Strategie di marketing semplici per abbandonare l’isola “dell’abbiamo sempre fatto così” e la trincea del “eh ma nel nostro settore questo non si può fare”.

Adottare nuovi approcci per un professionista o un’azienda può migliorare il suo posizionamento sul mercato.

Dimostrare la capacità di sperimentare nuove idee, infatti, comunica fiducia e una visione a lungo termine.

La fiducia a sua volta, può attirare clienti, partner commerciali e talenti, creando opportunità di crescita.

Si sa, però, che allontanarsi dall’abitudine e da ciò che si conosce meglio, è sempre difficile, ma a volte arriva il momento in cui lo si deve proprio fare.

Come si capisce che “quel momento” è arrivato?

Il Momento del Cambiamento: come Riconoscerlo

Nella mia esperienza il momento è quando l’attività non procede nel modo desiderato. Si mettono in atto le “solite” azioni e i risultati, o non arrivano, o non sono quelli sperati e di solito quello è anche il momento in cui si cominciano a cercare aiuti.

Se a non funzionare sono, per esempio, le attività social, allora si pensa che servirebbe un SMM.

Se si ha una mailing list, si inviano mail con promozioni e sconti, ma non vengono usufruiti, allora si pensa che si dovrebbero cercare nuovi contatti.

Se si fa una campagna di volantini nella zona e non arrivano nuovi clienti, allora magari era meglio se il volantino lo faceva un grafico.

…e così via, i casi che negli anni ho affiancato sono molti e tutti sono uniti da uno stesso denominatore: si cerca all’esterno la risoluzione ad un problema che invece, prima di tutto è interno e spesso parte dalla mancanza di una strategia.

Mi spiego meglio.

Strategie, prima…

Tutte le frasi che ho elencato sopra esprimono pensieri corretti e leciti, presi singolarmente.

È molto probabile che l’aiuto di un SMM faccia girare meglio la presenza social, così come un grafico migliori il layout del volantino, i risultati, però, arriveranno solo se queste figure saranno coordinate da un titolare consapevole.

In cosa si manifesta la consapevolezza?

Bisogna capire che prima di “far fare” ci sono alcune attività “da fare” in prima persona.

In breve, è necessario definire, prima a se stessi, ciò che si vuole comunicare e vendere, poi guardarsi intorno e farsi delle opinioni studiando i competitor e non solo.

Prima di domandarsi se serve un SMM, quindi, è meglio chiedersi se i contenuti pubblicati e le campagne perseguono gli obiettivi fissati. Si rivolgono alle persone giuste? Parlano davvero ai nostri potenziali clienti, che nessuno conosce meglio di noi?

Prima di incaricare un grafico, meglio guardare il volantino con gli occhi di un cliente e domandarsi “se io lo ricevessi, andrei a comprare lì?”. Farlo vedere anche a qualche conoscente che possa dare un commento disinteressato e raccogliere indicazioni e pareri.  Poi rifarlo o dare questa volta, precise indicazioni al grafico circa il proprio brand e l’obiettivo che si desidera raggiungere.

…Professionisti esterni, poi.

In pratica bisogna provare a cambiare prospettiva.

Smettere di guardare solo i risultati negativi e ripensare alle azioni intraprese valutando come potrebbero essere modificate provando a farlo. A questo punto si può decidere se e quale professionista, agenzia, fornitore, potrebbe essere d’aiuto con la sua esperienza.

Incaricare un professionista esterno senza aver maturato una chiara consapevolezza di ciò che si vorrebbe raggiungere e senza saperlo spiegare nei dettagli, potrebbe rivelarsi un costo e non un investimento.

Il rischio concreto è che  il professionista incaricato, proponga cambiamenti o soluzioni buone, in teoria, ma che provengono dalla sua esperienza senza rappresentare davvero l’anima dell’attività per cui lavora. Si finisce per lasciarlo operare fornendo poco supporto e collaborazione, aspettandosi però, risultati che dovranno rispecchiare le proprie attese non definite. Immancabilmente non arriveranno, vanificando gli sforzi di entrambi.

Strategie vincenti: superare la paura dell’azione per ottimizzare i risultati

Nelle strategie di marketing non c’è più spazio per “non si può fare diversamente, l’abbiamo sempre fatto così” e per “questa attività per noi non funziona”.

Questi comportamenti creano fessure nel mercato, consentendo l’ingresso veloce di nuovi concorrenti con approcci innovativi o senza abitudini consolidate da cambiare, ridefinendo il posizionamento.

Piccoli imprenditori e professionisti dovrebbero sviluppare lo “sguardo laterale” e la capacità di esplorare vari approcci per risolvere un problema, guardandolo da prospettive diverse. È fondamentale informarsi ed allenarsi ad ampliare la visione per affrontare le sfide con flessibilità.

Due sono gli atteggiamenti vincenti:

  1. superare la paura del fare, agendo e provandoci
  2. Fare test, analizzare, studiare il proprio mercato e poi modificare e riprovare un altro approccio

L’Approccio dei 10 Minuti: un metodo pratico per rinnovare le tue strategie di marketing

Un suggerimento tratto dalla letteratura

Avete presente il libro di Chiara Gamberale “Per dieci minuti”?

In estrema sintesi: la protagonista s’impegna per un mese a fare tutti i giorni, per dieci minuti al giorno, qualcosa di nuovo. Per lei è il modo di abbandonare le abitudini e uscire dai soliti schemi.

Ecco, questo è un approccio adattabile e utile anche per chi sta lavorando alle proprie strategie di marketing e di comunicazione. Per superare alcune paure iniziali e provare ad uscire dagli schemi di sempre, si può provare a dedicare:

  • 10 minuti al giorno alla rassegna stampa “social” e a newsletter selezionate, per leggere cosa dicono profili d’interesse e competitor;
  • un po’ di tempo per scrivere le idee che vengono e che saranno da definire e testare;
  • un po’ di tempo per trasformare un’idea della lista, in realtà da testare;

Non è impossibile, con un po’ di organizzazione si può fare e le soddisfazioni arrivano.

Per ragionare sulle modalità per impostarsi gli obiettivi, è utile anche leggere Strategia on line: dall’idea all’azione con obiettivi smart

Io per i miei clienti e per i corsisti ho elaborato una serie di piccoli esercizi da fare, domande a cui rispondere, materiali con cui confrontarsi per uscire dalla propria zona di confort e farsi domande efficaci.

 

Se questi dubbi e queste difficoltà appartengono alla tua realtà, senti che sarebbe arrivato “quel momento” in cui sono necessari nuovi approcci e vuoi essere accompagnato o anche solo vuoi confrontarti, parliamone. Puoi scrivere a alessandra.bosio@waldenconsulenze.it 

 

Trasformare gli Impegni in Contenuti fruibili e coinvolgenti

 

La sfida della Comunicazione chiara sulla Sostenibilità

Esprimere concetti legati alla sostenibilità in modo chiaro ed accurato può risultare una sfida, dato che il pericolo di usare il termine in maniera ambigua o fuorviante è sempre in agguato. Tuttavia, è un vero peccato non comunicare adeguatamente gli sforzi volti a rimodulare i modi di produzione, consumo, lavoro e gestione al fine di realizzare una trasformazione sostenibile.

Capita spesso di scoprire aziende impegnate in questo percorso, che ne parlino in sezioni meno visibili del sito e lo facciano con un linguaggio tecnico e poco comprensibile per chi non è esperto della materia.

Ci siamo chiesti quale potrebbe essere un modo per tradurre azioni e impegni di sviluppo sostenibile in attività efficaci di Content Marketing sfruttando le potenzialità della Comunicazione efficace. Ragionamenti applicabili da grandi, ma anche da micro imprese, poiché la sostenibilità è sia una scelta individuale che di sistema.

Dopo aver riletto la definizione di sostenibilità nel vocabolario, siamo passati al buon vecchio Google (no Bard, no ChatGPT) digitando chiavi di ricerca come “comunicare la sostenibilità”. Di click in click si giunge rapidamente a scaricare e leggere, alcuni Bilanci di Sostenibilità pubblicati sui siti di aziende grandi che hanno intrapreso la strada dello sviluppo sostenibile.

