ChatGPT

Qualche settimana fa stavo leggendo Topolino (eh sì, sono una fedele lettrice, tra alti e bassi, praticamente da sempre) e vi ho trovato una breve storia seguita da un’interessante intervista a Davide Morosinotto (giornalista) che trattava proprio di AI.

Bello, la costruzione dei contenuti di questo “giornalino” è spesso acuta e punta dritto a spiegare i temi del momento con approccio adeguato a tutte le età.

– Archimede Pitagorico alle prese con una delle sue invenzioni, una “macchina auto-apprendente” destinata ad essere un antifurto per Zio Paperone, decide di testarla iscrivendola ad un torneo di scacchi dove dovrà difendere dagli “attacchi” dei campioni. La macchina funziona e sconfigge un avversario dopo l’altro fino al confronto finale con il campione in carica, finora imbattuto. Prima della finale, però, la macchina trascorre la notte giocando con il custode, il papero più strambo della banda Disney, Paperoga, che con il suo approccio non convenzionale alla vita, sconvolge il meccanismo di apprendimento della macchina che comincia a giocare in modo pazzo, con mosse azzardate, mandando in tilt il super campione. –

Bene, vi ho spoilerato il racconto, ma confesso che nella sua semplicità, unita alla lettura dell’intervista, mi ha fatto venire la voglia di scrivere anche io le mie riflessioni circa il ruolo che ChatGPT, ed i suoi discendenti, avranno nel mio lavoro nell’immediato futuro.

Cambierà il lavoro mio e di chi lavora con i contenuti a scopo di marketing? Credo proprio di sì.
Mi fa paura? Temo di perdere il lavoro? Credo di no.
La uso e/o la userò? Certo! (anzi io che sono curiosa di nascita, devo frenare la mia voglia di testarla)

L’AI non è arrivata oggi, era già ampiamente utilizzata e anche con risultati molto interessanti, per quanto mi riguarda mio papà mi ha cresciuta dicendomi sempre che il progresso non si può fermare, che bisogna cercare di studiarlo e poi ragionare con la propria testa, per integrarlo nella propria vita, quindi eccomi qua alle prese con “le prove”.

ChatGPT: un’AI al servizio della scrittura

Oggi uso (e ai miei clienti consiglio di usare) ChatGPT soprattutto per:

  • Confrontarmi: metto nel prompt gli stessi dati da cui sono partita io per realizzare un contenuto e vedo cosa invece, propone lei;
  • Correggere: le do in pasto un mio articolo chiedendo di correggerlo e così elimina eventuali errori di battitura;
  • Suggerire: capita a tutti il panico della pagina bianca, ecco io uso ChatGPT per sbloccarmi le idee quando non riesco ad iniziare;

Ho, inoltre, provato un po’ di tutto: ricerca parole chiave, scrittura di Title e description, redazione post social, brevi testi e simili.

Principalmente posso dire che mi aiuta a risparmiare tempo, o meglio, ad ottimizzarlo, così da potermi dedicare con più attenzione ad altri aspetti.

Ho anche acquistato e seguito con grande interesse un corso avanzato di Ninja Academy perché mi piace approfondire e ascoltando dei bravi tecnici, ho capitalizzato spunti importanti.

Questo percorso di scoperta, infine, ha anche nutrito la mia continua curiosità quando ho scoperto, dall’articolo su Topolino, che esiste un libro per bambini realizzato dall’AI , “La volpe e il futuro: Un favola illustrata per bambini sull’importanza dell’amicizia e della tecnologia” ed essendo curiosa l’ho cercato e ne ho letto le recensioni: quasi tutte positive. L’aspetto apprezzato dai genitori è che introduce i bambini all’importanza della tecnologia, ma senza trascurare i valori, come l’amicizia e l’impegno.  Una nota posta nella pagina Amazon di vendita ricorda che si tratta del  il primo libro per bambini in italiano co-scritto and co-illustrato tramite AI.

“co-scritto” e “co-illustrato”, quindi anche qui, l’AI “ha aiutato” nella realizzazione.

Cosa deduco, ad oggi, dalla mia esperienza e cosa dico ai miei clienti?

L’AI è sicuramente uno strumento utile.

ChatGPT l’ha democratizzata rendendola accessibile a tutti, poiché gratuita nella versione base e quindi, come per tutti gli strumenti, il suo impatto, sono fermamente convinta, che dipenderà dall’uso che noi esseri umani pensanti, ne faremo.

Per quanto riguarda la mia esperienza, ho sempre ottenuto risultati interessanti utilizzandola, ma che nella sostanza, hanno aiutato me a ragionare meglio e non sicuramente utilizzabili con copia/incolla.

Non sono un tecnico e non pretendo di esserlo, il mio utilizzo è superficiale, ne sono conscia, ma sono un formatore e come tale mi piace parlare di ciò che io stessa ho testato, sto imparando anche io. I miei prompt diventano di settimana in settimana sempre più precisi e di conseguenza noto che le risposte diventano più pertinenti e i suggerimenti che do in aula, sempre più utili.

