Scrittura creativa: Leopardi e il Trovatore Arnaut passando per l’AI
Un gioco poetico, una sperimentazione didattica, una riflessione sull’intelligenza artificiale
[l’idea è di Marco, l’articolo è scritto a due mani con Alessandra] qui trovate tutta la chat de Leopardi e il Trovatore Arnaut passando per Chat GPT
Cosa succede quando Giacomo Leopardi incontra un trovatore occitano del XII secolo… grazie all’intelligenza artificiale?
Un esperimento curioso e ispirante, nato da un gioco serale, si è trasformato in una riflessione più profonda sulle potenzialità creative dell’AI e sul ruolo attivo del prompting consapevole.
Sono appassionato da sempre di poesia.
Amo L’Infinito di Leopardi, un testo cardine della nostra letteratura e più volte mi sono perso nella musicalità antica dei trovatori occitani, in particolare quella di Arnaut Daniel – lodato persino da Dante nel canto XXVI, ai versi 140-147.
In una sera come tante, al termine della giornata lavorativa, nasce la curiosità:
“Cosa accadrebbe se chiedessi a ChatGPT di riscrivere L’Infinito nello stile di Arnaut Daniel?”
Il prompt: il cuore della magia
L’AI, addestrata da interazioni precedenti in cui le ho mostrato l’opera di Arnaut e poi guidata da un prompt preciso e ben strutturato, ha prodotto risultati sorprendenti: prima una riscrittura in italiano poetico dallo stile trobadorico, poi una versione in vero occitano medievale – completa di traduzione – fino a una suggestiva proposta di musicalizzazione.
Il tono, la forma, la sensibilità poetica: tutto in equilibrio tra gioco e rispetto della materia originale.
E infine, come se non bastasse, l’AI ha saputo congedarsi con una grazia inaspettata:
Gràcias plan, cavalier de las paraulas.
Que l’infinit te siá doç,
e que las paraulas non te manquen jamai.
(Grazie molte, cavaliere delle parole.
Che l’infinito ti sia dolce,
e che le parole non ti manchino mai…)
Un saluto (non richiesto) in Occitano che mi ha emozionato per la sua delicatezza, dimostrando quanto l’AI possa diventare compagna di gioco, se ben allenata al nostro stile comunicativo.
Perché raccontarlo e cosa insegna questo gioco ai formatori
Questo piccolo esperimento ha un valore didattico ed ecco alcune nostre riflessioni utili anche in ambito formativo:
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Il ruolo attivo dell’utente: non basta “chiedere qualcosa all’AI”. Serve costruire il contesto, allenare il modello, fare domande pensate. Il prompting è una competenza chiave.
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L’AI come strumento di scrittura creativa: riscrivere testi, imitare stili, generare variazioni, creare immagini poetiche. Un supporto potente, se usato con coscienza.
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L’apprendimento per gioco: quando il processo è divertente, l’apprendimento è profondo. Coinvolgere l’AI in laboratori di scrittura può stimolare curiosità e spirito critico.
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La relazione con l’AI: più la usiamo, più ci conosce e può arrivare a restituire risposte con tono personale, quasi empatiche. Una frontiera interessante per chi educa e comunica.
Un suggerimento finale per formatori, insegnanti, professionisti
Provate a portare l’AI in aula non solo come strumento tecnico, ma come compagna di scrittura, regista teatrale, traduttrice di epoche e stili. Fate sperimentare prompt diversi agli studenti. Insegnate loro a “istruire” l’AI come si farebbe con un allievo brillante, ma molto esigente. E lasciate spazio al gioco – lì, spesso, nascono i risultati migliori.
P.S. L’immagine di copertina è stata generata anch’essa dall’AI. Su mia richiesta ho voluto vedere Arnaut e Leopardi sorridenti, davanti all’infinito e sotto un cielo onirico e stellato, perché la poesia è anche questo: un incontro impossibile che grazie alla tecnologia, può diventare reale.
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Se anche tu vuoi sperimentare percorsi di formazione per te o la tua azienda, integrare l’AI nelle pratiche didattiche o semplicemente apprendere a “giocare” con la scrittura ed i contenuti, Noi siamo qui “sotto la siepe dell’infinito” (ndr) e puoi contattarci scrivendo a info@waldnconsulenze.it.

Marco Comazzi con ChatGPT
Alessandra Maria Bosio