Imparare da chi lo fa già e lo fa bene in base agli standard ed alle valutazioni applicate, è sempre un buon modo per sviluppare ragionamenti propri.

Cos’è un Bilancio di Sostenibilità

Un Report/Bilancio di Sostenibilità è il documento utilizzato per dimostrare l’impegno, migliorare la trasparenza e la responsabilità e per comunicare il percorso per la sostenibilità. È uno strumento che può aiutare le aziende a migliorare le loro prestazioni di sostenibilità, a costruire fiducia con gli stakeholder, a guidare il cambiamento positivo e nel 2022 il 70% delle aziende italiane con più di 250 dipendenti, ha pubblicato un Report di Sostenibilità. [Fonte: Rapporto Nazionale sulla Sostenibilità d’Impresa 2023, pubblicato dal Ministero della Transizione Ecologica e dall’Osservatorio Italiano sulla Sostenibilità d’Impresa]

Ci sono standard precisi per realizzarlo, metriche di riferimento per definire l’impatto delle aziende nelle aree sociale, ambientale ed economica; ci sono insomma, parole e dati che guidano il lettore a comprendere le azioni intraprese. Certo la leggibilità di questi documenti non è proprio scorrevole per il grande pubblico, ma si trovano buone soluzioni comunicative che se estrapolate dal documento, possono essere utilizzate in diversi contesti.

Utilizzare Bilanci di Sostenibilità come Risorsa

Alcune semplici idee di Comunicazione Efficace usate per rendere un Report di Sostenibilità più accattivante e di piacevole lettura possono essere esportate, vediamo degli esempi:

Usare un linguaggio semplice e chiaro: È importante evitare l’uso di termini tecnici e concentrarsi su un linguaggio accessibile ad un pubblico di non addetti ai lavori

Utilizzare immagini e infografiche di alta qualità che siano pertinenti al contenuto del report o del documento. La comunicazione visiva infatti, rende il contenuto più facile da comprendere ed anche memorizzare. Per esempio utilizzare un’infografica al posto di una tabella potrebbe essere più efficace

Raccontare storie: le storie sono un modo efficace per catturare l’attenzione del lettore e trasmettere messaggi importanti. Possono riguardare alcune azioni specifiche intraprese e gli impatti positivi dell’azienda sulla sostenibilità, ma anche la storia dell’attività, la sua crescita e come è arrivata ad iniziare il suo percorso.

Utilizzare un design accattivante: non perché si tratta di documenti che riportano dati devono essere costruiti come “muri di parole”. Il design è importante per creare un’esperienza di lettura piacevole.

Utilizzare le tecniche di Scrittura efficace: il testo deve scorrere, coinvolgere e se possibile, essere anche memorabile.

Se la vostra attività adotta pratiche sostenibili, è importante comunicare questo impegno ai clienti e potenziali clienti per:

  1. Accrescere la fiducia dei vostri clienti
  2. Attrarre nuovi clienti
  3. Migliorare la vostra immagine aziendale

Linguaggio Semplice e Chiaro

Chi scrive o parla di sostenibilità può adottare alcune azioni concrete per evitare o ridurre l’impatto dei luoghi comuni:

  • Evitare di generalizzare. Quando si parla di sostenibilità, è importante evitare di fare generalizzazioni. Non tutti i comportamenti sostenibili sono uguali e non tutte le soluzioni sono applicabili a tutti i contesti. Definire chiaramente i termini e distinguere tra questioni specifiche, come il cambiamento climatico, la gestione dei rifiuti o la conservazione della biodiversità è una buona regola.
  • Fornire dati concreti: Utilizzare dati specifici e statistiche attendibili per sostenere le affermazioni. Ad esempio, invece di affermare che “la sostenibilità è importante”, si può dire “Secondo il rapporto X, il 70% dei consumatori ritiene che la sostenibilità influenzi le loro decisioni di acquisto.”
  • Narrativa e storytelling: usare storie e narrazioni coinvolgenti per illustrare i concetti di sostenibilità. Le attività e/o le persone che le compongono hanno storie da raccontare,
  • Personalizzazione del messaggio: adattare il messaggio di sostenibilità al pubblico. Ad esempio, se ci si rivolge ad un pubblico aziendale, evidenziare come può generare vantaggi economici e migliorare la reputazione. Se ci rivolge a clienti finali meglio concentrarsi su esempi concreti di attività più affini alla vita quotidiana (il riciclaggio dei rifiuti – il risparmio energetico) e descrivere i progressi fatti.
  • Educazione e consapevolezza: dedicare spazio all’educazione e alla consapevolezza spiegando anche quali possono essere le implicazioni a lungo termine.
  • Sottolineare l’impegno a lungo termine: comunica l’impegno continuo dell’azienda o dell’individuo verso la sostenibilità, sottolineando che non si tratta di una tendenza passeggera.
  • Concentrarsi sulle soluzioni: descrivendo i problemi, è importante proporre anche soluzioni per far comprendere che la sostenibilità è un percorso che può essere affrontato.
  • Trasparenza e onestà riguardo alle sfide e ai limiti dell’azienda o delle iniziative di sostenibilità. Questo contribuirà a costruire fiducia con il pubblico.

Vediamo alcuni esempi pratici:

Invece di dire: “La sostenibilità è un costo”, potreste dire: “La sostenibilità è un investimento che vale la pena fare”.

Invece di dire: “Il cambiamento climatico è un fenomeno complesso che è causato da una serie di fattori, tra cui l’emissione di gas serra”, potreste dire: “Il cambiamento climatico è causato dall’emissione di gas serra, come l’anidride carbonica, che intrappolano il calore nell’atmosfera”.

Invece di dire: “La sostenibilità è possibile”, potreste dire: “Esistono molte aziende che stanno adottando pratiche sostenibili, come l’utilizzo di energia rinnovabile e la riduzione dei rifiuti”.

Invece di scrivere “L’azienda ha ridotto le emissioni di gas serra del 10% nel 2022”, si potrebbe scrivere “L’azienda ha piantato un bosco di 100 alberi per compensare le emissioni di gas serra (per esempio la CO2) generate nel 2022”

Canali di Comunicazione per la Sostenibilità

Nel mondo della comunicazione, in continua evoluzione, è essenziale saper sfruttare i giusti canali per entrare in connessione con il pubblico di riferimento. TikTok, Instagram, Facebook, Pinterest, LinkedIn, YouTube, Telegram e molti altri, offrono opportunità uniche per veicolare messaggi di impatto. Proviamo ad accennare ad alcuni di questi canali ed al loro utilizzo.

TikTok: il canale del momento, ha rivoluzionato il mondo dei social. È perfetto per strategie che puntano molto sull’awareness, quindi per imprese o start-up appena nate o in grande crescita.

Instagram: é utile per creare una community o (insieme a Pinterest) per brand di moda.

Facebook può servire come supporto alla strategia Instagram e veicolare messaggi più lunghi e meno visivi.

Pinterest: può essere utile per immagini e infografiche.

LinkedIn: è un social più tecnico e individuato il pubblico a cui ci si vuole rivolgere, consente approfondimenti e la creazione di relazioni B2B.

Youtube: è il canale perfetto per fare divulgazione sulla sostenibilità (aziendale e non) tramite la pubblicazione di video lunghi, tutorial, corsi.

Telegram , a cui si sono recentemente affiancati i canali Instagram e a breve i canali WhatsApp, è invece un ottimo modo per creare una nicchia  molto specifica dove divulgare approfondimenti .

Blog post: i contenuti del report possono essere utilizzati per creare blog post che approfondiscono argomenti specifici di sostenibilità. Ad esempio, un’azienda potrebbe creare un blog post che spiega come sta riducendo le sue emissioni di gas serra

Podcast: i podcast sono un modo ottimo per creare conversazioni e coinvolgere il pubblico. Gli episodi di podcast basati sui contenuti del report possono essere utilizzati per discutere di argomenti di sostenibilità con esperti e stakeholder.