Certamente continuerò a studiarla e ad usarla (dichiarandolo quando sia il caso), ma dico sempre ai miei allievi che la curiosità ed il pensiero laterale sono due aspetti fondamentali dell’attività di Content Marketing e per me sono anche la parte più divertente, quindi, almeno per un po’ spero di poter continuare a divertirmi!

 

P.S. Ho chiesto a ChatGPT: “Puoi scrivere un P.S. simpatico in merito all’articolo?” –
Risposta:” Certo! Eccolo: P.S. Ricorda, non è mai troppo tardi per iniziare a prendersi cura di se stessi e della propria salute mentale. Non abbiate paura di chiedere aiuto se ne avete bisogno!”

Ok, i casi sono tre:

  1. pensa che sono matta;
  2. non ha capito la domanda (premesso che prima gli avevo fatto leggere e commentare l’articolo e aveva capito benissimo il contenuto!!!! 
  3. è andata oltre, è consapevole di quanto ci arrovelliamo il cervello sui nostri contenuti e invita a non vergognarci a farci aiutare dall’AI
la nuova normativa antincendio

La nuova normativa antincendio:

cosa cambia con l’abrogazione del DM 10/03/1998

Dopo più di 20 anni, lo storico DM 10/03/1998 recante i “criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro” va in pensione.

Progressivamente aggiornato ed arricchito da una normativa sempre più prestazionale, risulta definitivamente abrogato in seguito all’entrata in vigore dei nuovi decreti : DM 1/09/2021, DM 02/09/2021 e DM 03/09/2021, avvenuta nel settembre del 2022, un anno dopo la loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

La nuova normativa accompagnerà quella vigente in materia antincendio specifica per le attività soggette ( il DPR 151/2011 e il DM 3/08/2015 detto “codice prevenzione incendi”, aggiornato nella nuova edizione del 27 ottobre 2022), introducendo alcune novità riguardanti la realizzazione e l’esercizio della sicurezza antincendio in azienda.

DM 01/09/2021, soprannominato Decreto controlli

È incentrato sui criteri generali per la manutenzione, il controllo periodico e la sorveglianza degli impianti antincendio dei quali stabilisce che debbano essere effettuati esclusivamente da tecnici manutentori qualificati, quindi da appositi tecnici in possesso dei requisiti tecnico-professionali stabiliti nell’allegato II del medesimo decreto.

Viene, inoltre, ribadito l’obbligo, già previsto nel DM 10/03/1998, a carico del datore di lavoro, di istituire e tenere aggiornato un registro dei controlli, in cui documentare tutti gli interventi e le ispezioni effettuate su impianti, attrezzature e dispositivi di sicurezza antincendio.

 DM 02/09/2021 definito in breve, Decreto GSA

Novità salienti per quanto riguarda i criteri per la gestione dei luoghi di lavoro in esercizio e in emergenza e le caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e protezione.

La novità principale riguarda il fatto che il rischio incendio non viene valutato sul numero complessivo dei lavoratori, ma solo sulla base del numero effettivo degli occupanti all’interno dell’attività.  Il DM stabilisce:

  • nuovi obblighi del datore di lavoro riguardo la redazione del piano di emergenza che dovrà essere presente nelle aziende che occupano più di 10 lavoratori, le aziende soggette al DPR 151/2011 e quindi al controllo dei VVF i luoghi aperti al pubblico in cui possano essere contemporaneamente presenti più di 50 persone.
  • un ulteriore obbligo a carico del datore di lavoro di coordinare il proprio piano di emergenza con quelli delle aziende che coabitano nello stesso edificio.
  • cambia la classica suddivisione delle categorie di rischio, ( i rischi: basso, medio, alto diventano i livelli: 1, 2, 3)
  • cambiano le disposizioni riguardanti le metodologie didattiche, la periodicità e la durata della formazione degli addetti antincendio: per esempio viene introdotta l’alternativa della videoconferenza sincrona alla tradizionale formazione in aula per la parte teorica e la parte pratica, per cui è ammessa esclusivamente la formazione in presenza, diventa obbligatoria anche per le aziende di livello I (ex rischio basso).
  • la frequenza dell’aggiornamento della formazione sarà quinquennale e i corsi dovranno essere tenuti esclusivamente da docenti in possesso dei requisiti stabiliti dall’art 6 del medesimo decreto.

 DM 03/09/2021 soprannominato “Mini Codice”

Chiudiamo con il DM 03/09/2021 che stabilisce i criteri per la realizzazione e l’esercizio della sicurezza antincendio per le attività a rischio basso, non comprese nell’Allegato I al DPR 151/2011, non dotate di RTV e che non raggiungono i limiti indicati nell’Allegato I allo stesso Mini Codice.

Questo decreto ricalca in tutto e per tutto l’approccio del Codice di prevenzione incendi e la sua metodologia di valutazione del rischio, ma ne semplifica e razionalizza le strategie alla luce della complessità dell’attività lavorativa.

