.eu/it/publications/smart-digital-monitoring-systems-occupational-safety-and-health-workplace-resources-design-implementation-and-use

 

Il cambiamento in corso nel campo della prevenzione e protezione della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro è dirompente.

Nei settori ad alto rischio per la SSL si rileva un interesse crescente per queste tecnologie che impattano sia sulle singole attività e sulle attrezzature utilizzate dai lavoratori, che sull’organizzazione del luogo di lavoro.

Le nuove tecnologie e le soluzioni digitali offrono modelli di processo gestionale impensabili sino a poco tempo fa.

Una carrellata sulle soluzioni più innovative:

  • Identificazione personalizzata e puntuale dei rischi a cui è esposto un lavoratore (calore, pressione, rumore, polveri, emissioni di sostanze chimiche, radiazioni, vibrazioni)
  • Esposizione a rischi ergonomici (Accellerometri indossabili, identificazione delle posture incongrue con applicazioni IoT, esoscheletri attivi e passivi, robot collaborativi)
  • Monitoraggio dell’accesso a zone di rischio (Identificatori di prossimità, identificazione individuale, identificazione antropometrica del corretto uso dei DPI, Indumenti protettivi attivi)
  • Identificazione di comportamenti anomali ( RFID – Sigla di radio frequency identificationche indica una tecnologia per la localizzazione di oggetti mediante segnali radio, deep learning – tecnica di apprendimento in cui si espongono reti neurali artificiali a vaste quantità di dati, in modo che possano imparare a svolgere compiti – applicato agli attrezzi di lavoro e ai DPI)
  • Identificazione di stati di salute problematici (monitoraggio costante dei parametri di salute)
  • Valutazione del rischio costante in remoto e ispezioni online (sistemi di Check supportati dall’IoT)
  • Formazione per la sicurezza in realtà aumentata e virtuale
  • Localizzazione in tempo reale delle emergenze

…e dei modelli di integrazione delle nuove tecnologie più innovativi

  • Scambio di informazioni di processo in tempo reale
  • Avvertimento ed informazione puntuale dei lavoratori/lavoratrici più vulnerabili (i.e gestanti)
  • Presa in carico puntuale delle necessità dei lavoratori
  • Adattamento al ritmo della tecnologia

Le sfide poste dalla trasformazione digitale all’industria 4.0 e non solo

Come in ogni campo in cui negli ultimi anni si sta approcciando ad un uso più massiccio dell’intelligenza artificiale, anche in questo caso, a fronte dei tanti vantaggi analizzati, ci sono aree di perplessità.

I temi del possibile monitoraggio dei lavoratori, della tutela della Privacy e della riservatezza dei dati richiedono un’adeguata informazione e formazione dei soggetti interessati, ma direi di tutti noi, in quanto fruitori di tecnologia.

Sistemi basati sull’AI che registra e trasmette dati in tempo reale ( pensiamo a tutti i dispositivi indossabili che per esempio, monitorano le prestazioni di logistica consegna/ritiro materiali, geolocalizzazione per chi effettua il ritiro dei rifiuti, app su smartphone, etc…), richiedono nuovi codici di condotta e protocolli aziendali e se da un lato si diffonde l’uso della tecnologia, dall’altro è anche necessario un grande lavoro di ottimizzazione dei processi di comunicazione interna aziendale mirati a rendere fluida e trasparente la gestione dei dati e delle informazioni.

È importante che le aziende lavorino sui processi di employee advocacy aziendale coinvolgendo i loro dipendenti e collaboratori per farli sentire parte di un organismo , che sì è digitalizzato, ma è anche “umano e vivente”. Non si devono trascurare i nuovi fattori di rischio, come quelli psicosociali.

Da un lato gli obblighi informativi in capo al datore di lavoro, dall’altro le necessarie tutele della sicurezza e salute sul luogo di lavoro e in mezzo il pericolo che un’eccessiva diffusione di informazioni, anche se a scopo di tutela, metta in pericolo la sicurezza stessa dei sistemi.