Alcuni esempi celebri:

Patagonia utilizza i contenuti del suo Report di Sostenibilità per creare blog post, infografiche e video che approfondiscono argomenti specifici di sostenibilità. Ad esempio, ha creato un blog post che spiega come ha ridotto l’impatto ambientale dei suoi prodotti.

IKEA utilizza i contenuti del suo Report di Sostenibilità per creare video che raccontano storie di successo dell’azienda in materia di sostenibilità. Ad esempio, ha creato un video che racconta la storia di come sta riducendo la sua impronta di carbonio.

Unilever (che raggruppa molti marchi celebri) utilizza i contenuti del suo Report di Sostenibilità per creare video YouTube e blog post che discutono di argomenti di sostenibilità con esperti e stakeholder.

La Sostenibilità è un Percorso

Come abbiamo visto da esempi concreti, condividere le azioni intraprese e gli impatti positivi può ispirare altri a seguire la stessa strada ed attrarre clienti interessati e coinvolti. La sostenibilità non riguarda solo i dati, ma anche le persone e le storie dietro di essi.

Vogliamo lasciarvi con un invito all’azione: cominciate a comunicare in modo chiaro e coinvolgente la vostra visione della sostenibilità e le vostre azioni. Che sia attraverso TikTok, Instagram, blog, podcast o qualsiasi altro canale, la chiave sta nella comunicazione efficace che ispira azioni concrete.

Se la comunicazione efficace in ambito tecnico ti interessa leggi anche Creare Contenuti Efficaci: la semplicità paga sempre

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Se state lavorando al vostro percorso di Sostenibilità e desiderate essere accompagnati nella stesura della Strategia di Content Marketing o revisionare insieme i testi potete scrivere a alessandra.bosio@waldenconsulenze.it

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Strategia e Obiettivi “ben formati” per il Successo Online

Parliamo di strategia e no, non è un argomento teorico! [in foto io* e il Labirinto della Masone – Fontanellato]

Impostare la strategia secondo cui poi si metteranno in essere le azioni operative è il primo passo, fondamentale, per iniziare a lavorare, nel nostro caso sul web, ma è valido in generale.

L’Importanza della Specificità

Quando durante il colloquio conoscitivo con chi mi contatta apro con la domanda: “Dimmi perché sei qui”, ricevo in risposta spesso, sguardi tra lo stupito e il super sicuro, il cui fumetto è: “È ovvio, voglio avere più clienti (vendere di più, far funzionare il sito che non funziona perché non porta lavoro e così via)

Il fine ultimo è chiaro!

Obiettivi però, che non sono “ben formati”, sono troppo generici.

Trasformare Obiettivi Generici in Obiettivi SMART

Ciò che quindi proporrò di fare insieme in questi casi saranno principalmente due attività:

Obiettivi “ben formati” per cominciare:

  1. la prima è, nel caso non esista già un Business Plan a cui fare riferimento, trasformare questi obiettivi generici, in obiettivi ben formati, altrimenti detti “obiettivi SMART”.

Gli ingredienti che andremo a mettere sul tavolo per comporre poi la ricetta sono: la specificità, l’attendibilità per quell’imprenditore, la misurabilità, la definizione dell’orizzonte temporale per raggiungere l’obiettivo e infine potremo aggiungere un po’ d’ambizione q.b.

Esempio: Obiettivo generico “ voglio aumentare i miei contatti on line” diventa in versione SMART: “Entro sei mesi, desidero aumentare il numero dei miei follower su Instagram del 20% rispetto al mio numero attuale, attraverso la redazione di un piano editoriale mirato (definizione dei macro argomenti) e con la pubblicazione di almeno tre post/reel/storie a settimana, interagendo con almeno 10 utenti influenti del mio settore (dettaglio dei profili individuati) al mese e partecipando a un minimo di due webinar correlati al mio campo di interesse per acquisire nuove connessioni online.”

Pianificazione Operativa per realizzare

  1. La seconda sarà individuare quali dovranno essere le azioni operative e sostenibili per l’impresa, necessarie per raggiungere lo scopo finale.

Andremo quindi a valutare l’uso dei canali social, l’ottimizzazione del sito, il piano editoriale dei contenuti e tutto ciò che potrà essere utile, individuando il “cosa” fare e il “chi” lo farà.

In tutto ciò io, di solito, spiego anche quali sono gli adeguamenti legali che sarebbe meglio fare con un professionista, per ottimizzare il percorso, evitando di mettersi in posizione di debolezza nei confronti degli utilizzatori:

Adeguamento Privacy, tanto per citarne uno – In caso di E commerce far redigere le condizioni d’uso e ad altri accorgimenti simili  a seconda delle attività previste.
Il mio consiglio in generale, è che soprassedere “per risparmiare” in favore di altre voci di spesa, non è mai una buona idea, io li vedo come investimenti e non come costi.

Poi lascio naturalmente ad ogni imprenditore la responsabilità di fare le sue scelte.

Il Ruolo dei Mezzi e degli Strumenti nella strategia on line

L’importante è imparare ad avere ben chiara la differenza tra i mezzi e gli strumenti utili a raggiungere gli obiettivi e gli obiettivi stessi.

Quando qualcuno mi chiede, per esempio, di lavorare insieme sulla produzione dei contenuti per i suoi profili social, deve essere chiaro che quello è l’obiettivo del nostro lavoro insieme, ma è un mezzo nel quadro generale dell’attività economica di quell’imprenditore, che con quei contenuti, vorrà raggiungere notorietà, maggiori vendite o altro.

La Content Strategy è un mezzo, quindi imparare ad applicarla è un obiettivo intermedio.

L’importante è fare un passo dopo l’altro per raggiungere gli obiettivi intermedi, avendo sempre presente il punto di arrivo desiderato.

Non sempre tutto va come dovrebbe

Facile parlare di clienti che dopo aver fatto un percorso insieme hanno raggiunto una consapevolezza tale da raggiungere i loro obiettivi e che oggi hanno attività redditizie e clienti soddisfatti, ma la realtà è fatta anche di casi che fanno fatica e di qualcuno che ha abbandonato tornando al suo “abbiamo sempre fatto così”.

Il caso studio:

Due imprenditori, giovani in età, ma non in “storia commerciale”, con un’attività di vendita off line ben avviata ad un certo punto hanno deciso di iniziare a comunicare in modo più strutturato on line per raggiungere nuovi potenziali clienti.

Gli obiettivi erano chiari, i clienti off line ben conosciuti, mentre quelli on line li abbiamo individuati insieme, insomma i presupposti erano buoni.

Abbiamo insieme fatto un percorso di qualche ora per capire le dinamiche dei social che avevamo identificato essere per loro il “classico mondo Meta”, hanno poi dedicato le successive ore per imparare ad usare la Business Suite ed il Business Manager di Meta nelle funzioni base (anche seguendo corsi specifici), abbiamo elaborato un piano editoriale ed il relativo calendario per i primi 3 mesi e ottimizzato i contenuti di alcune pagine del sito, che comunque era già ben fatto.

Per 1 mese ci siamo visti per un totale di 4 ore a settimana suddivise in 2 ore di teoria e 2 di pratica, che si sono dimostrate da subito sufficienti, poiché la loro giovane età ha molto facilitato i processi di apprendimento pratici. Il mese successivo l’abbiamo invece dedicato alla fase di tutoraggio in cui li seguivo correggendo la rotta ed integrando quando necessario e così, nel terzo mese, i primi risultati hanno cominciato a farsi vedere in termini di contatti utili.

Nel contempo loro hanno deciso cosa, di tutto il lavoro necessario a produrre quei risultati, erano in grado di continuare a gestire in autonomia e cosa hanno invece, deciso di delegare alla consulenza esterna.

Cosa è mancato?

Fin qui tutto bene! In realtà oggi sono tornati soprattutto alla loro attività off line e a presidiare i canali social solo in organico e non con la continuità necessaria a produrre risultati.

Io, scorrendo il loro feed mi sono chiesta: cosa è successo?