 

Il datore di lavoro, garante dell’attività, ha dunque a disposizione validi strumenti, forniti dai tre decreti, per attuare la sicurezza antincendio attraverso interventi mirati e misure efficaci di prevenzione e protezione che riguardino la compartimentazione antincendio, il controllo, la rilevazione e l’allarme antincendio, gli impianti di controllo ed estinzione dei fumi e del calore, l’esodo. Ha a disposizione, soprattutto, un’opportunità di crescita aziendale, oltre che personale e professionale, grazie alla migliorata qualificazione degli addetti, dei formatori, dei manutentori, in una parola di tutti i professionisti della sicurezza.

Ci auguriamo tutti che riesca a coglierla!

 

   di Barbara Balocco  Tecnico e formatore per la prevenzione nei luoghi di lavoro, da non molto tempo ho fatto della sicurezza dei lavoratori la missione personale, profondamente convinta che, se tutti acquisissero la giusta consapevolezza, gli ambienti di lavoro smetterebbero di essere un luogo di paura, pericolo e troppo spesso, di morte.

 

 

creare contenuti efficaci

Stavo gironzolando su Instagram e ho visto un mio contatto parlare positivamente di un prodotto cosmetico. Incuriosita sono andata al sito per saperne di più e ho fatto tutto ciò che normalmente i potenziali clienti fanno, nel processo di fruizione dei contenuti ed acquisizione d’informazioni su prodotti per loro nuovi.

Mi sono imbattuta anche qui, nella difficoltà di rendere accessibili a non tecnici, concetti articolati, un aspetto che molte volte riscontro e su cui lavoro con ogni cliente e ogni aula di studenti che trattino argomenti tecnici.

Ho chiesto a Google “cosmetici ecobio cosa vuol dire?”

Risposta in evidenza: “in estrema sintesi: un cosmetico viene considerato «clean» o «ecobio» quando formulato con materie prime provenienti dal mondo vegetale, non tossiche per gli organismi viventi, rapidamente biodegradabili ed estratte con metodi non inquinanti.”

Capito!

E ora mi chiedo, ma perché su un sito di una casa produttrice di cosmetici “ecobio” raramente lo trovo scritto così chiaramente? Certo, è un’estrema semplificazione, lo capisco.

Non è una risposta “tecnica”. Dire invece, che quel prodotto, per esempio, “non usa siliconi”, è apparentemente più professionale. Per il consumatore finale però, il termine “silicone” è spesso una “parola vuota” dal significato incerto a cui fatica ad associare un’immagine chiara. Usandola si rischia di non trasmettere interamente il valore del prodotto e di perdere l’efficacia della comunicazione.

Come semplificare i contenuti tecnici per un pubblico non specializzato?

Trovare il modo efficace di trasmettere contenuti fortemente tecnici, rendendoli comprensibili ai non addetti ai lavori e conservandone il valore senza banalizzarli, è molto importante e richiede un po’ di lavoro sui testi.

Chi legge cerca sempre di ricondurre a forme conosciute e che gli trasmettano un senso di realtà, quindi lavorare sulla traduzione di definizioni tecniche complesse, significa spesso spezzare il concetto in una serie di sotto-concetti che siano riferibili al mondo di chi legge.

Un consiglio che trovo utile è quello di iniziare utilizzando il dizionario dei sinonimi e dei contrari o un vocabolario e provare a vedere se tra i termini e le definizioni proposte ce ne sono altre che rimandino a mondi più vicini al nostro lettore.

Ho provato a cercare in questo caso: “sinonimo di ecobio” e ho trovato che la Treccani propone: “Che risponde ai criteri della biologia rispettosa dell’ambiente naturale – composto dal confisso eco- aggiunto all’agg. biologico.”

È già più comprensibile, ma ancora troppo generico: il cosmetico in questione contiene ingredienti derivati dall’agricoltura biologica? Ingredienti biodegradabili? Ingredienti naturali?

Rispondere a queste domande potrebbe essere un modo per dare dettagli chiarificatori, attenzione però. Immaginiamo che il nostro cosmetico usi ingredienti naturali a questo punto non lavoriamo sugli ingredienti che NON include, come paraffina, parabeni, oli naturali (di nuovo parole vuote), usiamo invece i nomi degli ingredienti naturali che contiene, magari “mango, limone ( estratti di frutta), passiflora edulis (estratto dal fiore), etc…”.

Sono tutti elementi più comprensibili.

Può sembrare banale, ma spesso sono proprio gli elementi più semplici i primi a sfuggire di mano perché si tende a darli per scontati.

Pensare a chi leggerà

Il principio guida quando si scrivono contenuti, dovrebbe essere quello di pensare a chi li leggerà, qual è il suo linguaggio, il suo possibile livello di conoscenza di quell’argomento, quali parole usa quando si riferisce a quel tema.

