Rischio e logistica farmaceutica
Dal trasporto alle decisioni: come insegno il Quality Risk Management nella logistica farmaceutica
Quando preparo una lezione sul Quality Risk Management (QRM) mi accorgo sempre della stessa cosa: per molti corsisti “la logistica” sembra un tema operativo, quasi neutro. Poi apriamo insieme la prima mappa di processo end-to-end e succede qualcosa: diventa evidente che la qualità può degradare senza lasciare tracce visibili, e che il punto non è “fare attenzione”, ma decidere e documentare controlli e responsabilità in modo difendibile in audit.
In questo post condivido l’approccio che uso in aula quando lavoriamo sul QRM applicato al trasporto farmaceutico, perché credo possa essere utile sia a chi opera in azienda, sia a chi sta costruendo competenze tecniche (e una mentalità da audit)
Perché il trasporto non è “solo trasporto”
Nel trasporto farmaceutico la qualità non si gioca soltanto “durante il viaggio”. Il rischio aumenta soprattutto quando il processo si spezza: attese, soste, documenti, decisioni rapide sotto pressione, passaggi di responsabilità.
La domanda che cambia la prospettiva: “Dove cambia la responsabilità?”
In aula parto quasi sempre così: “Dove cambia la responsabilità?
Quando tracciamo gli handover (passaggi di consegna, POD/CMR, hub, dogana, ricevimento), i corsisti vedono che il rischio non è un concetto astratto: è concentrato nei punti in cui nessuno “ha il controllo completo” e le decisioni diventano frammentate.
La flowchart non è burocrazia: è governance
La flowchart (o lane end-to-end) non serve a “fare bella la procedura”. Serve a trasformare un percorso reale in una sequenza chiara di step, ruoli, evidenze e controlli. È la base per passare da “ci proviamo” a “lo facciamo sempre allo stesso modo, e possiamo dimostrarlo”
La triade che uso in aula: FMEA, HACCP e FTA
Nel percorso didattico propongo tre strumenti, ciascuno con una funzione precisa. Non sono alternative: sono complementari e, insieme, rendono il rischio gestibile e “auditabile”.
FMEA: dal rischio generico all’evento osservabile
Con la FMEA l’obiettivo è far imparare ai corsisti a scrivere eventi osservabili, non etichette vaghe (“errore umano”, “problema di consegna”). Poi si ragiona con Severità (S), Occorrenza (O) e Rilevabilità (D).
Nel trasporto farmaceutico, spesso, la D (rilevabilità) è il punto debole: se leggo il logger solo alla consegna, scopro il problema quando è troppo tardi. E qui arriva la svolta: molte mitigazioni efficaci non “abbassano il rischio” in modo generico, ma agiscono con logica:
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riducono l’occorrenza (qualifiche, SOP, training);
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migliorano la rilevabilità in tempo utile (alert real-time, escalation, blocco consegna).
HACCP nella cold chain: rendere misurabile il controllo
Quando lavoro sulla cold chain, uso l’HACCP per un motivo didattico molto concreto: far emergere la differenza tra CCP e prerequisiti.
Pochi CCP robusti, con limiti critici e monitoraggi chiari, valgono più di tanti “punti critici” deboli e indefendibili. In aula si vede subito un punto chiave delle GMP: un limite critico non misurabile non è un limite, e un monitoraggio senza record è, di fatto, un monitoraggio inesistente.
FTA: quando succede un evento serio, serve logica (non reazioni automatiche)
La Fault Tree Analysis (FTA) cambia la postura mentale nel momento in cui c’è un evento significativo. Si parte da un TOP EVENT misurabile (soglia + durata) e si risale con logica OR/AND fino alle cause.
Nell’esempio del congelamento (temperatura < 0°C per un certo tempo), i corsisti vedono una cosa fondamentale: cause diverse (packaging, set-point frigo, condizioni ambientali, perfino posizionamento del logger) possono produrre lo stesso evento. E quindi le CAPA diventano mirate, “ad alto rendimento”, invece della classica risposta automatica: “rifacciamo formazione”.
La lezione che resta: “se non è documentato, non è dimostrabile”
Alla fine, la mia esperienza da formatore mi riporta sempre lì: il QRM non è un esercizio teorico. È un modo per rendere trasparenti le decisioni (chi decide cosa, con quali evidenze), costruire una gestione a prova di audit, e far sì che la qualità venga:
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progettata e valutata (assessment),
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controllata (control),
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comunicata (communication),
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riesaminata nel tempo (review).
Nel trasporto farmaceutico non basta “fare il possibile”
Il messaggio finale che i corsisti portano via è molto concreto: nel trasporto farmaceutico non basta “fare il possibile”. Serve un sistema che renda il possibile ripetibile, misurabile e dimostrabile.
Vuoi applicarlo nella tua realtà?
Se ti interessa trasformare questi strumenti in un approccio operativo (process map + FMEA/HACCP/FTA + evidenze e responsabilità), possiamo lavorarci con un taglio pratico: dalla mappa di processo ai controlli difendibili in audit, con esempi e template replicabili.
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Marco Comazzi
Alessandra M. Bosio