Manca l’ultimo passo, la call to action finale. Nei mesi successivi i nostri incontri, hanno lavorato tanto e bene per costruire la riconoscibilità, hanno generato attenzione e interesse, ma a distanza di circa un anno, sono deboli i contenuti mirati, con istruzioni chiare, su cosa i contatti dovrebbero fare per ottenere i prodotti che loro propongono. Essendo poi una micro attività, raccontano troppo poco di loro e dei loro prodotti e manca a mio parere, la loro “faccia on line” in modo costante .

Cosa ho imparato?

  1. Nella fase di formazione non ho probabilmente sollecitato a sufficienza l’importanza del “metterci la faccia” con con contenuti e Tono di Voce molto personalizzati,  spronandoli di più a farlo da subito, per avere risultati da mostrare, già durante il tutoraggio e che li avrebbero incentivati a non dimenticarlo in futuro.
  2. l’importanza dell’invitare a creare e promuovere, occasioni d’incontro dall’on line all’off line, avendo loro un punto vendita fisico e visto che in quella fase non c’era l’eCommerce, che avrebbe potuto essere la fase 2 del progetto.
  3. Ricordarmi di insistere e controllare sempre che venga esplicitata una Call to action in ogni contenuto, che altrimenti resta un contenuto inerme.

Pur avendo chiara la necessità di lavorare sul funnel, hanno investito tanta energia nella fase iniziale e nell’intermedia, ma hanno perso efficacia della fase finale, perdendo di vista la strategia. In pratica hanno corso una gara di velocità, quando in realtà era una maratona. Con il passare dei mesi poi, soprattutto, si sono scoraggiati e la forza dei loro contenuti si è visibilmente indebolita. ( o forse “la forza dei loro contenuti si è indebolita e si sono scoraggiati”!)

Conclusioni

L’esperienza dimostra che una strategia online ben definita, obiettivi “ben formati” (SMART) e un impegno costante sono fondamentali per il successo sul web. Non scoraggiatevi se le cose non vanno come previsto, ma adattatevi e continuate a migliorare il vostro approccio.

Se siete anche Voi in un momento di cambiamento e nell’elaborare la nuova strategia volete essere accompagnati per cercare e testare insieme le possibili strade verso gli obiettivi, potete contattarmi qui Call conoscitiva con Alessandra

  • P.S: “Per uscire dal Labirinto serve strategia se no ti diverti, ma resti lì!”  Ad agosto 2023 siamo stati al Labirinto della Masone a Fontanellato e all’inizio l’abbiamo sottovalutato: “ma sì, è un gioco adesso giriamo un po’ e usciamo”. Dopo 20 minuti e 35 gradi di temperatura esterni, se non ci fossimo messi a studiare la foto, ad usare i riferimenti e a organizzare una strategia per trovare l’uscita, avrebbero dovuto venire a prenderci per chiudere!

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Molto interessante, mi piacerebbe farlo, ma non ho tempo.” – Quante volte l’abbiamo detto?

Io? Tante volte, ma siamo sicuri che non sia una scusa e in realtà stiamo solo rimandando?

Fare comunicazione per la propria attività è parte del lavoro da svolgere, è un modo di operare, ma io aggiungo che è un modo di vivere.

Più siamo “piccoli” (micro imprese, PMI e professionisti) e più dovremmo impegnarci a comunicare chi siamo, cosa facciamo, perché lo facciamo e far sentire anche la nostra voce.

Ci saranno di sicuro momenti professionali in cui riusciremo a far partire grandi progetti e comunicare grandi idee e ci saranno momenti più difficili, in cui riusciremo appena a pubblicare qualche storia, mandare una mail ai clienti, pubblicare pochi e semplici contenuti, ma anche quel minimo bisogna cercare di farlo.

Quello che si prospetta all’inizio, è un sentiero in salita, la vetta non si vede, ma ricordiamo che ogni curva è una in meno che ci separa dalla polenta in rifugio all’arrivo 🙂 e che mentre camminiamo, ogni tanto, si apre il panorama e gli occhi si riempiono di meraviglia!

Essere Visibili: il primo passo per attirare clienti

Gestire un’attività si sa, è impegnativo, ma risparmiare energie tagliando sulle attività di Marketing e Comunicazione, è un sentiero che non porta da nessuna parte, si perde e ci costringe a tornare indietro, sprecando energia (e tempo).

Proviamo a pensare ai momenti in cui siamo noi dalla parte dei clienti: come scegliamo da chi comprare? Chi seguiamo sui social e cosa fa perché noi ci interessiamo? Se un amico ci consiglia un’attività commerciale o un professionista noi, dove andiamo a cercare informazioni?

Se noi, con la nostra personalità e i nostri prodotti/ servizi, siamo invisibili ai più, come facciamo a sperare di attirare l’attenzione di clienti potenzialmente interessati a ciò che proponiamo?

Strategia per affrontare i dubbi comuni

Molte volte i dubbi e le domande che mi vengono rivolte sono il classico serpente che si morde la coda: mi citano contenuti di competitor, mi dicono che vorrebbero raggiungere nuovi clienti, che i clienti non sono abbastanza, che hanno i social, ma poco tempo per pubblicare e non sanno cosa scrivere, che hanno chiesto preventivi per fare il sito, ma non capiscono le proposte e in ogni caso costa troppo e così via.

Però, proviamo a ragionarle insieme:

  • se vediamo i contenuti dei competitor, significa che altri, che fanno lo stesso nostro lavoro, il modo o il tempo di pubblicare lo trovano;
  • Se vogliamo raggiungere nuovi clienti, bisogna fargli sapere che esistiamo;
  • Se i clienti che abbiamo non bastano, domandiamoci se curando la relazione potremmo farli acquistare di più, o di nuovo, oppure farli parlare di noi;
  • Se non sappiamo cosa scrivere, il problema è fittizio perché tutti abbiamo una storia da raccontare, tutti conosciamo il nostro lavoro e possiamo raccontarlo, tutti possiamo attingere al nostro bagaglio di esperienza per condividerlo con i nostri clienti attuali e futuri per farli arrivare a noi;
  • Se il preventivo per il sito non si capisce cosa comprenda, dobbiamo chiedere spiegazioni dicendo chiaramente, a chi deve realizzarlo, i nostri obiettivi e le nostre necessità, così che sia adeguato alle esigenze.
  • Il costo di realizzazione, bisogna pensarlo come un investimento, come quando si compra casa, perché stiamo acquistando e costruendo un nostro spazio sul web di cui saremo unici responsabili. Non dipenderemo da nessun algoritmo e/o dalle decisioni di terze persone. [Esempio: pubblichiamo tanto su Instagram e in tanti ci seguono, ma un giorno per qualsiasi ragione, Meta decide di chiuderlo. Noi perdiamo tutti i nostri contatti. Avendo invece, anche un sito nostro, su cui abbiamo lavorato per portare coloro che ci seguono, il danno sarebbe certamente limitato].

Per la mia esperienza in tanti anni di colloqui con imprenditori e professionisti, mi sono convinta che i problemi di base sono due:

  • Spesso si “sbarca” su internet perché lo fanno tutti, senza una strategia;
  • Non ci decidiamo a presidiare la nostra comunicazione commerciale on line con costanza finché non capiamo, consapevolmente, che è per noi necessario per cambiare una situazione, quando ormai è al limite;

Cosa possiamo fare per superare l’ostacolo del “non ho tempo”?

Per almeno 3 mesi consecutivi:

  • Iniziare a fare poche e semplici attività di pubblicazione;
  • Farle con costanza, trovando anche solo 10 min per un post;
  • Abituare la mente a trovare le idee sui contenuti da pubblicare, prendendo spunto dallo svolgimento del lavoro quotidiano;
  • Seguire i concorrenti, non per copiare, ma per essere informati

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Nel file ” Suggerimenti per te Vi condivido alcune “buone pratiche” che applico con  i miei “clienti-allievi” durante il loro percorso di formazione all’uso consapevole del web.