Due accorgimenti che uso spesso e mi sento di suggerire, sono:

  • leggere le FAQ dei siti sul tema per valutare quali sono i punti deboli della comunicazione per i potenziali lettori e capire qual è il lessico da loro utilizzato;
  • fare ricerche per hashtag significativi sui vari social e leggere post e commenti. Aiuta a comprendere come altri utenti parlano del tema e quali parole scelgono

Riportare i concetti ad avere perimetri conosciuti, costruire contenuti che facciano riferimento a casi pratici, spezzare i concetti complessi in concetti più semplici costruendo un percorso di avvicinamento, tenendo sempre in considerazione la tipologia di utente a cui sono rivolti, aiuta non solo a «farsi leggere», ma anche a vendere, quando vengono riportati in un funnel di vendita.

Proporre il giusto messaggio ad ogni fase di avvicinamento verso l’azione per noi desiderata, (che non sempre è solo l’acquisto finale) serve a dare le giuste risposte e i giusti incentivi ad agire.

Dare risposte chiare è fondamentale per costruire la fiducia e sviluppare l’empatia.

Provate Voi

Scegliete un termine tecnico del vostro settore, provate a cercare sinonimi e a costruire frasi semplici come se doveste spiegarlo ad una persona che non parla la vostra lingua e quindi non ha gli stessi vostri riferimenti linguistici.
Ci siete riusciti?

 

P.S. Se vi appassiona la storia dell’antico Egitto, seguite il Museo Egizio di Torino sui suoi canali social (vedi il  Canale YouTube).Sta facendo un ottimo lavoro di divulgazione dei suoi contenuti, riuscendo a portare al grande pubblico, in maniera chiara, temi talvolta molto complessi.

Sistemi di monitoraggio digitale:

implicazioni per la sicurezza e la salute dei lavoratori

“Il ricorso a sistemi di monitoraggio digitale ai fini della salute e della sicurezza sul lavoro (SSL), quali applicazioni, telecamere e dispositivi indossabili, può rendere i luoghi di lavoro più sicuri. Indipendentemente dal fatto che siano usati a fine proattivo (di prevenzione) o reattivo (di mitigazione), il buon funzionamento di tali sistemi dipende spesso dall’accuratezza dei dati che acquisiscono e analizzano. È altrettanto importante che datori di lavoro e dipendenti dispongano delle informazioni necessarie per soppesare vantaggi e svantaggi nonché agevolare un’adozione efficace dei suddetti sistemi.

A seguire Vi lascio i link per leggere due relazioni che evidenziano le opportunità e le problematiche legati all’implementazione di questi sistemi intelligenti di monitoraggio in tema di SSL.

  • “Smart digital monitoring systems for occupational safety and health: uses and challenges” che analizza gli scopi e gli utilizzi

Da “European Agency for Safety and Health at Work”  ISBN: ISBN: 978-92-9479-933-3  Reproduction is authorised provided the source is acknowledged.

© European Agency for Safety and Health at Work, 2022

https://osha.europa.eu/it/publications/smart-digital-monitoring-systems-occupational-safety-and-health-uses-and-challenges

  • “Smart digital monitoring systems for occupational safety and health: workplace resources for design, implementation and use” che presenta esempi di buone prassi d’integrazione di tali sistemi

Da “European Agency for Safety and Health at Work”  ISBN: 978-92-9479-932-6 Reproduction is authorised provided the source is acknowledged.

© European Agency for Safety and Health at Work, 2022

https://osha.europa.eu/it/publications/smart-digital-monitoring-systems-occupational-safety-and-health-workplace-resources-design-implementation-and-use

 

Il cambiamento in corso nel campo della prevenzione e protezione della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro è dirompente.

Nei settori ad alto rischio per la SSL si rileva un interesse crescente per queste tecnologie che impattano sia sulle singole attività e sulle attrezzature utilizzate dai lavoratori, che sull’organizzazione del luogo di lavoro.

Le nuove tecnologie e le soluzioni digitali offrono modelli di processo gestionale impensabili sino a poco tempo fa.

Una carrellata sulle soluzioni più innovative:

  • Identificazione personalizzata e puntuale dei rischi a cui è esposto un lavoratore (calore, pressione, rumore, polveri, emissioni di sostanze chimiche, radiazioni, vibrazioni)
  • Esposizione a rischi ergonomici (Accellerometri indossabili, identificazione delle posture incongrue con applicazioni IoT, esoscheletri attivi e passivi, robot collaborativi)
  • Monitoraggio dell’accesso a zone di rischio (Identificatori di prossimità, identificazione individuale, identificazione antropometrica del corretto uso dei DPI, Indumenti protettivi attivi)
  • Identificazione di comportamenti anomali ( RFID – Sigla di radio frequency identificationche indica una tecnologia per la localizzazione di oggetti mediante segnali radio, deep learning – tecnica di apprendimento in cui si espongono reti neurali artificiali a vaste quantità di dati, in modo che possano imparare a svolgere compiti – applicato agli attrezzi di lavoro e ai DPI)
  • Identificazione di stati di salute problematici (monitoraggio costante dei parametri di salute)
  • Valutazione del rischio costante in remoto e ispezioni online (sistemi di Check supportati dall’IoT)
  • Formazione per la sicurezza in realtà aumentata e virtuale
  • Localizzazione in tempo reale delle emergenze

…e dei modelli di integrazione delle nuove tecnologie più innovativi

  • Scambio di informazioni di processo in tempo reale
  • Avvertimento ed informazione puntuale dei lavoratori/lavoratrici più vulnerabili (i.e gestanti)
  • Presa in carico puntuale delle necessità dei lavoratori
  • Adattamento al ritmo della tecnologia

Le sfide poste dalla trasformazione digitale all’industria 4.0 e non solo

Come in ogni campo in cui negli ultimi anni si sta approcciando ad un uso più massiccio dell’intelligenza artificiale, anche in questo caso, a fronte dei tanti vantaggi analizzati, ci sono aree di perplessità.