La trasformazione digitale è ormai in piena realizzazione se pensiamo che oggi il 64,4% della popolazione ha un accesso a internet a passa in media 6h,37min al giorno ad utilizzarlo (dati Report We Are Social 2023), le nuove tecnologie devono essere integrate, ma richiedono, a nostro parere da parte di ogni cittadino e quindi anche di ogni lavoratore:

  • consapevolezza
  • trasparenza
  • formazione e informazione

… incuriositi? Noi molto e continueremo a seguire questo tema.

Marco (con l’intervento di Alessandra per la parte di trasformazione digitale)

Comunità energetiche rinnovabili

Prosumer: “il destinatario di beni e di servizi che non si limita al ruolo passivo di consumatore, ma partecipa attivamente alle diverse fasi del processo produttivo.” Quando il “bene” è l’energia, allora, parlare di Produttore / Consumatore di energia, sottintende una rivoluzione copernicana nell’approccio al consumo energetico.

A monte del concetto di Prosumer probabilmente ciò che sarà il futuro della produzione e consumo di energia, le CER – COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI: raggruppamento di utenti energetici che, attraverso l’adesione volontaria ad un soggetto giuridico, cooperano con l’obiettivo di produrre, gestire ed utilizzare l’energia attraverso uno più impianti di autoproduzione energetica locale.

Le comunità energetiche rinnovabili possono essere costituite attraverso modelli differenti, tutti accomunati dal medesimo obiettivo: autoprodurre e rendere disponibile energia rinnovabile a prezzi accessibili ai propri membri.

Le parole chiave per una Comunità energetica rinnovabile sono il decentramento e la localizzazione delle produzioni e dei consumi energetici: l’energia diventa risorsa a KM 0. Mediante la collaborazione fra soggetti molto diversi (cittadini, attività commerciali, imprese, diverse realtà territoriali anche pubbliche, diventa realizzabile l’obiettivo di produrre, consumare e scambiare energia in un’ottica di autoconsumo e cooperazione.

Le idee vincenti dietro alle Comunità energetiche rinnovabili sono diverse, eccone alcune:

  • Decentramento della produzione energetica: non più pochi impianti per la produzione di energia da fossili, l’energia prodotta dove e quando la si consuma
  • Economie di scala per l’installazione degli impianti
  • Efficientamento: si ottimizzano mettendo a fattor comune gli impianti produzioni e stili di consumo con dinamiche differenti
  • Sganciamento dalle dinamiche – e dalle crisi – di mercato
  • Produzioni ecosostenibili e progressivo sganciamento dal fossile
  • Sganciamento dal modello che privilegia una sola fonte di produzione rinnovabile

Siete interessati a questo argomento?

Seguite i prossimi articoli e le newsletter sul tema: partirà un progetto didattico sul tema per le quattro prime annualità dei corsi dell’ITS ENERGIA PIEMONTE, di cui vi racconteremo.

Per intanto vi lascio alcuni link utili:

Il simulatore per valutare soluzioni differenti per le CER, dal Sito del GSE: molto ben fatto e ricco di opzioni.

https://www.gse.it/media/comunicati/comunita-energetiche-sul-portale-gse-il-simulatore-per-valutare-la-convenienza

e le nuove funzionalità del simulatore

https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Comunicati/CS_Portale_autoconsumo_nuove_funzionalita.pdf

 

A presto, restate sintonizzati

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Preposto Sicurezza

Responsabilità Datoriale e nomina del Preposto, l’individuazione del preposto e la valutazione della sua idoneità a ricoprire il ruolo.

La legge 17 dicembre 2021, n. 215 (di conversione del decreto legge n. 146/2021, «Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze  indifferibili») in vigore dal 21 dicembre 2021, ha modificato il TESTO UNICO SULLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO prevedendo che la figura del preposto per la sicurezza sia individuata con atto esplicito.

E’ evidente che la nomina del preposto per ciò stesso, debba essere suffragata da una valutazione in merito all’idoneità del soggetto individuato a ricoprire tale ruolo e che tale valutazione debba essere fatta PRIMA di tale nomina, come confermato dalla Sentenza della Corte di Cassazione riportata di seguito.