ATTENZIONE: questo contenuto gratuito non resterà on line per sempre, se ti interessa scaricalo ora e se vuoi altri contenuti simili ogni mese, iscriviti alla nostra #WALDENNEWS

tendenze del digital marketing

La foto l’ho scattata nei giorni scorsi, mentre ero di passaggio all’Outlet di Serravalle Scrivia. È “una buyer”, ovvero un’influencer straniera, che mostra abiti ed accessori in diretta e compra per i suoi clienti che sono on line. I più importanti hanno dei veri e propri uffici, con persone che scattano le foto e fanno i video, mentre poi loro gestiscono le dirette e curano i clienti personalmente.

È inevitabile che in un mondo che “corre” così velocemente, i più attenti si facciano domande e così ho deciso di condividere la mia esperienza. Quello che segue, quindi, non è uno studio o un report pubblicato in rete, ma il risultato dei miei contatti con micro imprenditori, allievi e colleghi.

Cosa notano i miei clienti e contatti più attenti, del mondo on line che li circonda e su cosa cercano confronto?

  1. L’uso ed il ruolo dell’AI

Se ne parla e se n’è parlato tanto a tutti i livelli, è quindi normale che quasi tutti i piccoli imprenditori ed i professionisti con cui parlo, s’interroghino in merito.

Sono all’incirca 3 le posizioni che ho sentito più frequentemente:

  • chi dice “mi fa paura” e d’istinto la rifiuta, senza sapere quanto in realtà sia già nella sua vita;
  • chi esprime dubbi e perplessità più per sondare la mia risposta che per reale convinzione, infatti dopo un confronto la utilizza;
  • chi vuole capire di più e prova ad aprire ChatGpt, anche solo per farsi suggerire un post, ma comunque ci prova.
  1. Il crescente ruolo dei social media e del loro utilizzo per cercare informazioni o meglio ancora, per far trovare ciò di cui si ha bisogno prima ancora che venga ricercato.

Cambia il valore dato al tempo trascorso connessi e come consumatori, a fronte di un bisogno, più o meno consapevole, capita sovente di trovarsi in un eccesso di offerta.

Bisogna esporsi di più con i propri valori per distinguersi, si deve essere attivi nella creazione di contenuti e non fare più “solo” advertising.

Un insieme di modalità e di strumenti che richiedono un alto coinvolgimento e soprattutto un costante adeguamento, a cui non tutti hanno la capacità di rispondere altrettanto velocemente.

  1. La necessaria maggior attenzione alla “personalizzazione”. Che sia basata sui dati statistici, sui comportamenti, sulla localizzazione, non basta più sapere che il proprio cliente tipo “ha un’età compresa tra i 20 e 35 anni e ama viaggiare”.

È necessario inviare messaggi che da un lato rispondano a domande, latenti o reali, dei possibili clienti, ma dall’altro ne facciano sorgere di nuove, mirando più alla costruzione della relazione che alla vendita.

È cambiato l’approccio alla vendita che punta, oggi, a coinvolgere il cliente diventato sempre più “infedele”.

  1. L’ attenzione alla raccolta dei dati (fondamentali per quanto detto sopra) e alla privacy.

No, la Privacy Policy, i Termini e Condizioni e la Cookie Policy, non si copiano on line cambiando il nome! Si, ci sono controlli e sì, i clienti oggi, sono a conoscenza dei loro diritti.

L’attenzione all’adeguamento Privacy ed alle modalità di raccolta dati, non è solo un dovere, ma può essere un’opportunità strategica;  è un investimento e non un costo.

  1. L’importanza dei contenuti video e ultimamente, anche audio. Lo diciamo da anni che “metterci la faccia” è importante, ecco, ora è praticamente inevitabile. Le storie, i Reel, le dirette, sono modalità a cui, come consumatori, siamo abituati e ormai ce le aspettiamo dai brand che decidiamo di seguire.

 

Vero, per tutto questo ci vuole tempo, ma non solo, ci vogliono obiettivi, strategia e pazienza. Essere on line con la propria attività è importante e quelli che ho citato sono solo alcuni degli argomenti che destano attenzione ed in alcuni casi preoccupazione.

Come si può agire e non subire?

Iniziando a fare.

Avere dubbi e farsi domande è normale e anche salutare, ma non devono diventare ostacoli e frenare l’attività. Nel mondo del Digital Marketing di verità assolute, in pratica, non ne esistono, è sempre necessario provare, verificare i risultati e rifare.

Quindi qualche veloce suggerimento:

  • selezionare fonti informative attendibili e seguirle;
  • individuata un’attività/uno strumento, che si ritiene potrebbe essere interessante per la propria realtà, approfondirla velocemente attraverso le proprie fonti;
  • verificate le “regole” di base, se si decide che potrebbe funzionare, provarci, o direttamente o attraverso professionisti ad hoc, ma iniziare.
  • Monitorare i risultati (con pazienza, il mondo digitale è sì veloce, ma è una maratona, non una gara di velocità) e “in corso d’opera” continuare a restare informati e se serve, adeguare.

“Successo” è il participio passato del verbo succedere e quindi bisogna attivarsi perché gli eventi accadano. Non basta avere il budget e/o delegare, ma è importante, soprattutto nelle micro realtà commerciali o professionali, coinvolgersi in prima persona.

Pronti? Via!

La storia di un piccolo negozio che ha imparato ad usare i social e WhatsApp Business.

Covid 19: una sigla e un numero che hanno cambiato le vite di tutti e che si ricorderanno per moltissimo tempo. Chi più e chi meno, ne siamo stati tutti toccati e ne siamo stati toccati così a fondo da dividere la nostra vita in “prima del Covid” e “dopo il Covid”. Anche lavorativamente parlando. Ed è proprio di questo che voglio parlarvi.

Mi presento. Sono Alessandra Cesan, ho 40 anni e abito a Torre Pellice, un piccolo paese di neanche 5000 abitanti in provincia di Torino. Sempre a Torre Pellice, ho un piccolo negozio di quartiere che già dal nome fa capire che ci si può trovare un po’ di tutto: Non Solo Merceria. Un negozio vecchio stile con un sacco di articoli: dal bottone ai pigiami, dalle magliette alle tovaglie.

In tanti settori, il “signor Covid” ha dato un bel colpo, ma anche un’occasione di svolta. Da allora il modo di lavorare è decisamente cambiato, ma andiamo con ordine.

Il percorso verso il social selling

Nel 2007 parte la mia avventura nel mondo del commercio: prendo in gestione la merceria dove sono letteralmente cresciuta (prima era gestita dalla mia mamma!). Quando ho iniziato non si parlava ancora molto di social quindi c’era un approccio al cliente molto “tradizionale”.

Nel 2013 decido di provare a lanciarmi su un social (in quel periodo forse quello più conosciuto) e apro la pagina di “Non Solo Merceria” su Facebook. Sono partita un po’ al rallentatore, ogni tanto facevo un post con qualche foto delle ultime novità arrivate, qualche promozione. E se all’inizio, solamente familiari e amici seguivano la mia pagina, piano piano il numero di followers ha iniziato a salire ed ho capito che poteva diventare una nuova risorsa: dopo ogni post sovente arrivava qualcuno in negozio per vedere “dal vivo” quanto pubblicato e portava a termine l’acquisto magari aggiungendo anche altri articoli.

Arriviamo al fatidico lockdown: negozio chiuso per circa due mesi.

Quando ho chiuso la porta del negozio quella sera di inizio marzo chi si sarebbe mai immaginato che non ci sarei tornata fino a metà maggio!!!! I primi giorni trascorrono ovviamente con la preoccupazione per il futuro, ma poi un giorno mia sorella mi dice di aver visto una pagina di Facebook, “Torniamo Presto”, che sembra faccia proprio al mio caso. Vado subito a cercarla e immediatamente capisco che mi sarebbe stata di grande aiuto. La pagina è gestita da un ragazzo di Vicenza, Paolo Dal Lago, che vuole dare un supporto alle varie attività commerciali chiuse a causa del Covid: Paolo propone di fare delle Gift Card virtuali da proporre ai clienti che potranno poi utilizzarle al momento della riapertura, un modo per avere liquidità in questa situazione critica. Piano piano questa community cresce, ci si scambia consigli e iniziano delle “lezioni” su come gestire al meglio i social. E così nel lockdown torno a scuola!!!! Serate in compagnia delle dirette di Paolo, dispense da leggere e una nuova vetrina da collaudare, sì perché i social sono un’altra vetrina sulla tua attività.