I temi del possibile monitoraggio dei lavoratori, della tutela della Privacy e della riservatezza dei dati richiedono un’adeguata informazione e formazione dei soggetti interessati, ma direi di tutti noi, in quanto fruitori di tecnologia.

Sistemi basati sull’AI che registra e trasmette dati in tempo reale ( pensiamo a tutti i dispositivi indossabili che per esempio, monitorano le prestazioni di logistica consegna/ritiro materiali, geolocalizzazione per chi effettua il ritiro dei rifiuti, app su smartphone, etc…), richiedono nuovi codici di condotta e protocolli aziendali e se da un lato si diffonde l’uso della tecnologia, dall’altro è anche necessario un grande lavoro di ottimizzazione dei processi di comunicazione interna aziendale mirati a rendere fluida e trasparente la gestione dei dati e delle informazioni.

È importante che le aziende lavorino sui processi di employee advocacy aziendale coinvolgendo i loro dipendenti e collaboratori per farli sentire parte di un organismo , che sì è digitalizzato, ma è anche “umano e vivente”. Non si devono trascurare i nuovi fattori di rischio, come quelli psicosociali.

Da un lato gli obblighi informativi in capo al datore di lavoro, dall’altro le necessarie tutele della sicurezza e salute sul luogo di lavoro e in mezzo il pericolo che un’eccessiva diffusione di informazioni, anche se a scopo di tutela, metta in pericolo la sicurezza stessa dei sistemi.

La trasformazione digitale è ormai in piena realizzazione se pensiamo che oggi il 64,4% della popolazione ha un accesso a internet a passa in media 6h,37min al giorno ad utilizzarlo (dati Report We Are Social 2023), le nuove tecnologie devono essere integrate, ma richiedono, a nostro parere da parte di ogni cittadino e quindi anche di ogni lavoratore:

  • consapevolezza
  • trasparenza
  • formazione e informazione

… incuriositi? Noi molto e continueremo a seguire questo tema.

Marco (con l’intervento di Alessandra per la parte di trasformazione digitale)

Strategia web

Strategia web per iniziare

Chi ha provato o sta provando, a costruire una propria strategia on line potrà confermarlo.

Il fatto che il web sia a portata di mano e che tutto sommato ad aprire un profilo social s’impieghi poco tempo, non significa che sia un gioco e tanto meno che si possa iniziare ad avere risultati in poco tempo e non richieda un investimento, almeno in ore di lavoro.

Rendere il web una risorsa di business, richiede l’impegno di creare una strategia, fissare degli obiettivi e poi lavorare per costruire il proprio brand o personal branding.

In pratica non si tratta di (far) fare un sito e pubblicare dei post, ma di strutturare un vero e proprio percorso.

Consiglio n. 1: non iniziare se non si pensa di volerlo fare davvero e con costanza, sarà una parte integrante del lavoro quotidiano.

Consiglio n.2: ricordare però, che “fatto è meglio che perfetto” [Sheryl Sandberg].
Slogan a parte, bisogna superare un bel po’ di timori: che l’idea non sia valida, di “non saper come fare”, di non saper cosa scrivere e/o dire e di vergognarsi ad apparire in prima persona, più altri che via via si presentano lavorandoci. Ecco quindi che l’unico modo per uscirne è creare la base di conoscenze e strumenti necessari ad iniziare e poi, pubblicare. Saranno i risultati a dare le indicazioni più importanti per migliorare e proseguire.

Consiglio n. 3: iniziare strutturando un percorso semplice. Individuare 2-3 punti di contatto in cui è presente il nostro cliente potenziale, non di più. Teniamo conto che ogni canale aperto poi dovrà essere gestito, vero che la capacità di trasformare i contenuti aiuta, in ogni caso meglio ampliare man mano che si prende confidenza con gli strumenti.

Consiglio n. 4: Trasformare i contenuti. Non è necessario gestire un piano editoriale con tanti argomenti differenti. Ogni mese trovate un focus e poi, per esempio, scrivete l’articolo, dall’articolo estrapolate i contenuti per i post e nel caso lo abbiate attivato, il vocale per Telegram e/o i messaggi per il gruppo WhatsApp.

Consiglio n. 5: tenere sotto controllo i dati. Ogni strumento ha le sue statistiche, vero che sono inquinate da tanti fattori (e qui si potrebbe fare un capitolo a parte, scrivetemi un messaggio se vi interessa), ma ci sono e una tendenza la esprimono. Qual è la pagina più visitata? Quanto tempo i lettori restano sul mio blog? Quante interazioni ha avuto il mio post? Tutte informazioni che serviranno dopo un po’ di mesi di attività, per rivalutare i propri obiettivi.