La scelta di un soggetto che i fatti dimostreranno essere inadeguata, comporterà la “culpa in eligendo”, espressione che sta ad indicare che sarà imputabile a chi sceglie (normalmente il datore di lavoro, o un dirigente) la colpa della scelta inappropriata causata dalla leggerezza di non aver scelto correttamente il soggetto, come confermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza di seguito riportata.

E’ quindi necessario che la valutazione avvenga preventivamente alla nomina e sia suffragata da evidenze che ne consentano la valutazione: tutto molto lineare e incontestabile nel momento in cui siano presenti titoli di studio formali, ma nel momento in cui il preposto da nominare (spesso già Preposto di Fatto) non abbia tali titoli ed abbia acquisito competenze conformi al ruolo di preposto attraverso l’esperienza lavorativa?

Riteniamo che sia interessante poter intercettare le competenze non formali di un soggetto facendo riferimento alla possibilità, offerta dalla Regione Piemonte, di Individuazione Validazione e Certificazione delle competenze, il servizio della Regione Piemonte che certifica le esperienze con un attestato spendibile nel mondo del lavoro cfr. https://www.regione.piemonte.it/web/temi/istruzione-formazione-lavoro/formazione-professionale/certificazione-delle-competenze/servizi-certificazione-delle-competenze-ivc

Se tale possibilità può essere per Voi interessante, contattatemi all’indirizzo marco.comazzi@waldenconsulenze.it, in qualità di Esperto in Tecniche di Certificazione della Regione Piemonte mi occupo di tali progetti per il Consorzio Aggiornamento Aziendale e professionale https://www.caacorsitorino.it/ .

E’ un percorso finanziato con le risorse del Fondo Sociale Europeo, gratuito e individuale, a richiesta del soggetto interessato.

 

Articolo 18 del D.Lgs. n. 81/2008  – Obblighi del datore di lavoro e del dirigente

1 -b-bis) “individuare il preposto o i preposti per l’effettuazione delle attività di vigilanza di cui all’articolo 19. I contratti e gli accordi collettivi di lavoro possono stabilire l’emolumento spettante al preposto per lo svolgimento delle attività di cui al precedente periodo. Il preposto non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività”.

Lettera introdotta dalla Legge 17 dicembre 2021, n. 215 (G.U. Serie Generale n. 301 del 20/12/2021) di conversione del Decreto-Legge 21 ottobre 2021, n. 146 recante “Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”

 

Articolo 26 del D.Lgs. n. 81/2008 Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione comma 8 bis “nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, i datori di lavoro appaltatori e subappaltatori devono indicare espressamente al datore di lavoro committente il personale che svolge la funzione di preposto”.

Comma introdotto dalla Legge 17 dicembre 2021, n. 215 (G.U. Serie Generale n. 301 del 20/12/2021) di conversione del Decreto-Legge 21 ottobre 2021, n. 146 recante “Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”.

La sentenza della Corte di Cassazione Penale Sezione IV  n. 29113 del 25 giugno 2018

E’ chiaro che siffatta valutazione non può che essere fatta ex ante, perché altrimenti la sussistenza della culpa in eligendo coinciderebbe tout court con l’ipotesi di accadimento dell’infortunio, laddove questo si debba riferire all’inadeguatezza dell’operato del preposto nell’occasione di specie, indipendentemente dalla corretta valutazione della sua qualifica, della sua conoscenza della specifica normativa applicabile, della sua formazione e delle sue capacità operative in sede di nomina. Se la valutazione avviene ex post, infatti, va da sé la sussistenza dell’errore nella scelta della persona cui affidare la posizione di garanzia, in quanto ciò che doveva essere previsto ed evitato dal preposto è invece accaduto. Così inquadrata la responsabilità in eligendo non può dimenticarsi che, allorquando intervenga un accadimento lesivo dell’integrità fisica del lavoratore e ciò si concreti per difetto dell’attività del preposto, spetta al datore di lavoro provare che quest’ultimo era idoneo alla funzione rivestita.”