Importanza dei social media per il negozio come strumento di promozione e vendita

Attualmente il mio “lavoro” social è su Facebook, Instagram, Google My Business e su Whatsapp Business. Alcuni post vanno bene su tutti i social altri meno: i post più descrittivi li metto su Facebook, i post più diretti, dove si capisce già tutto da una foto, vanno bene per Instagram. Ogni social ha il suo pubblico e una sua gestione.

Il mondo social allarga le porte ad una clientela più ampia che magari, come mi è già successo, prima di vederti sui social, non sapeva neanche dell’esistenza del negozio (nonostante il mio negozio, tra una gestione e l’altra sia presente da più di 70 anni!!). Ormai è diventata abitudine veder entrare clienti con il telefono in mano che mi mostrano il post della merce che gli interessa. È un modo per stuzzicare la voglia di acquisti!

Il social che sfrutto di più è sicuramente WhatsApp Business. Ho creato una lista broadcast (un gruppo di contatti al quale io invio messaggi, ma le loro risposte arrivano solamente a me) e uso il classico stato WhatsApp.

Sullo stato pubblico sovente sia nuovi arrivi, sia offerte e promozioni del momento: è uno strumento super utile in quanto non disturbi perché è la singola persona che decide di andare a curiosare. Sulla lista broadcast, invece, mando magari delle promozioni riservate al gruppo o, ad esempio nel periodo natalizio, mi sono studiata una specie di Calendario dell’avvento per accompagnare il cliente verso la scelta dei regali di Natale: dal 1° dicembre fino alla Vigilia di Natale ho mandato un’idea regalo del giorno. Come ogni cosa, non si deve esagerare quindi meglio evitare di sommergere i clienti di post, messaggi, perché si rischia di ottenere l’effetto contrario.

Una nuova modalità di lavoro

Sicuramente la routine del negozio adesso è diversa; una volta arrivavi in loco, sistemavi per l’apertura e via si partiva per una nuova giornata. Adesso oltre alla routine classica, devi controllare mail e social, rispondere alle varie richieste (magari mandando foto di determinati articoli su cui ti richiedono informazioni, per poter seguire al meglio ogni cliente) e appartare la merce. Con questo sistema di sicuro è diventato ancora più comodo avere Satispay: un app di pagamento che permette di far pagare a distanza e quindi il cliente dovrà solo più occuparsi del ritiro o in alcune occasioni, si può pensare ad una sorta di consegna, se ci si mette d’accordo su un luogo.

In questo modo ho clienti anche a Torino: guardano che cosa gli interessa sui social o mi mandano un WhatsApp, se trovano, mi pagano con Satispay e poi magari un’amica che passa da queste parti ritira e il gioco è fatto.

Si può fare!

A livello di impegno questo nuovo modo di lavorare di sicuro porta via un po’ più di tempo (anche fuori orario), ma i risultati vi assicuro che ci sono. Magari non subito, ma piano piano le persone incominciano a conoscerti e diventi anche una compagnia (come mi ha detto una volta una Signora che tutte le sere dopo cena, si mette a guardare le novità del giorno!!!!).

Quindi perché, anche noi “piccoli”, non dovremmo sfruttare questa opportunità? In fondo serve solo voglia di mettersi in gioco, cura dei dettagli (perché anche le foto e il modo di scrivere ovviamente hanno una grande importanza) e un po’ di coraggio.

 

Social Selling Non solo Merceria  Alessandra Cesan – Titolare dell’attività Non solo Merceria – Via Amedeo Bert, 29, Torre Pellice (TO)

La notte dei pupazzi

I contenuti e le storie sono ovunque, è la nostra capacità di vederli e trasmetterli, a fare la differenza!

Questo volantino appeso in un negozio, mentre vado a fare la spesa, attira la mia attenzione. Ho subito pensato che l’idea di coinvolgere i bimbi in una realtà culturale, come quella della Galleria d’arte contemporanea F. Scroppo di Torre Pellice (To) e attraverso i loro pupazzi, avvicinarli all’arte, ad una risorsa del territorio in cui vivono e nel contempo coinvolgere i loro genitori, fosse un’idea geniale.

Non sapevo nulla (e non immaginavo quanto fosse grande il nulla) dell’iniziativa e quindi ho deciso di presentarmi “alla consegna dei pupazzi” e chiedere informazioni.

Una sorridente bibliotecaria mi accoglie e mi spiega che l’iniziativa è congiunta della Biblioteca e della Galleria e che solo il mattino seguente si sarebbe scoperto come i pupazzi avevano trascorso la notte. (non voleva giustamente spoilerarmi tutto). Mi dice che se volevo, anche un mio pupazzo sarebbe stato benvenuto e che non c’è età per partecipare. Mi viene da ridere e l’idea mi solletica, perché io in effetti, ho una pecorella, Shon, che negli ultimi due anni ho portato spesso in giro e tra il serio e il faceto, è diventato testimonial, sul mio profilo Instagram personale @bosio_ale, di viaggi, visite, trekking e passeggiate tra amici.

Un quarto d’ora dopo mi presento al “Ritiro pupazzi” con Shon e tra l’ilarità generale, raccolgo la sfida e partecipo!

In fondo è ciò che chiedo di fare ai miei allievi quando utilizzo le dinamiche della didattica museale nelle mie lezioni di Content Strategy e Digital Marketing, quindi non posso tirarmi indietro.

Il mattino seguente vado come tutti i bimbi, a riprendere il mio pupazzo e scopro un mondo!

Shon e i suoi nuovi amici, nella notte, hanno giocato tra i libri in biblioteca, messo un po’ a soqquadro l’ufficio (ma sono monelli buoni) e soprattutto hanno scoperto la collezione della Galleria d’arte, scelto un quadro di cui hanno cercato le informazioni principali e lo hanno anche riprodotto. Tutto è testimoniato nel video che potete vedere qui [link facebook], dalle foto e dal disegno che insieme alla scheda dell’opera, mi viene consegnato.

Ora è venuto il momento più serio e possono raccontarmi tutto.

La Biblioteca Carlo Levi di Torre Pellice e La Notte dei Pupazzi

La direttrice della biblioteca, Alessandra Quaglia, mi ha spiegato che non è un’idea loro, ma che “La Notte dei Pupazzi” è un’attività che nasce nel 2007 in una biblioteca pubblica della Pennsylvania e che si è diffusa in altre parti del mondo, trovando terreno particolarmente fertile in Giappone, dal 2010. In Italia l’hanno già realizzata altre Biblioteche e lo scopo è avvicinare i bambini al mondo della lettura educandoli a sentirsi a proprio agio tra gli scaffali delle biblioteche ed esortarli a leggere con il tramite del pupazzo.

La Biblioteca di Torre Pellice però, è un Polo Culturale che comprende la Galleria d’Arte Contemporanea Filippo Scroppo e così hanno deciso di personalizzare l’iniziativa tematizzandola sull’arte, il territorio e la lettura di libri a tema artistico. Scopro una realtà vivace, partecipata e condivisa da persone di tutte le età: l’arte e la lettura che uniscono le generazioni e le culture, il mio Paradiso!

La Strategia dei contenuti e le narrazioni funzionano sempre

Vi ho raccontato questa storia perché è il mio lavoro ed il mio piacere farlo, quando le storie aiutano a comprendere il valore dei contenuti che ogni professionista, azienda ed istituzione ha. Non c’è differenza tra grandi e piccole realtà, la differenza la fa la storia che si decide di raccontare ai propri clienti, si può parlare solo attraverso il “catalogo dei prodotti/servizi”, oppure creare la narrazione che ponga quegli stessi prodotti/servizi nel loro contesto di riferimento con fatti, persone ed eventi.

Gli strumenti digitali aiutano molto in questa direzione e danno la possibilità, a chiunque voglia impegnarsi, di mostrarsi ed essere l’agente rappresentante dei propri prodotti/servizi, più efficace che ci sia, perché nessuno ci conosce meglio di noi stessi.