In tutto questo non scordarsi che c’è un Regolamento Generale Privacy (GDPR 2016/679 ) per gestire i dati di clienti reali e potenziali che raccogliamo e esistono normative sul copyright che regolano l’uso di immagini, musiche e contenuti altrui. Ecco perché ho scritto di non iniziare nemmeno, se non si è convinti di portare avanti il progetto e di farlo con una strategia: in questo caso la lodevolissima arte dell’accroccare, che tante volte ci salva, non aiuta a portare concreti risultati di business.

In pratica ogni attività piccola o grande che sia, è diversa, ha dinamiche proprie e non esistono formule magiche valide per tutti, bisogna provare e riprovare, consapevoli che ogni obiettivo raggiunto è la partenza per quello successivo.

Il marketing e la comunicazione, che siano on line o off line, sono attività che non finiscono mai.

P.S. Avete sentito parlare di ChatGPT in queste ultime settimane? È un programma d’intelligenza artificiale aperto a tutti (basta registrarsi), che risponde alle nostre domande con contenuti pertinenti, scrive articoli, post, righe di programmazione; tutti ci stiamo chiedendo se rappresenterà la fine di Google, quali professioni diventeranno obsolete,  quali evoluzioni avrà e come la si possa utilizzare efficacemente nel proprio business.

Bene, al momento è sicuramente divertente provarla, utile magari, per scrivere qualche bel post o articolo “al volo”, ma non è la soluzione in ogni caso, se non si hanno una strategia e degli obiettivi chiari!

Comunità energetiche rinnovabili

Prosumer: “il destinatario di beni e di servizi che non si limita al ruolo passivo di consumatore, ma partecipa attivamente alle diverse fasi del processo produttivo.” Quando il “bene” è l’energia, allora, parlare di Produttore / Consumatore di energia, sottintende una rivoluzione copernicana nell’approccio al consumo energetico.

A monte del concetto di Prosumer probabilmente ciò che sarà il futuro della produzione e consumo di energia, le CER – COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI: raggruppamento di utenti energetici che, attraverso l’adesione volontaria ad un soggetto giuridico, cooperano con l’obiettivo di produrre, gestire ed utilizzare l’energia attraverso uno più impianti di autoproduzione energetica locale.

Le comunità energetiche rinnovabili possono essere costituite attraverso modelli differenti, tutti accomunati dal medesimo obiettivo: autoprodurre e rendere disponibile energia rinnovabile a prezzi accessibili ai propri membri.

Le parole chiave per una Comunità energetica rinnovabile sono il decentramento e la localizzazione delle produzioni e dei consumi energetici: l’energia diventa risorsa a KM 0. Mediante la collaborazione fra soggetti molto diversi (cittadini, attività commerciali, imprese, diverse realtà territoriali anche pubbliche, diventa realizzabile l’obiettivo di produrre, consumare e scambiare energia in un’ottica di autoconsumo e cooperazione.

Le idee vincenti dietro alle Comunità energetiche rinnovabili sono diverse, eccone alcune:

  • Decentramento della produzione energetica: non più pochi impianti per la produzione di energia da fossili, l’energia prodotta dove e quando la si consuma
  • Economie di scala per l’installazione degli impianti
  • Efficientamento: si ottimizzano mettendo a fattor comune gli impianti produzioni e stili di consumo con dinamiche differenti
  • Sganciamento dalle dinamiche – e dalle crisi – di mercato
  • Produzioni ecosostenibili e progressivo sganciamento dal fossile
  • Sganciamento dal modello che privilegia una sola fonte di produzione rinnovabile

Siete interessati a questo argomento?

Seguite i prossimi articoli e le newsletter sul tema: partirà un progetto didattico sul tema per le quattro prime annualità dei corsi dell’ITS ENERGIA PIEMONTE, di cui vi racconteremo.

Per intanto vi lascio alcuni link utili:

Il simulatore per valutare soluzioni differenti per le CER, dal Sito del GSE: molto ben fatto e ricco di opzioni.

https://www.gse.it/media/comunicati/comunita-energetiche-sul-portale-gse-il-simulatore-per-valutare-la-convenienza

e le nuove funzionalità del simulatore

https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Comunicati/CS_Portale_autoconsumo_nuove_funzionalita.pdf

 

A presto, restate sintonizzati

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Personal Branding

Vi siete mai chiesti perché un datore di lavoro, un cliente o un partner dovrebbe scegliervi?

Rispondere a questa domanda, di solito, è il primo passo per impostare una strategia di marketing per un’attività, un nuovo prodotto o un nuovo servizio.

Quando, però, si tratta di Noi può accadere che la bypassiamo concentrandoci sulla presentazione delle conoscenze, sulle capacità e sull’esperienza acquisite.

Giustissimo!

Facciamo però un passo in più.