Scorrete il profilo Facebook della Biblioteca Carlo Levi di Torre Pellice e ci troverete il loro mondo attraverso la ricca sequenza di eventi e libri suggeriti. Seguiteli su TikTok e vivrete qualche ora con loro tra prestiti, consigli, casette di book crossing e tanto altro.

Se volete, invece, saperne di più sull’iniziativa della Notte dei Pupazzi, Vi suggerisco di leggere l’articolo di Anna Busa che la narra molto bene. [Anna Busa – La notte dei pupazzi]

 

La notte dei pupazziLa notte dei pupazziLa notte dei pupazziFilippo Scoppo

 

ChatGPT

Qualche settimana fa stavo leggendo Topolino (eh sì, sono una fedele lettrice, tra alti e bassi, praticamente da sempre) e vi ho trovato una breve storia seguita da un’interessante intervista a Davide Morosinotto (giornalista) che trattava proprio di AI.

Bello, la costruzione dei contenuti di questo “giornalino” è spesso acuta e punta dritto a spiegare i temi del momento con approccio adeguato a tutte le età.

– Archimede Pitagorico alle prese con una delle sue invenzioni, una “macchina auto-apprendente” destinata ad essere un antifurto per Zio Paperone, decide di testarla iscrivendola ad un torneo di scacchi dove dovrà difendere dagli “attacchi” dei campioni. La macchina funziona e sconfigge un avversario dopo l’altro fino al confronto finale con il campione in carica, finora imbattuto. Prima della finale, però, la macchina trascorre la notte giocando con il custode, il papero più strambo della banda Disney, Paperoga, che con il suo approccio non convenzionale alla vita, sconvolge il meccanismo di apprendimento della macchina che comincia a giocare in modo pazzo, con mosse azzardate, mandando in tilt il super campione. –

Bene, vi ho spoilerato il racconto, ma confesso che nella sua semplicità, unita alla lettura dell’intervista, mi ha fatto venire la voglia di scrivere anche io le mie riflessioni circa il ruolo che ChatGPT, ed i suoi discendenti, avranno nel mio lavoro nell’immediato futuro.

Cambierà il lavoro mio e di chi lavora con i contenuti a scopo di marketing? Credo proprio di sì.
Mi fa paura? Temo di perdere il lavoro? Credo di no.
La uso e/o la userò? Certo! (anzi io che sono curiosa di nascita, devo frenare la mia voglia di testarla)

L’AI non è arrivata oggi, era già ampiamente utilizzata e anche con risultati molto interessanti, per quanto mi riguarda mio papà mi ha cresciuta dicendomi sempre che il progresso non si può fermare, che bisogna cercare di studiarlo e poi ragionare con la propria testa, per integrarlo nella propria vita, quindi eccomi qua alle prese con “le prove”.

ChatGPT: un’AI al servizio della scrittura

Oggi uso (e ai miei clienti consiglio di usare) ChatGPT soprattutto per:

  • Confrontarmi: metto nel prompt gli stessi dati da cui sono partita io per realizzare un contenuto e vedo cosa invece, propone lei;
  • Correggere: le do in pasto un mio articolo chiedendo di correggerlo e così elimina eventuali errori di battitura;
  • Suggerire: capita a tutti il panico della pagina bianca, ecco io uso ChatGPT per sbloccarmi le idee quando non riesco ad iniziare;

Ho, inoltre, provato un po’ di tutto: ricerca parole chiave, scrittura di Title e description, redazione post social, brevi testi e simili.

Principalmente posso dire che mi aiuta a risparmiare tempo, o meglio, ad ottimizzarlo, così da potermi dedicare con più attenzione ad altri aspetti.

Ho anche acquistato e seguito con grande interesse un corso avanzato di Ninja Academy perché mi piace approfondire e ascoltando dei bravi tecnici, ho capitalizzato spunti importanti.

Questo percorso di scoperta, infine, ha anche nutrito la mia continua curiosità quando ho scoperto, dall’articolo su Topolino, che esiste un libro per bambini realizzato dall’AI , “La volpe e il futuro: Un favola illustrata per bambini sull’importanza dell’amicizia e della tecnologia” ed essendo curiosa l’ho cercato e ne ho letto le recensioni: quasi tutte positive. L’aspetto apprezzato dai genitori è che introduce i bambini all’importanza della tecnologia, ma senza trascurare i valori, come l’amicizia e l’impegno.  Una nota posta nella pagina Amazon di vendita ricorda che si tratta del  il primo libro per bambini in italiano co-scritto and co-illustrato tramite AI.

“co-scritto” e “co-illustrato”, quindi anche qui, l’AI “ha aiutato” nella realizzazione.

Cosa deduco, ad oggi, dalla mia esperienza e cosa dico ai miei clienti?

L’AI è sicuramente uno strumento utile.

ChatGPT l’ha democratizzata rendendola accessibile a tutti, poiché gratuita nella versione base e quindi, come per tutti gli strumenti, il suo impatto, sono fermamente convinta, che dipenderà dall’uso che noi esseri umani pensanti, ne faremo.

Per quanto riguarda la mia esperienza, ho sempre ottenuto risultati interessanti utilizzandola, ma che nella sostanza, hanno aiutato me a ragionare meglio e non sicuramente utilizzabili con copia/incolla.

Non sono un tecnico e non pretendo di esserlo, il mio utilizzo è superficiale, ne sono conscia, ma sono un formatore e come tale mi piace parlare di ciò che io stessa ho testato, sto imparando anche io. I miei prompt diventano di settimana in settimana sempre più precisi e di conseguenza noto che le risposte diventano più pertinenti e i suggerimenti che do in aula, sempre più utili.

Certamente continuerò a studiarla e ad usarla (dichiarandolo quando sia il caso), ma dico sempre ai miei allievi che la curiosità ed il pensiero laterale sono due aspetti fondamentali dell’attività di Content Marketing e per me sono anche la parte più divertente, quindi, almeno per un po’ spero di poter continuare a divertirmi!

 

P.S. Ho chiesto a ChatGPT: “Puoi scrivere un P.S. simpatico in merito all’articolo?” –
Risposta:” Certo! Eccolo: P.S. Ricorda, non è mai troppo tardi per iniziare a prendersi cura di se stessi e della propria salute mentale. Non abbiate paura di chiedere aiuto se ne avete bisogno!”

Ok, i casi sono tre:

  1. pensa che sono matta;
  2. non ha capito la domanda (premesso che prima gli avevo fatto leggere e commentare l’articolo e aveva capito benissimo il contenuto!!!! 
  3. è andata oltre, è consapevole di quanto ci arrovelliamo il cervello sui nostri contenuti e invita a non vergognarci a farci aiutare dall’AI
creare contenuti efficaci

Stavo gironzolando su Instagram e ho visto un mio contatto parlare positivamente di un prodotto cosmetico. Incuriosita sono andata al sito per saperne di più e ho fatto tutto ciò che normalmente i potenziali clienti fanno, nel processo di fruizione dei contenuti ed acquisizione d’informazioni su prodotti per loro nuovi.

Mi sono imbattuta anche qui, nella difficoltà di rendere accessibili a non tecnici, concetti articolati, un aspetto che molte volte riscontro e su cui lavoro con ogni cliente e ogni aula di studenti che trattino argomenti tecnici.

Ho chiesto a Google “cosmetici ecobio cosa vuol dire?”

Risposta in evidenza: “in estrema sintesi: un cosmetico viene considerato «clean» o «ecobio» quando formulato con materie prime provenienti dal mondo vegetale, non tossiche per gli organismi viventi, rapidamente biodegradabili ed estratte con metodi non inquinanti.”

Capito!

E ora mi chiedo, ma perché su un sito di una casa produttrice di cosmetici “ecobio” raramente lo trovo scritto così chiaramente? Certo, è un’estrema semplificazione, lo capisco.

Non è una risposta “tecnica”. Dire invece, che quel prodotto, per esempio, “non usa siliconi”, è apparentemente più professionale. Per il consumatore finale però, il termine “silicone” è spesso una “parola vuota” dal significato incerto a cui fatica ad associare un’immagine chiara. Usandola si rischia di non trasmettere interamente il valore del prodotto e di perdere l’efficacia della comunicazione.