Proviamo a pensarle come attributi del prodotto/servizio “Noi” e creiamo la nostra strategia per posizionarci sul nostro mercato di riferimento, avendo chiaro e comunicando altrettanto chiaramente, chi siamo, cosa sappiamo fare, come lo facciamo e soprattutto quali benefici possiamo apportare con le nostre capacità, competenze ed esperienza.

In poche parole, forniamo i motivi per sceglierci, differenziandoci dalla concorrenza senza temerla o imitarla.

Non si tratta (solo) di scrivere bene il curriculum, ma di dimostrare con i fatti, vale a dire i nostri contenuti, ciò che sappiamo e siamo. I nostri potenziali clienti (datori di lavoro o partner) non ci scelgono perché siamo professionali, puntuali e precisi, quelle sono doti basilari che proveranno solo dopo averci scelto.

Noi abbiamo bisogno di lavorare sul “prima”, dobbiamo attirare la loro attenzione, dobbiamo fargli sapere che Noi possiamo essere la soluzione del loro problema.

-Bene, allora usiamo i profili social o scriviamo un blog personale per veicolare i nostri contenuti – starete pensando.
-Sì, ma non subito – vi dico io che leggo nei vostri pensieri!

Come primissimo passo bisogna smettere di pensare a Noi e pensare al nostro potenziale cliente: chi è e perché dovrebbe dedicarci del tempo? Quale vantaggio potrebbe vedere nei nostri servizi/prodotti. [suggerimento: creare un elenco su un foglio bianco]

Per esempio: In quale realtà vorrei lavorare? E quale vantaggio potrebbero ottenere dalle mie competenze ed esperienze?

Oppure, cosa concretamente posso proporre al partner commerciale che vorrei coinvolgere? Siamo in una posizione di scambio equo, cioè potremmo avere vantaggi concreti entrambi dalla collaborazione?

Oppure ancora: quali problemi ha il mio cliente e quali io potrei risolvere? Quale vantaggio avrebbe dal mio lavoro o scegliendo il mio prodotto?

Avete scritto le risposte?

Ora possiamo passare al secondo passo e tornare a Noi, scrivendo un elenco delle nostre competenze e annotando i punti di forza e i punti di debolezza (in pratica, in quali attività siamo a nostro agio e siamo apprezzati e su quali attività invece, abbiamo maggiori incertezze).

Fatto?

Ottimo, adesso mettiamo tutte queste informazioni insieme e riassumiamole in una frase:

io, con il mio lavoro di…….. mi rivolgo a………..che hanno questi bisogni ……..e che grazie a me potranno ottenere…….

Esempi:

  1. io, con le mie competenze in materia di Sicurezza sul lavoro, mi rivolgo a studi di consulenza, aziende o organizzazioni che hanno bisogno di aggiornare o redigere il DVR, rivedere l’insieme delle azioni prevenzione e protezione, ripensare ai dispositivi di protezione individuale, (o altro) e grazie alle mie abilità come consulente impareranno ad inquadrare meglio i loro problemi, saranno più consapevoli delle azioni da intraprendere e grazie alle mie competenze tecniche avranno il loro piano di aggiornamento dei documenti per la sicurezza.
  2. Io con le mie competenze da Estetista specializzata in Skin Care, mi rivolgo a signore di età superiore ai 35 anni che abbiano a cuore la salute della loro pelle e desiderino acquistare trattamenti estetici mirati sfruttando l’orario della pausa pranzo. Propongo un centro estetico dove potranno risparmiare tempo grazie al parcheggio garantito e gratuito e dove non rinunceranno al relax, grazie all’ambiente tranquillo. Potranno anche acquistare prodotti specifici, beneficiando del mio servizio di consulenza personalizzata.

Vi confido anche una parte della mia:

Io, come formatore specializzato in Marketing e comunicazione on/off line, mi rivolgo a professionisti e piccoli imprenditori che desiderano approfondire in maniera personalizzata le logiche e gli strumenti del Marketing, del Social Media Marketing, del Content Marketing per promuovere la loro attività e/o i loro prodotti. A questo scopo propongo degli incontri che ho chiamato di “consulenza formativa” dove in poco tempo, fornisco idee e strumenti immediatamente applicabili. Il mio intervento permette loro di:
– capire come elaborare strategie sostenibili nel medio – lungo periodo
– scegliere e valutare fonti d’informazione e aggiornamento
– valutare quanta parte del lavoro possa essere fatto in autonomia e quanto debba essere delegato
– instaurare relazioni “sane” con i professionisti a cui si deciderà di delegare.

 

Ciascuno scriva la sua “frase iniziale” e così avrà la prima definizione della sua personale strategia .

Avendo chiarito chi sono le nostre target persona, in che modo e con quali attività, noi potremmo essergli utili, ora possiamo iniziare a comunicare rivolgendoci a loro.

Io di solito, prima di intraprendere qualunque azione, mi rileggo la mia “frase iniziale” e mi accerto che ciò che sto per fare sia ancora allineato a quanto avevo dichiarato. Lo consiglio!

Buon lavoro!

Alessandra

Preposto Sicurezza

Responsabilità Datoriale e nomina del Preposto, l’individuazione del preposto e la valutazione della sua idoneità a ricoprire il ruolo.

La legge 17 dicembre 2021, n. 215 (di conversione del decreto legge n. 146/2021, «Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze  indifferibili») in vigore dal 21 dicembre 2021, ha modificato il TESTO UNICO SULLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO prevedendo che la figura del preposto per la sicurezza sia individuata con atto esplicito.

E’ evidente che la nomina del preposto per ciò stesso, debba essere suffragata da una valutazione in merito all’idoneità del soggetto individuato a ricoprire tale ruolo e che tale valutazione debba essere fatta PRIMA di tale nomina, come confermato dalla Sentenza della Corte di Cassazione riportata di seguito.

La scelta di un soggetto che i fatti dimostreranno essere inadeguata, comporterà la “culpa in eligendo”, espressione che sta ad indicare che sarà imputabile a chi sceglie (normalmente il datore di lavoro, o un dirigente) la colpa della scelta inappropriata causata dalla leggerezza di non aver scelto correttamente il soggetto, come confermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza di seguito riportata.

E’ quindi necessario che la valutazione avvenga preventivamente alla nomina e sia suffragata da evidenze che ne consentano la valutazione: tutto molto lineare e incontestabile nel momento in cui siano presenti titoli di studio formali, ma nel momento in cui il preposto da nominare (spesso già Preposto di Fatto) non abbia tali titoli ed abbia acquisito competenze conformi al ruolo di preposto attraverso l’esperienza lavorativa?

Riteniamo che sia interessante poter intercettare le competenze non formali di un soggetto facendo riferimento alla possibilità, offerta dalla Regione Piemonte, di Individuazione Validazione e Certificazione delle competenze, il servizio della Regione Piemonte che certifica le esperienze con un attestato spendibile nel mondo del lavoro cfr. https://www.regione.piemonte.it/web/temi/istruzione-formazione-lavoro/formazione-professionale/certificazione-delle-competenze/servizi-certificazione-delle-competenze-ivc

Se tale possibilità può essere per Voi interessante, contattatemi all’indirizzo marco.comazzi@waldenconsulenze.it, in qualità di Esperto in Tecniche di Certificazione della Regione Piemonte mi occupo di tali progetti per il Consorzio Aggiornamento Aziendale e professionale https://www.caacorsitorino.it/ .

E’ un percorso finanziato con le risorse del Fondo Sociale Europeo, gratuito e individuale, a richiesta del soggetto interessato.

 

Articolo 18 del D.Lgs. n. 81/2008  – Obblighi del datore di lavoro e del dirigente

1 -b-bis) “individuare il preposto o i preposti per l’effettuazione delle attività di vigilanza di cui all’articolo 19. I contratti e gli accordi collettivi di lavoro possono stabilire l’emolumento spettante al preposto per lo svolgimento delle attività di cui al precedente periodo. Il preposto non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività”.

Lettera introdotta dalla Legge 17 dicembre 2021, n. 215 (G.U. Serie Generale n. 301 del 20/12/2021) di conversione del Decreto-Legge 21 ottobre 2021, n. 146 recante “Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”

 

Articolo 26 del D.Lgs. n. 81/2008 Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione comma 8 bis “nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, i datori di lavoro appaltatori e subappaltatori devono indicare espressamente al datore di lavoro committente il personale che svolge la funzione di preposto”.

Comma introdotto dalla Legge 17 dicembre 2021, n. 215 (G.U. Serie Generale n. 301 del 20/12/2021) di conversione del Decreto-Legge 21 ottobre 2021, n. 146 recante “Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”.

La sentenza della Corte di Cassazione Penale Sezione IV  n. 29113 del 25 giugno 2018

E’ chiaro che siffatta valutazione non può che essere fatta ex ante, perché altrimenti la sussistenza della culpa in eligendo coinciderebbe tout court con l’ipotesi di accadimento dell’infortunio, laddove questo si debba riferire all’inadeguatezza dell’operato del preposto nell’occasione di specie, indipendentemente dalla corretta valutazione della sua qualifica, della sua conoscenza della specifica normativa applicabile, della sua formazione e delle sue capacità operative in sede di nomina. Se la valutazione avviene ex post, infatti, va da sé la sussistenza dell’errore nella scelta della persona cui affidare la posizione di garanzia, in quanto ciò che doveva essere previsto ed evitato dal preposto è invece accaduto. Così inquadrata la responsabilità in eligendo non può dimenticarsi che, allorquando intervenga un accadimento lesivo dell’integrità fisica del lavoratore e ciò si concreti per difetto dell’attività del preposto, spetta al datore di lavoro provare che quest’ultimo era idoneo alla funzione rivestita.”

 

 

sicurezza sul lavoro

Alla base dell’applicazione della gestione per la tutela e la prevenzione in tema di sicurezza in azienda, sappiamo essere il processo di Valutazione del Rischio.

Anche i miei clienti più attenti, almeno una volta sono caduti nella trappola di guardare alle attività della concorrenza e di sentirsi in errore per aver scelto una strada diversa.