Come semplificare i contenuti tecnici per un pubblico non specializzato?

Trovare il modo efficace di trasmettere contenuti fortemente tecnici, rendendoli comprensibili ai non addetti ai lavori e conservandone il valore senza banalizzarli, è molto importante e richiede un po’ di lavoro sui testi.

Chi legge cerca sempre di ricondurre a forme conosciute e che gli trasmettano un senso di realtà, quindi lavorare sulla traduzione di definizioni tecniche complesse, significa spesso spezzare il concetto in una serie di sotto-concetti che siano riferibili al mondo di chi legge.

Un consiglio che trovo utile è quello di iniziare utilizzando il dizionario dei sinonimi e dei contrari o un vocabolario e provare a vedere se tra i termini e le definizioni proposte ce ne sono altre che rimandino a mondi più vicini al nostro lettore.

Ho provato a cercare in questo caso: “sinonimo di ecobio” e ho trovato che la Treccani propone: “Che risponde ai criteri della biologia rispettosa dell’ambiente naturale – composto dal confisso eco- aggiunto all’agg. biologico.”

È già più comprensibile, ma ancora troppo generico: il cosmetico in questione contiene ingredienti derivati dall’agricoltura biologica? Ingredienti biodegradabili? Ingredienti naturali?

Rispondere a queste domande potrebbe essere un modo per dare dettagli chiarificatori, attenzione però. Immaginiamo che il nostro cosmetico usi ingredienti naturali a questo punto non lavoriamo sugli ingredienti che NON include, come paraffina, parabeni, oli naturali (di nuovo parole vuote), usiamo invece i nomi degli ingredienti naturali che contiene, magari “mango, limone ( estratti di frutta), passiflora edulis (estratto dal fiore), etc…”.

Sono tutti elementi più comprensibili.

Può sembrare banale, ma spesso sono proprio gli elementi più semplici i primi a sfuggire di mano perché si tende a darli per scontati.

Pensare a chi leggerà

Il principio guida quando si scrivono contenuti, dovrebbe essere quello di pensare a chi li leggerà, qual è il suo linguaggio, il suo possibile livello di conoscenza di quell’argomento, quali parole usa quando si riferisce a quel tema.

Due accorgimenti che uso spesso e mi sento di suggerire, sono:

  • leggere le FAQ dei siti sul tema per valutare quali sono i punti deboli della comunicazione per i potenziali lettori e capire qual è il lessico da loro utilizzato;
  • fare ricerche per hashtag significativi sui vari social e leggere post e commenti. Aiuta a comprendere come altri utenti parlano del tema e quali parole scelgono

Riportare i concetti ad avere perimetri conosciuti, costruire contenuti che facciano riferimento a casi pratici, spezzare i concetti complessi in concetti più semplici costruendo un percorso di avvicinamento, tenendo sempre in considerazione la tipologia di utente a cui sono rivolti, aiuta non solo a «farsi leggere», ma anche a vendere, quando vengono riportati in un funnel di vendita.

Proporre il giusto messaggio ad ogni fase di avvicinamento verso l’azione per noi desiderata, (che non sempre è solo l’acquisto finale) serve a dare le giuste risposte e i giusti incentivi ad agire.

Dare risposte chiare è fondamentale per costruire la fiducia e sviluppare l’empatia.

Provate Voi

Scegliete un termine tecnico del vostro settore, provate a cercare sinonimi e a costruire frasi semplici come se doveste spiegarlo ad una persona che non parla la vostra lingua e quindi non ha gli stessi vostri riferimenti linguistici.
Ci siete riusciti?

 

P.S. Se vi appassiona la storia dell’antico Egitto, seguite il Museo Egizio di Torino sui suoi canali social (vedi il  Canale YouTube).Sta facendo un ottimo lavoro di divulgazione dei suoi contenuti, riuscendo a portare al grande pubblico, in maniera chiara, temi talvolta molto complessi.

Strategia web

Strategia web per iniziare

Chi ha provato o sta provando, a costruire una propria strategia on line potrà confermarlo.

Il fatto che il web sia a portata di mano e che tutto sommato ad aprire un profilo social s’impieghi poco tempo, non significa che sia un gioco e tanto meno che si possa iniziare ad avere risultati in poco tempo e non richieda un investimento, almeno in ore di lavoro.

Rendere il web una risorsa di business, richiede l’impegno di creare una strategia, fissare degli obiettivi e poi lavorare per costruire il proprio brand o personal branding.

In pratica non si tratta di (far) fare un sito e pubblicare dei post, ma di strutturare un vero e proprio percorso.

Consiglio n. 1: non iniziare se non si pensa di volerlo fare davvero e con costanza, sarà una parte integrante del lavoro quotidiano.

Consiglio n.2: ricordare però, che “fatto è meglio che perfetto” [Sheryl Sandberg].
Slogan a parte, bisogna superare un bel po’ di timori: che l’idea non sia valida, di “non saper come fare”, di non saper cosa scrivere e/o dire e di vergognarsi ad apparire in prima persona, più altri che via via si presentano lavorandoci. Ecco quindi che l’unico modo per uscirne è creare la base di conoscenze e strumenti necessari ad iniziare e poi, pubblicare. Saranno i risultati a dare le indicazioni più importanti per migliorare e proseguire.

Consiglio n. 3: iniziare strutturando un percorso semplice. Individuare 2-3 punti di contatto in cui è presente il nostro cliente potenziale, non di più. Teniamo conto che ogni canale aperto poi dovrà essere gestito, vero che la capacità di trasformare i contenuti aiuta, in ogni caso meglio ampliare man mano che si prende confidenza con gli strumenti.

Consiglio n. 4: Trasformare i contenuti. Non è necessario gestire un piano editoriale con tanti argomenti differenti. Ogni mese trovate un focus e poi, per esempio, scrivete l’articolo, dall’articolo estrapolate i contenuti per i post e nel caso lo abbiate attivato, il vocale per Telegram e/o i messaggi per il gruppo WhatsApp.

Consiglio n. 5: tenere sotto controllo i dati. Ogni strumento ha le sue statistiche, vero che sono inquinate da tanti fattori (e qui si potrebbe fare un capitolo a parte, scrivetemi un messaggio se vi interessa), ma ci sono e una tendenza la esprimono. Qual è la pagina più visitata? Quanto tempo i lettori restano sul mio blog? Quante interazioni ha avuto il mio post? Tutte informazioni che serviranno dopo un po’ di mesi di attività, per rivalutare i propri obiettivi.

In tutto questo non scordarsi che c’è un Regolamento Generale Privacy (GDPR 2016/679 ) per gestire i dati di clienti reali e potenziali che raccogliamo e esistono normative sul copyright che regolano l’uso di immagini, musiche e contenuti altrui. Ecco perché ho scritto di non iniziare nemmeno, se non si è convinti di portare avanti il progetto e di farlo con una strategia: in questo caso la lodevolissima arte dell’accroccare, che tante volte ci salva, non aiuta a portare concreti risultati di business.

In pratica ogni attività piccola o grande che sia, è diversa, ha dinamiche proprie e non esistono formule magiche valide per tutti, bisogna provare e riprovare, consapevoli che ogni obiettivo raggiunto è la partenza per quello successivo.

Il marketing e la comunicazione, che siano on line o off line, sono attività che non finiscono mai.

P.S. Avete sentito parlare di ChatGPT in queste ultime settimane? È un programma d’intelligenza artificiale aperto a tutti (basta registrarsi), che risponde alle nostre domande con contenuti pertinenti, scrive articoli, post, righe di programmazione; tutti ci stiamo chiedendo se rappresenterà la fine di Google, quali professioni diventeranno obsolete,  quali evoluzioni avrà e come la si possa utilizzare efficacemente nel proprio business.

Bene, al momento è sicuramente divertente provarla, utile magari, per scrivere qualche bel post o articolo “al volo”, ma non è la soluzione in ogni caso, se non si hanno una strategia e degli obiettivi chiari!